Ma i pilastri della Diplomazia nella storia del Mondo, sono stati scordati del tutto e, nemmeno nel 2026, vengono emulati perché qualcuno possa dire, il Primo dell’Oriente: “Io voglio essere come Ciro di Persia il Grande, il rivoluzionario della tolleranza religiosa, che ha garantito la stabilità fra i popoli d’oriente sottomessi, permettendo il rientro degli esuli ebrei e rispettando i culti locali. A differenza dei conquistatori, suoi avi, ha evitato le distruzioni della città, il massacro delle popolazioni, preferendo il rispetto ai
culti religiosi di altri. È vissuto duemilacinquecento anni fa, il suo ‘cilindro’, definito La prima dichiarazione dei diritti umani, gli ha dato la forza e la saggezza di fare, del suo piccolo regno, uno dei più grandi imperi dell’antichità, dall’Anatolia fino ai confini dell’India”.
Dall’altro lato dell’Oceano, il primo dell’Occidente: “Io voglio essere come Jimmy Carter, l’ unico Presidente americano a non aver avviato conflitti o invaso altri Paesi e Nazioni; la sua politica estera si è basata sulla diplomazia e sui diritti umani. Il suo grande successo è stato l’accordo di Pace di Camp David del 1978 tra Egitto e Israele, che gli valse l’aggiudicazione del Premio Nobel per la Pace nel 2002. L’accordo di pace fra Egitto ed Israele, fu uno dei più duraturi del Medio Oriente”.
Quelli che tengono le redini del mondo, dovrebbero studiare con grande attenzione la storia, proprio per evitare errori gravissimi e irreversibili. E adesso riprendiamo la serie di appuntamenti con il Generale di Corpo d’Armata Giovanni Ridinò, esperto in crisi belliche, nonché già Direttore della Cellula Strategico Militare dedicata ad UNIFIL, presso le Nazioni Unite in New York.
Generale Buongiorno, aborro parlare di guerre, ma purtroppo, quando la crisi e l’odio dei potenti, ci porta pure in Sicilia, dove si registrano stalli di trasporto, persino di medicinali che non arrivano nemmeno dall’America, siamo costretti alla rivisitazione di cronaca della grave crisi mediorientale. Ho riflettuto molto sull’idea di Trump di chiudere lo Stretto di Hormuz, ufficialmente per evitare di fare intascare con esosi pedaggi, soldi all’Iran, ma penso proprio che ci sia un accordo segreto con Putin per riaprire i rubinetti russi ai Paesi europei. Addirittura Pedro Sanchez, al contrario di altri dell’UE, apre ad accordi con Putin per la ripresa di forniture energetiche.
“Buongiorno a lei, rinnovo i miei saluti al Direttore Responsabile, dottor Sergio Regalbuto e all’intero Staff di Redazione di Newsicilia. Per quanto riguarda la chiusura di Hormuz, a mio avviso, ci troviamo di fronte alla dimostrazione delle difficoltà di Trump di uscire dall’impasse in cui si è cacciato per assecondare l’alleato israeliano che molto ha contribuito, in termini economici e di influenza, sulla sua rielezione. Tuttavia, gli obiettivi sbandierati all’inizio del conflitto, ritengo, non siano stati raggiunti. L’ arsenale missilistico iraniano non mostra di essere stato distrutto. Insieme alle scorte degli Hezbollah e degli Huti, l’Iran mostra di avere ancora una capacità di creare danni sostanziosi in ritorsione agli attacchi subiti”.
Ma allora, i depositi nucleari preoccupano davvero molto, visto che il Tycoon ha lanciato quel grido alla Presidente Meloni “L’Iran potrebbe utilizzare armi nucleari e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti.
“L’apparato nucleare appare solo in minima parte toccato dalle incursioni del giugno dello scorso anno e da quelle più recenti. È la
conferma che tali apparati sono ben protetti in profondità, sotto centinaia di metri di roccia, che le bombe, anche di alta tecnologia, non riescono a raggiungere. La volontà dell’ Iran di continuare nell’arricchimento dell’uranio non può essere giustificata da un uso esclusivamente civile (che non richiede un arricchimento oltre alcuni valori) ma sottende la volontà di dotarsi di ordigni nucleari. Questo è il vero pericolo per tutta la regione e non solo di Israele che, comunque, rimane l’obiettivo prioritario per la sua definitiva cancellazione, come sempre sostenuto dagli Imam iraniani e dai loro sodali, ben remunerati, nella regione del golfo persico”.
Una situazione preoccupante a tutto tondo. Lo Stretto di Hormuz è diventato il Cappio al Collo per noi e per l’intero Occidente, per il blocco delle petroliere.
“Hormuz rappresenta il punto debole dei flussi energetici che dal Golfo persico partono per alimentare le economie mondiali. Una volta diretti verso gli USA, dopo che questi hanno raggiunto l’autosufficienza, i flussi adesso vanno, in prevalenza, ad alimentare quelle asiatiche. La sua chiusura da parte dell’Iran è un atto di arroganza contro il diritto internazionale del mare che regola la navigazione anche negli stretti internazionali. Convenzioni che l’Iran non ha mai ratificato ma gli fa comodo accusare gli altri di non rispettarle”.
Il blocco dello stretto, per l’Iran, significa far transitare le navi dei paesi amici per continuare a rifornire e anche per garantire la sopravvivenza della sua economia, mettendo in crisi quelle degli altri.
“Il contro blocco degli USA è il tentativo non solo di colpire l’economia iraniana, ma soprattutto quella cinese che, dall’ Iran, riceve un importante flusso energetico. È questo, a mio avviso, il vero obiettivo che ha spinto Trump ad attaccare l’ Iran. Il Tycoon pensava di ‘prendere due piccioni con una fava’. Da una parte, sostenere Israele nella sua lotta contro i continui attacchi e minacce alla sua gente e, dall’altra, dare un altro colpo all’economia cinese tagliando o controllando gli approvvigionamenti di petrolio: ‘Dopo il Venezuela anche il flusso dall’Iran'”.
Per Israele l’Iran rappresenta il nemico da abbattere per la sua stessa sopravvivenza.
“Un nemico che ha accresciuto la sua influenza in tutto il medio oriente, finanziando ed alimentando militarmente tutti i movimenti terroristici, OLP prima, Hamas, Hezbollah, Huti adesso. Dopo la carneficina attuata da Hamas il 7 ottobre del 2023, Israele vuole arrivare alla soluzione finale. Cosa molto ardua e di difficile realizzazione senza il supporto americano. I recenti colloqui iniziati tra Israele e Libano non hanno alcuna possibilità di raggiungere un accordo. Manca l’interlocutore principale: Hezbollah, cioè l’Iran. Il governo libanese per bocca di un suo rappresentante ammette di non essere in grado di disarmare Hezbollah, troppo protetto e parla di azioni palliative per isolarlo socialmente, politicamente (Hezbollah è presente nel parlamento libanese). Sono azioni che , a mio avviso non spostano di una virgola il problema. Anche nel 2006 il console libanese presso l’ONU, ebbe a dirmi ‘aiutateci!! Il nostro paese è in mano a potenze esterne e noi non abbiamo la forza di contrastarli’. Sono passati 20 anni, le cose sono peggiorate”.
Generale, la situazione, di giorno in giorno, va a peggiorare, non ci rimane che aspettare l’avvio del Piano di Pace, avviato all’hotel Serena di Islamabad e adesso, alla novità di un incontro parallelo, avanzato proprio ieri l’altro, in quattro punti per fermare la guerra fra Usa e Iran, da Xi Jinping, quale diretto mediatore. Grazie sempre per la sua attenta valutazione sulle salienti situazioni di pericolo in cui ci troviamo, nella speranza di poterci risentire al più presto e parlare di concordia.



