CATANIA – Matteo Salvini è il fenomeno politico, e anche mediatico, del momento. Da una Lega Nord ormai anemica e ai minimi storici il leader milanese è riuscito ad ottenere un movimento di nuovo forte al Nord e radicato persino nel Sud.
In più nella capitale e nel Sud – grazie a una sinergia con la destra non conforme – Matteo Salvini ha stretto alleanze e intese che lo hanno portato a essere l’unico contraltare del premier Matteo Renzi sul fronte del centrodestra.
Dei vari passaggi della Lega e di una sorta di “fascioleghismo” emergente parla Antonio Rapisarda, giornalista e scrittore etneo, nel libro “All’armi siam leghisti” (Aliberti Wingsbert House, pag.237, 16 euro), tracciando con il ritmo dell’inchiesta le coordinate del nuovo corso della destra italiana.
La prefazione, firmata da Pietrangelo Buttafuoco, spiega che “Rapisarda con la sua inchiesta in zona Matteo ha saputo cogliere il bandolo di un groviglio mai risolto, quello della volontà politica della maggioranza degli italiani senza casa, schivando le trappole del pregiudizio. Fosse pure quelle di un pregiudizio positivo”.
NewSicilia.it ha intervistato l’autore in occasione dell’odierna uscita del libro nei vari circuiti editoriali.
– Si può parlare, in questo momento, di un “fascioleghismo” emergente?
“Vorrei smontare questa che, a mio modo di vedere, è una banalizzazione giornalistica. L’incontro tra i cosiddetti neri e verdi non è un’operazione elettorale o una somma aritmetica, ma un processo politico. C’è una destra pragmatica e post ideologica in formazione e si è scelto un perimetro sociale nel quale agire. C’è un movimento che si candida ad essere grande con un processo parallelo a quello che sta attuando Renzi con il partito della nazione. Nel mio libro analizzo proprio questo processo di formazione che supera le vecchie categorie”.
– Nei recenti incontri di Salvini con i suoi sostenitori – penso a quello del Brancaccio a Roma – i resoconti giornalistici hanno tratteggiato una partecipazione dell’estrema destra fatta di teste rasate, tatuaggi e saluti romani. Qual è il perimetro politico?
“Spesso c’è un problema del giornalismo e certa stampa ha difficoltà di andare oltre le categorizzazioni e di interpretare cosa stia accadendo. Negli incontri di Palermo di Salvini vi erano all’interno della sala agricoltori e pescatori, mentre i centri sociali e i borbonici erano fuori a contestare. A volte i cliché non fanno vedere la realtà. Ovviamente se c’è un ragazzo tatuato si cerca l’effetto scenico. Si guarda il dito e non la luna che parla di altro con una realtà politica che si candida a rappresentare il centrodestra”.
– Quando hai colto il “feeling” tra la Lega di Salvini e i movimenti di estrema destra?
“Non c’è stato un progetto politico. Tutto è nato dopo l’implosione del Pdl e la conseguente frantumazione della destra post missina. Poi il Nazareno ha scompaginato ancor più il campo dell’opposizione e Salvini ha avuto l’intuizione di interpretare la “turbopolitica” comprendendo il fenomeno Le Pen e – con la capacità corsara di CasaPound e del Foro – si è trovata una convergenza. C’è stata una contingenza storica e la capacità del leader di intuire il momento”.
– Da siciliano come interpreti la “discesa” della Lega al Sud?
“Già in passato, con Bossi, la Lega aveva provato di sfondare al Sud ma non ci riuscì. Adesso vedo interesse specie da parte di alcune categorie e di alcune aree politiche. Il problema sarà formare un partito dal punto di vista programmatico e dirigenziale. Da cronista penso sia da seguire l’evoluzione di questo movimento e occorrerà individuare un forte tema politico e di battaglia per il Sud così come è stato fatto al Nord”.
– Come e quando l’idea di scrivere un libro su questa “mutazione”? Su quali autori e testi ti sei basato?
“Lo storytelling è nato dal dialogo di Salvini con i movimenti di destra ma d’altronde non è la prima volta che la destra e la Lega si parlano. Basta pensare che il regionalismo è stato uno dei grandi temi dei campi Hobbit. Poi è venuta la Lega e l’idea del federalismo e questo contatto – tra destra e autonomismo – è riemerso. Per comprendere queste dinamiche non si può non leggere Miglio, De Benoist e Ida Magli. Così come Tarchi o Passarelli o riviste come Orion che hanno approfondito i temi dell’autonomismo identitario”.
– Sarà quindi Matteo Salvini il futuro del centrodestra italiano? Si potrà andare oltre Berlusconi?
“Questo non lo so. Lo potrebbe essere. Adesso, come dicono gli osservatori, è “performante” ed è un interprete di peso nell’opposizione a Renzi. Altri discorsi potranno essere fatti dopo le regionali e il voto amministrativo. Finora Salvini ha creato un blocco sociale e politico e, al momento come lui stesso ha affermato, non ha interesse a creare un’armata Brancaleone. La novità risiede nel fatto che Salvini sta mettendo insieme non una mera addizione politica ma delle identità e ciò rappresenta una novità”.