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16.08.2026

Il tapis. Un confronto con Arcelli

di Redazione | 3 min di lettura

Un colloquio con Enrico Arcelli, medico, tecnico specialista di mezzofondo e commissario tecnico del settore

Il tapis. Un confronto con Arcelli

Tratto da un colloquio con Enrico Arcelli, medico, tecnico specialista di mezzofondo e commissario tecnico del settore. 

Ascolta, Enrico – gli dissi – il tapis roulante dà risultati superiori a quelli che sono nella realtà della corsa sul terreno. La sua valutazione risulta di circa due chilometri l’ora in più, per cui, se tu fai riferimento al dato avuto attraverso l’uso del tapis, per programmare le velocità dei vari lavori, si rischia di danneggiare l’atleta facendogli fare un lavoro più forte di quello che si era pensato di fare”.

Così discutevo un giorno con Enrico Arcelli, mio amico e, al momento responsabile del settore mezzofondo italiano, mentre tornavamo da un raduno internazionale.

Non può essere così ribattè lui, con la sua voce calma e ponderata (non andava mai in escandescenze ed era sempre educato – al massimo si potrebbe trattare di cento o duecento metri, che alla fine non portano nessuno scompiglio nella programmazione”.

“No, Enrico, la differenza è almeno di due chilometri l’ora. Mi era sorto un dubbio quando Rapisarda, a Catania, mi mostrò il test di soglia anerobica che gli avevano fatta in Francia al Centro Medico. Dissi a Toni, che non mi fidavo; il test mi dava un livello di soglia di 22km l’ora, per cui decisi di ripeterlo al campo. Il risultato fù di 20km l’ora e forse un tantino di più. Gli feci il programma su dato acquisito in campo, però non mi spiegavo come mai questa differenza. Mi ricordo che, poco tempo fa, mentre stavo facendo eseguire al campo di calcio del mio circolo, un lavoro aerobico ai tennisti, si era unita a noi una giovane signora. Poco dopo lei si fermò, dicendomi che non ce la faceva a continuare e che quindi preferiva andare in palestra. Poco dopo andammo anche noi in palestra e lì, trovai la giovane signora che lavorava sul tapis. Le chiesi perché aveva smesso di correre al campo ed ora stava correndo sul tappeto mobile. La risposta fu secca e decisa: le veniva più facile. Mi sembrò solo una scusa. Alcuni giorni fa io ero a San Pedro, da mio cugino e non pensavo di correre su strada, come facevo di solito, ma preoccupato per un piccolo dolore ad un polpaccio, pensai di usare il tapis di mio cugino. Corsi aumentando la velocità poco a poco, fino a quando mi trovai a correre a sedici chilometri orari e mi misi anche a fischiettare. Caro Enrico, io non potevo mai correre, in quel tempo a sedici chilometri l’ora e per di più fischiettando. La mia mente andò a Rapisarda e alla giovane signora e il dubbio mi assalì. Andai a vedere il test francese di Rapisarda e mi accorsi che egli aveva ottenuto quel risultato, correndo sul tapis. Non ci volle molto a capire che il problema era proprio il tapis. In effetti è il tapis a girare in modo autonomo e non per la spinta degli arti inferiori dell’atleta. Ho quindi calcolato che la differenza si aggira sui due chilometri orari in più, rispetto alla corsa sul terreno. Ora vedo che non sei convinto, né io voglio convincerti, ma appena sarai a casa, non ti costerà niente far fare ad un tuo atleta il test di Conconi sul tapis e poi sulla pista e vedrai che ciò che ti dico è la verità”.   

Ciò per dire che è necessario non fermarsi ai dati che emergono da un test, ma è necessario per prima cosa, osservare l’atleta mentre esegue la sua esercitazione, ma anche riflettere sulle cose e non lasciarsi trascinare dall’entusiasmo del momento.

A cura di Alfio Cazzetta

09:56