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30.05.2026

Cosa rappresentava davvero la Lupo per  Catania? 

di Redazione | 2 min di lettura
Cosa rappresentava davvero la Lupo per  Catania? 

La palestra Lupo era un luogo fondamentale per Catania perchè offriva  un’alternativa al degrado urbano del centro. Demolita il 7 aprile 2026, ha fatto  discutere per quello che rappresentava e per l’attaccamento che i cittadini  avevano ad essa. 

La rivalutazione 

Nata come ex stazione dei bus, fu riconvertita in palestra di scherma negli anni  Cinquanta. Dopo decenni di abbandono, è diventata un centro sociale  occupato dal 2012, fondato dal collettivo GAR e ufficialmente aperto nel 2014  insieme ad associazioni e cittadini. 

Qui si organizzavano attività gratuite: sport, concerti di band locali, proiezioni  di film d’autore, presentazioni di libri ed esposizioni fotografiche. Attività  accessibili a tutti, che permettevano ai ragazzi del quartiere di frequentare uno  spazio sicuro.

Demolire un idea 

Il Comune ha presentato la demolizione come un intervento di riqualificazione  finanziato dal PNRR, motivato da gravi problemi strutturali. Una scelta che però  ha diviso i cittadini. Molti catanesi consideravano la Lupo uno degli ultimi punti  di riferimento sociali della città e di San Berillo e contestano la decisione di  abbatterla a favore di nuovi spazi urbani ritenuti poco utili alla comunità. 

San Berillo è un quartiere che porta ancora i segni dello “sventramento”  urbanistico degli anni Cinquanta. Negli ultimi anni interventi artistici, nuovi  locali e iniziative culturali hanno riportato vitalità in alcune zone del quartiere.  Tuttavia, il quartiere convive ancora in una situazione precaria e  marginale legata alla mancanza di un vero progetto urbanistico condiviso. 

Un vuoto che pesa sui giovani 

Per i ragazzi, la Lupo era una valvola di sfogo, un posto dove fare amicizia,  allenarsi e sviluppare nuove passioni. Quando un luogo come questo sparisce,  i giovani si ritrovano dispersi. Lo sport e la cultura possono ispirare chi cresce  in contesti difficili a trovare strade diverse dalla criminalità. Inoltre tra le realtà  ospitate c’era anche il consultorio «Mi cuerpo es mío», impegnato nel sostegno  alle donne vittime di violenza.

Quali sono le alternative? 

Dopo lo sgombero ci domandiamo dove si riuniranno i giovani? Dove  troveranno spazio le associazioni che operavano lì dentro? A cosa serve  riqualificare una città senza costruire comunità? Una piazza nuova o un  parcheggio bastano davvero, se mancano attività culturali e sociali? 

Una risposta possibile esiste: riqualificare edifici abbandonati o beni confiscati  alla mafia, trasformandoli in spazi aperti. Sostenere realtà già presenti come  Trame di Quartiere, che da anni lavora a San Berillo con iniziative educative e  culturali, e creare centri ricreativi dove i giovani possano sentirsi parte di una  comunità. 

La Lupo è stata demolita, ma San Berillo ha ancora bisogno di un punto di  riferimento con la collaborazione di cittadini, associazioni, istituzioni e giovani. 

Secondo voi, c’è ancora speranza per il quartiere di San Berillo?

Leonardo Grasso 1^H – Liceo Scientifico Gallileo Galilei – Catania (CT)

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