La palestra Lupo era un luogo fondamentale per Catania perchè offriva un’alternativa al degrado urbano del centro. Demolita il 7 aprile 2026, ha fatto discutere per quello che rappresentava e per l’attaccamento che i cittadini avevano ad essa.
La rivalutazione
Nata come ex stazione dei bus, fu riconvertita in palestra di scherma negli anni Cinquanta. Dopo decenni di abbandono, è diventata un centro sociale occupato dal 2012, fondato dal collettivo GAR e ufficialmente aperto nel 2014 insieme ad associazioni e cittadini.
Qui si organizzavano attività gratuite: sport, concerti di band locali, proiezioni di film d’autore, presentazioni di libri ed esposizioni fotografiche. Attività accessibili a tutti, che permettevano ai ragazzi del quartiere di frequentare uno spazio sicuro.

Demolire un idea
Il Comune ha presentato la demolizione come un intervento di riqualificazione finanziato dal PNRR, motivato da gravi problemi strutturali. Una scelta che però ha diviso i cittadini. Molti catanesi consideravano la Lupo uno degli ultimi punti di riferimento sociali della città e di San Berillo e contestano la decisione di abbatterla a favore di nuovi spazi urbani ritenuti poco utili alla comunità.
San Berillo è un quartiere che porta ancora i segni dello “sventramento” urbanistico degli anni Cinquanta. Negli ultimi anni interventi artistici, nuovi locali e iniziative culturali hanno riportato vitalità in alcune zone del quartiere. Tuttavia, il quartiere convive ancora in una situazione precaria e marginale legata alla mancanza di un vero progetto urbanistico condiviso.
Un vuoto che pesa sui giovani
Per i ragazzi, la Lupo era una valvola di sfogo, un posto dove fare amicizia, allenarsi e sviluppare nuove passioni. Quando un luogo come questo sparisce, i giovani si ritrovano dispersi. Lo sport e la cultura possono ispirare chi cresce in contesti difficili a trovare strade diverse dalla criminalità. Inoltre tra le realtà ospitate c’era anche il consultorio «Mi cuerpo es mío», impegnato nel sostegno alle donne vittime di violenza.

Quali sono le alternative?
Dopo lo sgombero ci domandiamo dove si riuniranno i giovani? Dove troveranno spazio le associazioni che operavano lì dentro? A cosa serve riqualificare una città senza costruire comunità? Una piazza nuova o un parcheggio bastano davvero, se mancano attività culturali e sociali?
Una risposta possibile esiste: riqualificare edifici abbandonati o beni confiscati alla mafia, trasformandoli in spazi aperti. Sostenere realtà già presenti come Trame di Quartiere, che da anni lavora a San Berillo con iniziative educative e culturali, e creare centri ricreativi dove i giovani possano sentirsi parte di una comunità.
La Lupo è stata demolita, ma San Berillo ha ancora bisogno di un punto di riferimento con la collaborazione di cittadini, associazioni, istituzioni e giovani.
Secondo voi, c’è ancora speranza per il quartiere di San Berillo?
Leonardo Grasso 1^H – Liceo Scientifico Gallileo Galilei – Catania (CT)