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01.06.2026

San Vito Lo Capo, la madre del 12enne che voleva accoltellare il prof: «Qualcuno ricattava mio figlio»

di Redazione | 3 min di lettura

Gli investigatori analizzano cellulare, computer e gruppi online del dodicenne.

San Vito Lo Capo, la madre del 12enne che voleva accoltellare il prof: «Qualcuno ricattava mio figlio»
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Gli investigatori cercano risposte nei dispositivi digitali del dodicenne che a San Vito Lo Capo, in provincia di Trapani, ha tentato di aggredire un professore a scuola. Al centro degli accertamenti ci sono il cellulare, il computer, le chat e i gruppi social frequentati dal minore prima dell’episodio. L’obiettivo è chiarire se il ragazzo abbia agito da solo o se possa essere stato spinto, incoraggiato o condizionato da contatti online.

Nelle chat esaminate dagli investigatori emergerebbero messaggi inquietanti scambiati prima del raid a scuola. In particolare, un interlocutore avrebbe chiesto al ragazzo di avvisarlo prima di compiere il gesto per poter seguire l’eventuale diretta streaming. In un’altra conversazione sarebbe comparsa anche la richiesta di “partecipare”.

Il caso resta delicatissimo, anche per la minore età del protagonista. Il dodicenne è stato ascoltato in modalità protetta al Tribunale per i minorenni di Palermo, mentre i Carabinieri stanno approfondendo il contesto digitale in cui sarebbe maturato l’episodio.

Il possibile collegamento con il caso di Trescore Balneario

Tra gli elementi sotto osservazione c’è anche un possibile collegamento con un altro grave episodio avvenuto nei mesi scorsi a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, dove uno studente delle medie aveva accoltellato la professoressa di francese.

L’aggressore di San Vito Lo Capo e quello del caso bergamasco avrebbero avuto in comune una figura online, identificata con il nickname “Euno”. Su questo profilo gli investigatori stanno svolgendo verifiche per capire se vi sia stato un ruolo di istigazione o comunque un contatto significativo tra gli ambienti digitali frequentati dai due minori.

Al momento si tratta di un’ipotesi investigativa da confermare. Gli accertamenti sui dispositivi e sulle chat serviranno proprio a stabilire se esistano legami reali, suggestioni condivise o dinamiche di emulazione tra i due episodi.

La madre del dodicenne: «Qualcuno ricattava mio figlio»

A rendere ancora più complesso il quadro sono le parole della madre del dodicenne, intervistata da La Repubblica. La donna sostiene che il figlio sarebbe stato trascinato in una dinamica più grande di lui e parla apertamente di un possibile ricatto. «Qualcuno ricattava mio figlio, è finito in un gioco terribile», è il passaggio centrale dell’intervista pubblicata dal quotidiano.

La madre racconta anche di non avere notato segnali evidenti di malessere prima dell’episodio. Sempre nell’intervista la donna dice che il ragazzo non avrebbe mai manifestato comportamenti tali da far presagire un gesto simile e chiede aiuto anche per sé, dopo l’affidamento del figlio al padre.

La diretta social del e il ruolo delle piattaforme

Secondo le prime ricostruzioni, il ragazzo avrebbe tentato di riprendere o trasmettere l’aggressione attraverso il cellulare. Il docente è rimasto illeso, mentre la comunità scolastica e il paese sono stati travolti dallo shock. RaiNews ha riferito che il minore sarebbe stato sentito per ore dalla Procura per i minorenni di Palermo e che l’episodio avrebbe provocato forte turbamento nella scuola e nel territorio.

Il nodo della diretta social è uno degli aspetti più inquietanti dell’indagine. Per gli investigatori, capire chi fosse collegato, chi sapesse e chi eventualmente abbia incoraggiato il gesto può diventare decisivo per ricostruire la genesi dell’aggressione.

Gli accertamenti non riguardano soltanto i messaggi immediatamente precedenti ai fatti, ma anche i gruppi frequentati dal dodicenne, i profili con cui interagiva e i contenuti consultati nei giorni precedenti.

Indagini aperte: cosa cercano gli investigatori

Il lavoro dei carabinieri si concentra ora su più livelli. Il primo riguarda la dinamica dell’episodio avvenuto nella scuola di San Vito Lo Capo. Il secondo riguarda il movente, ancora da chiarire. Il terzo, forse il più complesso, riguarda il contesto digitale: chat, gruppi social, nickname, eventuali istigatori e possibili collegamenti con altri casi.

Gli investigatori vogliono capire se il dodicenne sia stato condizionato da ambienti online in cui la violenza viene spettacolarizzata, se abbia subito pressioni o se abbia agito per imitazione. Ogni ipotesi resta aperta e dovrà essere verificata attraverso l’analisi dei dispositivi e delle conversazioni.

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