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29.07.2026

Rocco Chinnici assassinato 43 anni fa, oggi la commemorazione del giudice ucciso dalla mafia

di Giorgia Giuffrida | 4 min di lettura

Schifani:" Chinnici capì che la mafie si combattono solo mettendo insieme le forze. È nostro dovere custodirne l'eredità con l'impegno concreto delle istituzioni contro ogni forma di illegalità"

Rocco Chinnici assassinato 43 anni fa, oggi la commemorazione del giudice ucciso dalla mafia
Indice

Cerimonia commemorativa, questa mattina, in occasione del 43esimo anniversario dell’assassinio del giudice Rocco Chinnici, vittima di un attentato mafioso in cui persero la vita anche i componenti della sua scorta, il Maresciallo Ordinario Mario Trapassi e l’Appuntato Salvatore Bartolotta, nonché il sig. Stefano Li Sacchi, portiere dello stabile in cui il magistrato risiedeva.

La cerimonia a Palermo

Alla cerimonia hanno preso parte i familiari delle vittime e le massime autorità che, insieme ai cittadini intervenuti, hanno reso omaggio alla memoria dei caduti. Sul luogo dell’accaduto sono state deposte tre corone d’alloro per commemorare i caduti ai quali sono stati poi resi gli onori. Durante la commemorazione si è provveduto alla lettura della motivazione del conferimento della Medaglia d’Oro al Valor Civile conferita alle vittime.

La funzione religiosa e gli interventi dei presenti

Celebrata, successivamente, nella chiesa di “Santa Maria Regina Pacis” una messa per i caduti, officiata dal parroco Don Antonio D’Anna, unitamente al Cappellano Militare Don Salvatore Falzone. Al termine della funzione, si sono susseguiti gli interventi delle autorità civili e militari presenti. Ha aperto i saluti l’Avv. Giovanni Chinnici, figlio del magistrato, che ha rivolto un commosso ringraziamento ai presenti. L’uomo ha sottolineato quanto sia vivo e profondo il ricordo di suo padre e degli uomini che hanno perso la vita insieme lottando per un comune obiettivo.

A seguire, sono intervenuti il Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Palermo, dott.ssa Lia Sava, il Presidente della Corte di Appello di Palermo, dott. Antonio Balsamo, il Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati (giunta distrettuale di Palermo), dott. Giuseppe Tango, e il Presidente della Sezione Distrettuale di Palermo dell’Associazione Nazionale Magistrati, dott. Carlo Salvatore Hamel. Nei loro interventi i Magistrati hanno ricordato la figura di Rocco Chinnici come quella di un uomo rigoroso e coraggioso che ha messo con consapevolezza la sua vita al servizio della Giustizia. È stato sottolineato come il giudice Chinnici, attraverso la creazione del Pool Antimafia e l’introduzione di un metodo investigativo innovativo, abbia segnato una svolta decisiva nel contrasto a Cosa Nostra. Il suo esempio continua ancora oggi a ispirare l’impegno quotidiano delle Istituzioni al servizio della collettività.

L’intervento del Generale Del Monaco

A conclusione della cerimonia è intervenuto il Comandante della Legione Carabinieri “Sicilia”, Generale di Divisione Ubaldo Del Monaco, che ha ricordato la figura del giudice Rocco Chinnici quale precursore di straordinarie intuizioni investigative e promotore di fondamentali innovazioni sul piano normativo. L’Alto Ufficiale ne ha evidenziato la lungimiranza nell’aver compreso, per primo, la necessità di aggredire i patrimoni e gli interessi economico-finanziari di Cosa Nostra.

Il Generale Del Monaco ha inoltre sottolineato come Chinnici fosse un uomo animato da profondi valori morali e da una sincera fede nelle Istituzioni, alle quali dedicò la propria esistenza fino all’estremo sacrificio. Richiamando la brutalità della violenza mafiosa, ha quindi espresso sentimenti di profonda gratitudine nei confronti di quanti, come i due Carabinieri della scorta, hanno onorato fino in fondo il giuramento prestato, testimoniando con il proprio esempio valori che devono essere quotidianamente coltivati e tradotti in azioni concrete al servizio della collettività.

Le parole del presidente Schifani

“Nel giorno dell’anniversario della strage di via Pipitone Federico, il nostro pensiero va a Rocco Chinnici, alle altre vittime che quel giorno di 43 anni fa morirono con lui, i carabinieri Mario Trapassi e Salvatore Bartolotta, il portiere dello stabile Stefano Li Sacchi, e ai loro familiari che ancora oggi vivono quella ferita con dignità e coraggio. Chinnici fu un magistrato che seppe guardare oltre il proprio tempo: capì che la mafie si combattono solo mettendo insieme le forze, condividendo indagini e informazioni, e da questa intuizione nacque il metodo che avrebbe poi guidato il lavoro del pool antimafia e del maxiprocesso. A lui l’intero Paese deve una parte importante della propria coscienza civile. È nostro dovere custodirne l’eredità con l’impegno concreto delle istituzioni contro ogni forma di illegalità“, ha affermato il presidente Schifani in occasione dell’anniversario della morte del magistrato.

La cerimonia di Agrigento

Un’altra cerimonia in occasione del 43esimo anniversario dall’assassinio del giudice Chinnici si è tenuta a Castrofilippo, Agrigento.

La corona d’alloro sulla tomba del giudice

La cerimonia si è svolta con la deposizione di una corona d’alloro sulla tomba del magistrato e una funzione religiosa in suo onore, alla quale hanno preso parte i familiari, il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Agrigento, Colonnello Nicola De Tullio, il sindaco di Castrofilippo, architetto Gioacchino Baio, autorità civili e militari e numerosi cittadini.

Il ricordo dell’Appuntato Bartolotta

Nel corso dell’evento è stato ricordato il profilo umano e professionale dell’Appuntato Bartolotta, insignito della Medaglia d’Oro al Valor Civile alla Memoria con la seguente motivazione: “Preposto al servizio di tutela a magistrato tenacemente impegnato nella lotta contro la criminalità organizzata, assolveva il proprio compito con alto senso del dovere e serena dedizione pur consapevole dei rischi personali connessi con la recrudescenza degli attentati contro rappresentanti dell’ordine giudiziario e delle Forze di Polizia. Barbaramente trucidato in un proditorio agguato, tesogli con efferata ferocia, sacrificava la vita a difesa dello Stato e delle istituzioni”. Il suo esempio, ancora oggi, rappresenta un faro per tutti coloro che credono nei valori di giustizia, legalità e servizio allo Stato.

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