Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte in Italia. Tra i fattori di rischio, alcuni vengono classificati come immodificabili ad esempio il sesso maschile, l’età, la familiarità; su altri fattori di rischio, invece, è possibile anzi doveroso intervenire eliminandoli come ad esempio il fumo di sigaretta, o comunque ottimizzandone la terapia, ad esempio l’obesità, il diabete mellito, e l’ipertensione arteriosa.
Su quest’ultima, una corretta alimentazione ci permette di migliorare gli effetti della terapia farmacologica. L’obiettivo è quello di limitare il consumo di sodio; infatti, il sodio aumentando il volume plasmatico può agire negativamente sulla pressione sistolica (massima) e aumentando la resistenza che il sangue incontra nello scorrimento all’interno dei vasi sanguigni, anche la pressione diastolica (minima).
La sua introduzione nell’organismo avviene per la maggior parte come sale (cloruro di sodio, NaCl) che contiene in peso, il 40% di sodio.
Sotto quali forme e in quale modo introduciamo il sale, e quindi il sodio, nel nostro organismo? I dati variano molto da Paese a Paese da regione a regione, in relazione alle abitudini alimentari locali, e anche da persona a persona.
Schematicamente si può distinguere un apporto:
Quanto sale dovremmo consumare?
Per tutti gli adulti sani un consumo di sodio giornaliero inferiore a 100 mmol al giorno (5,8 g di sale) è stato raccomandato da importanti organizzazioni scientifiche e sanitarie, come il Canadian Hypertension Education Program (CHEP), la Word Health Organisation, l’US Departement of Health and Human Services. In Italia, l’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) raccomanda meno di 6 g al giorno. Agli ipertesi (pressione arteriosa uguale o superiore a 140 su 90 mmHg), ai “pre ipertesi” (pressione arteriosa 120-140 su 80- 89 mmHg), e a chi ha una malattia renale o cardiaca si raccomanda di ridurre l’assunzione di sodio a 65 mmol (3,8 g di sale). Un apporto ristretto è anche raccomandato a chi tende a formare edemi, o forma ripetutamente calcoli urinari radio opachi. L’American Hearth Association indica il valore di 3,8 g di sale (65 mmol di sodio) come un target importante per tutti.
Elenchiamo allora alcuni suggerimenti dietetici per ridurre l’apporto di sodio.
Può essere utilizzato in sostituzione del comune sale da cucina, il sale iposodico che si trova nelle farmacie ma comunque con cautela.
Oltre ad eliminare il sale da cucina occorre eliminare alimenti che vengono confezionati con una quantità consistente di sale come:
Esistono alimenti che per natura sono ricchi di sodio e quindi vanno assunti con moderazione come: carciofi, spinaci, barbabietole, ravanelli, carote, finocchi, cavoli e cavolfiori (se alcune di queste verdure sono cotte in abbondante acqua è importante che questa venga eliminata e non riutilizzata).
Evitare per quanto è possibile medicamenti che contengono sodio e che sono di uso comune come: salicilati, bicarbonato, antiacidi.
