QUESTO ARTICOLO FA PARTE DEL CONCORSO DIVENTA GIORNALISTA, RISERVATO AGLI STUDENTI DELLE SCUOLE SUPERIORI DELLA PROVINCIA DI CATANIA.
Il nuovo DDL (Disegno Di Legge) sicurezza 48/2025, attualmente al centro del dibattito politico, si presenta come un piano per l‘alterato ordine pubblico nelle città italiane. Tuttavia, dietro l’obiettivo dichiarato di contrastare criminalità e degrado urbano, emergono numerose criticità che riguardano la libertà di manifestazione e di dissenso. Il DDL si concentra prevalentemente sulle proteste e sulle manifestazioni pubbliche, facendo transitare da queste iniziative buona parte della sicurezza. Non specifica, nel dettaglio, quali iniziative, organizzate da chi e con quali mezzi. Introduce sanzioni più severe per chi partecipa a manifestazioni spesso utilizzati da organizzazioni sociali, ambientaliste e lavoratori per attirare l’attenzione su cause urgenti. Le persone che manifestano in modo pacifico, rischiano di essere denunciate per veri e propri reati gravi, con conseguenti pene più pesanti e aggravanti specifiche, creando un effetto inibitorio generalizzato nel resto della popolazione. In questo modo, il dissenso — elemento vitale in ogni sistema democratico — potrebbe essere progressivamente soffocato. Questo approccio solleva una questione centrale: fino a che punto è legittimo limitare il diritto di protesta, civile e organizzata, in nome della sicurezza? A tutto questo si allarga il potere delle misure preventive rafforzando il potere delle forze dell’ordine e l’uso più esteso di misure preventive, talvolta applicabili anche in assenza di una condanna definitiva. Strumenti come il DASPO (Divieto di Accedere alle SPOrtive) urbano, già oggetto di discussione negli anni passati, vengono ulteriormente rafforzati, aumentando la possibilità di limitare la libertà di movimento di individui ritenuti “pericolosi” sulla base di valutazioni preventive. Anche la stretta sulle occupazioni abusive e l’inasprimento delle pene per reati contro pubblici ufficiali si inseriscono in un quadro generale che privilegia un approccio repressivo. Se da un lato è comprensibile la volontà di tutelare la sicurezza e la proprietà privata, dall’altro appare evidente uno sbilanciamento a favore del controllo repressivo rispetto alla garanzia dei diritti. Il punto centrale del dibattito nel DDL 48/2025 non è quindi se la sicurezza sia importante — lo è senza dubbio — ma quale prezzo repressivo si è disposti a pagare per ottenerla. Il DDL sicurezza solleva interrogativi profondi sul rapporto tra ordine pubblico e libertà fondamentali. Più che una semplice riforma normativa, esso rappresenta una scelta di fondo: quella tra una sicurezza costruita attraverso il dialogo e l’inclusione, e una sicurezza imposta attraverso restrizioni e sanzioni. La storia insegna che, quando il diritto di dissentire viene compresso, a perdere non sono solo i manifestanti, ma la democrazia nel suo complesso, fonfamentale per l’evoluzione umana.
Bruna Maria Tuttobene 3^B – Liceo Classico Nicola Spedalieri – Catania (CT)



