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11.06.2026

Calcio e tennis nel mirino

di Redazione | 4 min di lettura

La situazione attuale nel mondo del calcio e del tennis

Calcio e tennis nel mirino

Siamo alle solite. Oggi, ancora una volta, sono costretto a puntare il dito su questi due sport. Questi sono nel mirino perché nel tennis sono successi fatti strani e perché nel calcio, ancora una volta, la squadra italiana non è entrata nella “bagarre” finale. Due nel mirino, ma il resto non è assolto. E lo sport che ha smarrito la strada maestra; il suo compito principale, di essere al servizio della gioventù. Oggi è invece la gioventù che viene messa al servizio dello sport. Tutti siamo a conoscenza dei problemi che hanno portato lo sport in questa posizione, ma tutto tace, anche se si conosce la causa.

Ho avuto modo di affrontare questi problemi e ancora una volta metto in evidenza l’aspetto negativo che affligge lo sport moderno; mi sembra di parlare ad orecchie tappate o che non vogliono ascoltare il grido di aiuto che da tempo si alza. Ma non è un incontro ad armi pari, poiché si scontrano la razionalità della metodologia di allenamento, da una parte e l’enorme volume di denaro che viene messo in circuito. Direi che sia una battaglia persa in partenza; ma la guerra?

Nel tennis, il caso Sinner non è isolato. Si sono verificati, in questo ultimo periodo, strani incidenti muscolari, visibile calo di attenzione, che secondo me, hanno un denominatore comune: il recupero. Il comitato internazionale che regola il punteggio assegnato nei vari tornei, obbliga i tennisti d’élite, ad essere continuamente in gara dodici mesi l’anno. Se l’atleta vuole mantenere il proprio livello o migliorarlo, deve essere sempre presente nei tornei che la Federazione internazionale impone all’atleta. È un grandissimo “mercato” dove il denaro è la forza trainante. Quando un atleta può fare un periodo di ripristino? Quando un atleta può essere in grado di usare il recupero fra un’annata e l’altra? Anche una macchina non può reggere alle continue e fortissime sollecitazioni. Manca nella programmazione del tennista la parola recupero fisico e mentale. La metodologia la fa chi mette i soldi e non il tecnico. Bisognerebbe che il programma dei tornei sia rivisitato e non abbandonato alla forza del denaro. Il guaio è che questo tipo di mentalità non riguarda solo l’attività dei professionisti, ma viene riversata anche nel settore giovanile. Con le conseguenze che per un atleta che emerge altri numerosissimi giovani son andati al macero.

Nel calcio, l’ho detto tante volte, il problema è che non esiste un programma giovanile di formazione, almeno nella pratica. Tutto viene svolto secondo il copione usato nell’alto livello. Le esercitazioni, sempre uguali, vengono effettuate anche con la stessa svogliatezza usata dagli atleti del massimo livello. La svogliatezza non solo degli atleti, ma anche di chi deve controllare il lavoro; mi riferisco ai preparatori. Poca cultura metodologica, poca attenzione nello svolgimento del lavoro, applicazione nella massa senza le dovute correzioni individuali. Stiamo parlando del settore giovanile che dovrebbe essere il serbatoio del futuro calcio. A ciò si associa una poca ampiezza di pensiero, dove un responsabile che dimostra molta competenza e capacità, spesso, per motivi politico-sportive, viene messo da parte. Posso dire in modo molto schietto che, avendo avuto rapporti di questo genere nell’ambito del Calcio Catania, mi ero trovato inserito in un piano di formazione metodologica dal direttore del settore giovanile del periodo. Mi riferisco al prof. Failla Alessandro che cercava di puntare al miglioramento del settore, coinvolgendomi a riunioni tecniche con i preparatori e gli allenatori. Ne uscivano fuori belle e faticose riunioni in cui si mettevano in luce le problematiche metodologiche, settore per settore. Lo scopo di Failla era quello di dare più ampiezza di conoscenze a tecnici e preparatori. Il progetto si fermò per il crollo dirigenziale del Catania.

Ma la cosa negativa è che i nuovi dirigenti hanno pensato di mettere fuori proprio solo Failla che vantava, al momento, il settore più funzionale del Catania Calcio; né i nuovi dirigenti si sono mai chiesti perché sia stato rovinato proprio il settore che funzionava. Failla è ancora fuori, ma è proprio una cosa parecchio strana che mette in luce la pochezza di certi dirigenti che non hanno ancora capito che solo con il progetto Failla, il settore giovanile del calcio italiano, potrebbe rinvigorirsi. Per ultimo, ma non ultimo, è la gestione del settore giovanile nazionale. Senza scendere nei particolari, si può affermare in modo crudo e diretto: ma come si formano i nuovi talenti del calcio quando nel settore giovanile in tutta Italia, una buona parte è formata con atleti provenienti dall’Africa o dai Paesi dell’Est? Ma, quel che è peggio, è la lunga panchina che i nostri talenti sono costretti a fare nelle proprie squadre giovanili (il serbatoio della squadra maggiore). I giovani talenti italiani fanno quasi sempre panchina. Se vedo imparo, se faccio capisco. Lo stare sempre in panchina è la morta atletica e mentale del giovanissimo talento. Ecco il quadro generale della situazione nel calcio; la conoscono tutti. Ma se un dirigente del settore giovanile ha fretta di ottenere subito e con poca spesa, ecco il quadro delineato. È più facile ed immediato, spendere dei soldi trovando subito talenti stranieri che “costruirli” nei nostri campi, con i nostri ragazzi. E allora, perché ogni volta ci lamentiamo della mancata ammissione della nostra nazionale, alla fase finale del campionato mondiale? Tanto, fra un paio di mesi non si penserà più a tutto ciò, perché l’attenzione sarà indirizzata al campionato di società.

Alfio Cazzetta

16:01