Arrivato davanti alla commissione d’esame, Gianmaria ha firmato il registro, si è rivolto ai docenti e ha pronunciato parole semplici ma cariche di significato: “Signori, grazie di tutto, ma questo orale io non lo sostengo, arrivederci”.
Ha spiegato in un’intervista al Mattino di Padova, che la sua scelta è nata da un disagio profondo verso il sistema di valutazione scolastico, che a suo avviso premia più la competizione e la pressione che la reale crescita degli studenti.
Gianmaria aveva già accumulato 62 punti (tra crediti scolastici e prove scritte) abbastanza per ottenere il diploma anche senza partecipare al colloquio orale.
Oltre la semplice “rinuncia”
Ma per lui, quella rinuncia andava oltre un semplice calcolo numerico. “L’esame di maturità, per me, non ha senso. Non valuta nulla di ciò che conta davvero”, afferma.
Una posizione forte, espressa con chiarezza. Continua sottolineando che “una scuola che stressa e divide, non educa”.
Nelle sue dichiarazioni, lo studente non si è limitato a criticare l’esame finale, ma ha esteso il suo pensiero a tutto il sistema scolastico: “In classe ho visto la competizione rovinare i rapporti. C’è chi è diventato cattivo per un voto”.
Secondo lui, l’ambiente scolastico ha smarrito la sua funzione educativa, trasformandosi in un meccanismo che crea ansia, confronto e giudizio costante, più che favorire la crescita personale e il pensiero critico.