PALERMO – A maggio il Viminale, assieme all’ufficio centrale interforze per la sicurezza personale (Ucis), ha decretato che non sussiste più per il pm palermitano, minacciato più volte di morte da Cosa Nostra, un concreto e attuale pericolo di vita. Pertanto, la scorta che protegge l’ex magistrato da 27 anni, da quando lavorava a fianco di Falcone e Borsellino, è stata revocata. A comunicarlo è il pm Nino Di Matteo che si dice preoccupato per la vita del collega.
Antonio Ingroia è un ex magistrato, un giornalista, avvocato, scrittore e politico italiano. Nato a Palermo nel ’56, ha iniziato nell’87, con la sua vincita del concorso in magistratura, la sua lotta a Cosa Nostra. A fianco dei due eroi, vittime della mafia, ha indagato a lungo sulle questioni relative alla criminalità organizzata locale, nazionale e internazionale.
Nel corso della sua carriera ricordiamo tantissime indagini: il processo per concorso esterno mafioso a carico del dirigente dei servizi segreti Bruno Contrada, condannato a dieci anni di reclusione; il processo per l’ex senatore di Forza Italia Dell’Utri, garante dell’accordo tra Berlusconi e Cosa Nostra, condannato a sette anni di carcere. Dal 2013 ha abbandonato la magistratura, mantenendo, però, vivi tutti gli altri suoi impieghi.
Nel corso del tempo la sua scorta ha visto ridurre gradualmente i suoi componenti, fino a essere revocata del tutto nel maggio di quest’anno. Dopo il suo caso, Salvini minaccia di togliere la scorta anche a Saviano: minacce che hanno acceso un caldo dibattito su cui si sono puntati i riflettori nelle ultime ore.