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05.12.2017

Bruciava i cadaveri sulla graticola a casa: ecco chi era il capo della “famiglia” di San Lorenzo. IL VIDEO

di Redazione
Bruciava i cadaveri sulla graticola a casa: ecco chi era il capo della “famiglia” di San Lorenzo. IL VIDEO

PALERMO –  L’indagine “Talèa”, oltre alle azioni criminali svolte dai componenti del mandamento di Resuttana, ha permesso di scoprire la composizione del mandamento di San Lorenzo, diretto da Francesco Paolo Liga, autorevole uomo d’onore della famiglia mafiosa di Tommaso Natale e figlio dell’ergastolano Salvatore detto “tatuneddu, famoso perché bruciava i cadaveri delle sue vittime nella graticola della sua abitazione di Fondo De Castro.

Liga veniva è stato anche coinvolto nel processo di destituzione di Giovanni Niosi perché, quest’ultimo, lo aiutava nella gestione operativa del mandamento. Le indagini, infatti, documentavano come fosse in atto una forte sinergia tra i mandamenti di Resuttana e San Lorenzo, dovuta all’azzeramento dei membri per effetto dell’inchiesta Apocalisse.

Le verifiche sul mandamento di San Lorenzo consentiva tra l’altro di:

–       identificare gli affiliati dediti all’imposizione del “pizzo” che agivano sul territorio di Tommaso Natale e Partanna Mondello;

–       individuare gli affiliati che si occupavano della borgata dello ZEN, diretti da Massimiliano Vattiati;

L’indagine “Talea” offriva poi un patrimonio conoscitivo sul modus operandi degli associati mafiosi da cui emerge uno spaccato in cui Cosa Nostra, per quanto depotenziata dai risultati investigativi e giudiziari, dimostra la sua perdurante capacità di avvalersi della forza di intimidazione e del vincolo associativo per assoggettare i commercianti, piegandoli ad accettare l’imposizione del pizzo.

Ed infatti sono stati documentati 33 episodi delittuosi: 22 estorsioni tentate e/o consumate nei confronti di 5 attività imprenditoriali e 17 commerciali, incendi ed intimidazioni attuate attraverso le classiche metodologie mafiose.

Nello specifico è stato registrato, durante le fasi esecutive, la sera del 6 giugno 2015 a Palermo, un grave atto intimidatorio ai danni di un’attività commerciale e la notte del 14 agosto 2015 un incendio ai danni di una concessionaria di autovetture a Partinico.

Inoltre, è emerso l’interesse del mandamento mafioso di Resuttana sull’ippodromo di Palermo, al cui interno veniva esercitato un controllo delle corse e delle scommesse, che consentiva, in conseguenza, all’organizzazione mafiosa di reperire liquidità economica.

Il controllo dell’ippodromo avveniva attraverso un referente che si impegnava a versare, mensilmente, una somma di denaro destinata alla cassa della famiglia mafiosa di Resuttana.

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