BARCELLONA POZZO DI GOTTO – Sono sette i soggetti finiti in carcere – di cui sei appartenenti o indiziati di appartenere alla famiglia mafiosa barcellonese – a seguito di una operazione svolta dai carabinieri del Ros. Ad eseguire l’ordinanza disposta dal G.I.P. del Tribunale di Messina, sono stati anche i militari del Comando Provinciale Carabinieri di Messina e del 12° Nucleo Elicotteri carabinieri di Catania.
I sette arrestati sono indagati di più delitti di omicidio premeditato aggravato del metodo mafioso, commesso al fine di agevolare le attività dell’associazione di stampo mafioso cosiddetta dei Barcellonesi. Quest’ultima è operante a Barcellona Pozzo di Gotto e sulla fascia tirrenica della Provincia di Messina.
Il provvedimento scaturisce dalle indagini avviate nel gennaio scorso dai carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale su delega della locale D.D.A.; l’attività investigativa ha consentito di accertare come gli arrestati – alcuni dei quali già condannati con sentenza definitiva per essere capi e promotori dell’associazione mafiosa dei Barcellonesi – abbiano preso parte, in qualità di mandanti o esecutori materiali, a diversi fatti di sangue. Gli episodi delittuosi sono stati commessi nell’ambito della cruenta guerra di mafia che ha afflitto negli anni novanta la Provincia di Messina.
L’attività investigativa, avvalendosi anche delle recenti dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Salvatore Micale, già appartenente al sodalizio mafioso dei Barcellonesi, ha permesso di accertare che gli odierni indagati avrebbero nel complesso partecipato, con differenti ruoli, ai dieci agguati sopra elencati. Tutti sono stati eseguiti con le classiche metodologie mafiose utilizzando armi da fuoco e cogliendo di sorpresa le vittime, togliendo in totale la vita a tredici soggetti di età compresa tra i 21 e i 55 anni.
Nel corso delle indagini è inoltre emerso che taluni omicidi erano stati decretati dai vertici della famiglia mafiosa Barcellonese al fine di punire alcuni ragazzi poiché avrebbero commesso furti o spacciato sostanze stupefacenti senza aver ricevuto una preventiva autorizzazione da parte dell’associazione. Questi comportamenti sono considerati potenzialmente idonei a minare l’autorità dei vertici del sodalizio.
Si specifica che gli indagati sono da considerarsi non colpevoli fino a sentenza di condanna divenuta irrevocabile.