Uno sport che va avanti senza valori morali, sociali e culturali. La macchina si è rotta, ma il perché nessuno lo discute
Ancora una volta Sinner alla ribalta, però in senso negativo. Dopo una lunga serie di successi, la macchina bellica creata attorno a lui, si è fermata. In effetti, per che si intende di metodologia di allenamento, ciò era prevedibile. È accaduto prima ad Alcaraz e a parecchi altri meno noti e di cui non si fa menzione; e ciò anche in tutte le discipline professionistiche nelle quali vige la regola del denaro.
La macchina umana non può sostenere i grandi carichi di lavoro determinati dagli sponsor; questi vengono imposti all’atleta per ragione di guadagno o per cattiva gestione del lavoro, sia per questioni finanziarie, sia per mancanza di cultura sportiva, che oggi affliggono i maggiori Enti sportivi. Ci siamo già resi conto che in effetti nel calcio e nel tennis, non esiste più la regola del recupero. Nel calcio ho sentito di allenatori che si lamentavano che fra le partite, rimane poco tempo per allenare; eppure qualche anni prima, gli stessi applaudivano agli inserimenti di forme di campionato fra squadre europee. Nel tennis non esiste più una periodizzazione, ma si gareggia tutto l’anno per la classifica degli atleti: è quasi un’imposizione, per non retrocedere.
Obblighi ed ignoranza, sono principalmente gli aspetti che fanno sì che i casi Sinner, Alcaraz ecc, vengano improvvisamente alla luce, facendoci capire che la macchina si è rotta, ma il perché nessuno lo discute. Il fatto grave è che il sistema viene applicato a tappeto anche sui giovanissimi, con tutte le conseguenze di carattere fisico e mentale che ne derivano. Ma mentre applaudiamo al grande atleta, abbiamo dimenticato all’enorme numero di giovanissimi e giovani che, in un modo o nell’altro, sono stati immolati per questo.
Per ignoranza o convenienza, ci si scorda di rispettare le regole imposte dal recupero. Normalmente si pensa che il recupero sia il ripristino energetico e l’eliminazione dell’acido lattico; questi recuperi avvengono in pochissimo tempo. È invece molto più lungo il recupero strutturale. Un lavoro lungo ed impegnativo, per esempio, manda in necrosi moltissime miofibrille muscolari e del sistema osseo, il che richiede anche parecchi giorni per essere ricostituite, secondo l’entità della distruzione: è questo che deve essere rispettato. Purtroppo è questo tipo di recupero ad essere normalmente disatteso per la richiesta degli sponsor, degli organizzatori di manifestazioni sportive. Si, guadagnano molto, troppo, ma sono sempre schiavi del sistema: Schiavi d’Oro. La programmazione viene fatta non dal tecnico, ma dal denaro. Le regole non esistono più e anche a livello giovanile si fa esattamente come per i professionisti. “Uno su mille ce la fa”, dice una nota canzone; io direi che bisogna correggerla con uno su centomila. Il resto finisce nel tritacarne.
L’altro aspetto è l’ignoranza diffusa che ormai fa da padrona. Lo studio non esiste più e ci si appoggia a delle sbirciate veloci su internet. Da alcuni anni è venuto a mancare il supporto importantissimo del CONI che agiva direttamente nella formazione fisica e mentale dei tecnici, per poi intervenire direttamente le varie Federazioni per dare il contributo tecnico-tattico. Questo meccanismo si è infranto e non ha trovato un sostituto. Né del resto esiste fra le varie Federazioni un collegamento; ognuna pensa a se stessa, ognuno parla una diversa lingua (la Torre di Babele) ed ognuna pretende di avere ragione nella propria metodologia. Questa, prima della defezione del CONI era una, per poi essere applicata, con le dovute differenze, alle varie discipline, rispettando età, sesso e maturità dei soggetti.
Ecco il quadro pericoloso in cui oggi si dibatte lo sport che va avanti senza valori morali, sociali e culturali. Parecchi anni fa, riconoscendo la preparazione e la bravura metodologica dei tecnici dell’atletica, le varie Federazione attingevano in questa per trovare competenza e professionalità nella preparazione fisica. In effetti ciò era vero, ma da tempo anche l’atletica leggera ha smarrito la strada maestra, per cui sono scomparsi i grandi nomi che erano nell’élite mondiale. Alla fine ci accorgiamo che tutti gli sport hanno in comune le strutture di base del movimento da cui si dipartono poi, i movimenti specifici. A questo punto basterebbe un continuo e fattivo confronto per trovare il bandolo della matassa. Questa voglia di sapere, conoscere e confrontarsi, l’ho trovata, caso molto strano, proprio nel calcio (quando collaboravo con il Calcio Catania), nella persona del prof Alessandro Failla, che era direttore del settore giovanile.
Egli era convinto che la situazione del settore avrebbe avuto una grande spinta positiva se i preparatori avessero potuto confrontarsi con un tecnico di ampia estrazione metodologica. Assieme stabilimmo percorsi per studenti di scienze motorie da formare nell’ambito del Calcio Catania. La cosa poi non ebbe seguito perché nel programma non erano coinvolti gli allenatori che, alla fine, facevano fare ai preparatori, ciò che essi volevano. Qualche tempo dopo, Failla, che credeva fermamente nel progetto, mi richiamò per riprendere, coinvolgendo anche gli allenatori dei vari settori giovanili. Fu un periodo faticoso ma interessantissimo che stava facendo crescere i giovani preparatori, i vari tecnici dei settori e anche me stesso. Purtroppo i travagli del Calcio Catania fecero finire il progetto. Ora mi chiedo come mai il Calcio Catania si è lasciato scappare un direttore tanto avveniristico e bravo? Spesso non si può dare risposta a domande di tal genere; come si dice: Le vie del Signore sono infinite.
Articolo redatto in collaborazione con Alfio Cazzetta