Per i giudici il locale sarebbe privo delle condizioni necessarie per ospitare i contenitori
Il Tar per la Sicilia ha accolto l’istanza cautelare presentata da una cittadina di Selinunte, sospendendo l’ordinanza del sindaco di Castelvetrano che aveva destinato un immobile inagibile a deposito dei contenitori dei rifiuti dei commercianti del centro.
Il Tribunale amministrativo ha fissato la camera di consiglio per la trattazione collegiale al prossimo 10 settembre.
La vicenda riguarda una struttura incompleta confiscata a Giuseppe Grigoli, prestanome e cassiere del boss mafioso trapanese Matteo Messina Denaro, che il Comune aveva deciso di utilizzare come deposito per i mastelli della raccolta differenziata.
La scelta aveva provocato polemiche nel borgo marinaro di Selinunte. Una residente di via Marco Polo, strada che durante la stagione estiva diventa luogo di passeggio e movida e dove si trova l’immobile, aveva presentato un’istanza di revoca in autotutela, poi respinta dal Comune, prima di rivolgersi al Tar.
Secondo la donna e altri residenti, il locale non sarebbe idoneo a ospitare rifiuti, soprattutto durante il periodo estivo, in una zona affacciata sul mare e frequentata ogni giorno da numerosi cittadini e turisti.
Tra i punti contestati anche la destinazione del bene confiscato. Secondo il ricorso, l’articolo 48 del Codice antimafia stabilisce che gli immobili trasferiti al patrimonio degli enti locali debbano essere destinati esclusivamente a finalità istituzionali o sociali.
Il Tar, valutando i diversi interessi coinvolti, anche alla luce delle alte temperature estive, ha ritenuto che la destinazione a “deposito di mastelli e contenitori per la raccolta differenziata” di un locale chiuso e, secondo una prima valutazione, privo delle condizioni necessarie, non risulti coerente con l’obiettivo di tutela dell’igiene pubblica.