È triste, non c’è altro da dire. La morte di un calciatore esemplare, e di riferimento sia per l’ambiente che per tutta Italia, come quella di Davide Astori, fa accapponare la pelle.
Il difensore della Fiorentina, nonché capitano della squadra, è stato trovato stamani privo di vita all’interno della sua stanza d’albergo nell’hotel di Udine dove la Viola alloggiava. Un lungo sonno che non ha più avuto risveglio: il decesso sarebbe stato causato da un attacco cardiaco per cause naturali.
Astori era apprezzato da tutto il panorama calcistico italiano e internazionale, sia a livello tecnico che umano: tanti, infatti, i messaggi di cordoglio in sua memoria. Firenze dichiarerà lutto cittadino nel giorno dei funerali, tragico il momento in cui l’allenatore del Cagliari, Diego Lopez, e il centrocampista dell’Espanyol, Carlos Sanchez (suo ex compagno di squadra alla Fiorentina), sono venuti a conoscenza della sua morte: un piccolo malore per il primo, pianto in mezzo al campo per il secondo. Tra l’altro, la Lega Calcio ha deciso di rinviare la 27/a giornata di Serie A a data da destinarsi per rispetto della sua morte.
Cosa ci ha lasciato questo “ragazzino” di 31 anni? Sicuramente tanto a livello di sportività e di crescita. Partito dalle giovanili del Milan, dove già da bambino nel 2005/06 sognava una convocazione (anche solo in panchina) in Champions League, si forma in Serie C con Pizzighettone e Cremonese. A credere in lui è il Cagliari, che lo acquista per cinque milioni di euro proprio dai rossoneri.

Con la maglia rossoblu la prima presenza in Serie A, a Siena: era il 14 agosto 2008, giocò per 37 minuti. Si impone nel corso della stagione, totalizzando 10 presenze. Nella stagione successiva, diventa titolare inamovibile dello scacchiere sardo e trova anche il gol: il primo, il 31 gennaio 2010, in casa, proprio contro la Fiorentina. Altra stagione, quella che lo mette maggiormente in mostra per continuità di rendimento insieme con il belga Radja Nainggolan: arrivano due assist. Superata la frattura al piede, indossa la fascia da capitano per la prima volta nel 2012/13 contro il Parma: il suo carisma confermerà il ruolo di trascinatore per il resto delle partite.
Di lui si accorge la Roma, che lo preleva nell’agosto 2014: Astori però subisce un grave infortunio ai legamenti collaterali laterali, quindi dovrà rinviare il suo esordio alla settima giornata. Nella Capitale non lascia particolarmente il segno, in virtù anche dello scarso rendimento generale della squadra, ma realizza un gol in giallorosso (vincente, in una trasferta a Udine).

Una sola stagione e poi sbarca alla Fiorentina, nell’estate 2015, dove si afferma in maniera definitiva: 109 presenze in viola, 3 gol e 4 assist. Mancavano solo undici presenze per tagliare il traguardo delle 300 in Serie A: era stato nominato capitano proprio dal mister Stefano Pioli all’inizio del corrente torneo e nella sua ultima partita giocata, in casa contro il Chievo, aveva servito il pallone vincente a Biraghi, che aveva realizzato il gol del decisivo 1-0.

Parentesi nazionale: viene impiegato poco da Cesare Prandelli, Antonio Conte e Gian Piero Ventura, ma nel 2013 è medaglia di bronzo nella Confederations Cup, realizzando una rete nella finale 3°-4° posto contro l’Uruguay.
Nonostante la sua stazza fisica, 189 centimetri, sono stati più i gol di piede (4) che di testa (3). L’Inter la sua vittima preferita con due reti fatte, una con la maglia del Cagliari e una con quella della Fiorentina. Proprio con i Gigliati, Astori aveva stretto un legame importante, tanto è vero che Andrea Della Valle, presidente del club, aveva dichiarato di aver trovato l’accordo per il rinnovo con il calciatore lombardo, che avrebbe voluto chiudere la carriera nel capoluogo toscano. Lunedì avrebbe firmato il contratto.
Dal contratto reale, ci spostiamo a quello virtuale. Davide Astori, infatti, era amato anche da numerosi fantallenatori che lo avevano scelto durante l’asta di mercato estivo. Tanti i messaggi di cordoglio, così come quelli che danno un valore simbolico al calciatore: alcuni, infatti, non lo sostituiranno con qualcun altro e, anzi, lo schiereranno fino alla fine del campionato. Vediamo qualche commento:
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Un 13 gigante, che ha lasciato il segno. Con la Fiorentina nel suo destino: alla Viola il primo gol in Serie A, la Viola la sua ultima squadra. Apprezzato da tutti i suoi avversari, difensore rognoso, attento e anche prolifico. Di una tenacia invidiabile, trascinatore. D’altronde, “se ho qualcosa da dire, la dico”, diceva Astori. E noi le sue parole e le sue prestazioni difficilmente le dimenticheremo.
Gabriele Paratore – Andrea Lo Giudice