MONDO – Si celebra oggi, giovedì 12 maggio, la Giornata mondiale della fibromialgia con l’intenzione di porre l’attenzione su una sindrome che pesa su molti soggetti. Tali individui potrebbero essere definiti “malati fantasmi”, in quanto, non sono riconosciuti dalle istituzioni come malati effettivi.
La parola fibromialgia unisce tre vocaboli: “fibra” parola latina che ha lo stesso significato in italiano, “mus” che deriva dal greco antico e significa muscolo e, infine, “algia” termine del greco antico che si traduce in dolore. Tale vocabolo evidenzia aspetti legati alla malattia, in quanto, uno dei sintomi principali è rappresentato da forti e diffusi dolori all’apparato muscoloscheletrico.
La fibromialgia colpisce soprattutto il genere femminile e in Italia ne sono affetti circa 2 milioni di individui. In termini medici è una sindrome cronica e sistemica, è catalogata come patologia reumatica di natura extrarticolare e interessa il tessuto connettivo di tutto il corpo, in particolare quelle strutture che siano costituite da fibre: muscoli, tendini e nervi.
I sintomi che caratterizzano questa malattia sono diversi sia di tipo muscoloscheletrico che neurologico e hanno un forte impatto nella vita delle persone interessate:
Il medico di riferimento per la diagnosi e per il trattamento della fibromialgia è il reumatologo o il neurologo. La malattia non ha una eziologia conclamata perciò le cause non sono ancora del tutto chiare. L’età media di insorgenza dei primi sintomi di fibromialgia, si situa intorno ai 35 anni con la comparsa di dolori generalizzati anche a riposo, irritabilità e stanchezza per poi aggravarsi tra i 45 e 55 anni di età circa.
Ai microfoni di NewSicilia.it è intervenuta Silvana Lanza, paziente che soffre di fibromialgia.
“Questa patologia è invalidante e ci sono periodi dell‘anno in cui si manifesta con maggiore prepotenza soprattutto in momenti di stress. La malattia non è riconosciuta dalle istituzioni, infatti, le spese per gli accertamenti e le cure sono a carico del soggetto come nel mio caso”
“Ti senti intrappolato dentro un limbo e ci sono persone – continua Lanza – che non riescono a reagire a causa di tutti i sintomi che la malattia comporta. Mi sono sottoposta a un numero esagerato di accertamenti prima di avere una diagnosi”
“A Milano ho provato la TENS – afferma – una terapia che viene utilizzata per problemi muscolari, articolari e ossei. La TENS comporta il passaggio di corrente elettrica a bassa tensione attraverso la pelle e ha lo scopo di bloccare o ridurre i segnali di dolore che arrivano al midollo spinale e cervello”
“Nel mio caso la TENS ha funzionato e dopo un anno l’ho ripetuta a Catania. Oggi continuo a curare i miei sintomi attraverso una cura a base di cannabinoidi che mi è stata prescritta del medico neurologo” conclude Silvana Lanza.
La prima cosa che bisogna tenere presente è che dalla fibromialgia non si guarisce, però è possibile gestire il dolore e tenere a bada i sintomi. Le terapie più utilizzate sono:
A tal proposito abbiamo raggiunto il dottor Christian Saverino farmacista preparatore che si occupa anche di farmaci a base di cannabinoidi:
“Da quando questa terapia è possibile in Italia a trarne per primi i benefici sono stati sicuramente i pazienti fibromialgici, in quanto, grazie ai due componenti principali tetraidrocannabinolo e il cannabidiolo si agisce su diversi aspetti della malattia“.
“Il tetraidrocannabinolo rappresenta la componente psicoattiva e agisce direttamente sul dolore, sulle possibili inappetenze, umore e disturbi del sonno. Il secondo componente – afferma il dott. Saverino – ha una spiccatissima azione anti–infiammatoria e anti–ansia. È facile capire come la vita del paziente affetto da tale malattia possa avere dei risvolti positivi con l‘utilizzo di questi prodotti“.
Bisogna evidenziare ancora una volta che tale malattia è invalidante dato che coinvolge molti aspetti della vita di una persona, come la vita lavorativa e quella relazionale, perchè si accompagna a disturbi di ansia e dell’umore.
Bisogna lottare contro la sintomatologia e l’informazione può aiutare gli individui, frequentare gruppi che trattano l’argomento o che sono composti da persone che ne soffrono. Tutto questo può aiutare a sentirsi meno soli.
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