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30.07.2026

Maxi sequestro di e-bike irregolari: Finanza blocca migliaia di mezzi pericolosi in tutta Italia

di Redazione | 3 min di lettura

Indagati un imprenditore palermitano e una società. Veicoli importati dalla Cina e venduti come biciclette a pedalata assistita, ma ritenuti non conformi agli standard di sicurezza

Maxi sequestro di e-bike irregolari: Finanza blocca migliaia di mezzi pericolosi in tutta Italia
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Maxi operazione della Guardia di Finanza contro il commercio di biciclette elettriche irregolari. Su delega della Procura della Repubblica di Palmi, i finanzieri del Comando Provinciale di Palermo hanno eseguito un provvedimento di sequestro, disposto dal Gip del Tribunale di Palmi, che ha interessato, su tutto il territorio nazionale, migliaia di veicoli elettrici commercializzati come biciclette a pedalata assistita ma ritenuti, secondo l’ipotesi investigativa, non conformi alla normativa europea e potenzialmente pericolosi per la sicurezza dei consumatori.

Nell’inchiesta risultano indagati un imprenditore palermitano e una società, ai quali vengono contestati, a vario titolo, i reati di frode in commercio e falso in atto pubblico, oltre alla responsabilità amministrativa dell’ente.

Operazione in tutta Italia

L’attività investigativa ha coinvolto numerosi reparti delle Fiamme Gialle, con il supporto dei comandi di Calabria, Campania, Puglia, Lombardia, Sardegna e Toscana, consentendo il sequestro dei mezzi presso depositi di grossisti e rivenditori presenti in diverse regioni italiane.

Secondo quanto emerso dalle indagini del 1° Nucleo Operativo Metropolitano del Gruppo di Palermo, gli scooter elettrici venivano immessi sul mercato come normali biciclette a pedalata assistita, pur presentando caratteristiche tecniche differenti che ne avrebbero consentito la circolazione senza targa, omologazione e assicurazione.

Importati dalla Cina con documentazione ritenuta irregolare

L’indagine avrebbe accertato presunte gravi carenze nella documentazione tecnica presentata da un imprenditore palermitano per attestare la conformità dei mezzi importati dalla Cina.

Secondo l’accusa, tra il 2023 e il 2026 sarebbero stati introdotti in Italia 6.885 veicoli, per un valore commerciale complessivo di circa 5 milioni di euro, grazie a certificazioni che avrebbero indotto in errore gli uffici doganali durante le operazioni di sdoganamento.

Gli approfondimenti, effettuati anche con il supporto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e delle associazioni di categoria, avrebbero evidenziato l’assenza di elementi essenziali nei fascicoli tecnici, tra cui la documentazione relativa alla valutazione dei rischi, gli schemi dei circuiti di comando, i risultati delle prove di sicurezza e le misure adottate per prevenire modifiche improprie dei veicoli.

Accertamenti anche sulle pratiche commerciali

Parallelamente all’indagine penale, la Guardia di Finanza sta svolgendo ulteriori verifiche per accertare eventuali violazioni amministrative del Codice del Consumo, con particolare riferimento a possibili pratiche commerciali scorrette o ingannevoli attraverso siti internet e social network.

Gli esiti saranno trasmessi alle autorità competenti con il supporto del Nucleo Speciale Antitrust e del Nucleo Speciale Beni e Servizi della Guardia di Finanza.

Lotta ai mezzi irregolari e tutela dei consumatori

L’operazione nasce anche dalle numerose segnalazioni ricevute negli ultimi mesi da associazioni di categoria, cittadini, enti pubblici e organi di informazione sull’utilizzo sempre più diffuso di scooter elettrici irregolari nelle principali città italiane, in particolare a Palermo.

Secondo gli investigatori, questi mezzi vengono spesso utilizzati da minorenni, da persone prive di patente o anche per commettere reati, approfittando dell’assenza di targa e assicurazione. In caso di incidente, inoltre, i danni provocati da tali veicoli non risultano coperti neppure dal Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada, con conseguenti rischi per gli altri utenti della strada.

L’operazione conferma l’impegno della Guardia di Finanza e della Procura della Repubblica di Palmi, guidata dal procuratore Emanuele Crescenti, nel contrasto alla commercializzazione di prodotti non conformi agli standard di sicurezza e nella tutela dei consumatori e della concorrenza leale.

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