Secondo quanto reso noto dai documenti emersi dietro al progetto vi sarebbe Tom Survey, ex manager di Google e responsabile della partnership di Google Books
La marcia del progresso, ormai volto ad una sempre più costante digitalizzazione, comprende da oggi anche la distruzione completa di milioni di libri. Non si tratta di una trama in stile Orwelliano, né un riferimento al celebre “Fahrenheit 451“, ma bensì della realtà promossa dalla società Anthropic tramite il Progetto Panama.
Il piano, almeno in apparenza, sembra semplice: scannerizzare quei libri scritti precedentemente all’avvento dell’intelligenza artificiale, identificato come il 2022, così da utilizzarne il linguaggio per addestrare il modello IA “Claude”. Ma in cosa consiste, nello specifico, tale processo?
Il progetto, il quale inizialmente mirava alla segretezza completa come testimonia la dichiarazione emersa dal processo del 2024: “Non vogliamo si sappia che stiamo lavorando a questo progetto“, ha previsto un’iniziale raccolta massiccia di libri ancora “non contaminati” dalla presenza dell’intelligenza artificiale.
In tal maniera si è quindi garantito l’accesso ad un linguaggio naturalmente umano, ideale per alimentare l’intelligenza artificiale e motivo per cui si è scelto di prendere in esame libri cartacei piuttosto che contenuti dell’internet. Gli stessi testi quindi, risultato di anni di impegno e costanza umana, sono poi stati scannerizzati in pochi istanti prima di venir mandati al macero.
Il problema nasce, infatti, in quest’ultime fasi: una scansione corretta e sicura può essere assicurata se il libro manca del proprio dorso. Una mutilazione che, oltre a rendere un tomo ormai inutilizzabile, viene assecondata anche dalle norme sul diritto d’autore, che vieta la scansione di un’opera anche dopo il regolare acquisto.
Entra quindi in gioco il Fair Use, letteralmente Uso Corretto, facente parte della sezione 107 del Copyright Act statunitense. Tale strumento di difesa, valutato dai tribunali in base al caso, si basa su quattro principi: lo scopo dell’uso, la natura dell’opera protetta, la quantità di quanto usufruito e l’effetto dell’uso sul mercato del libro preso in esame.
L’intero processo rientra, quindi, nella definizione di Fair Use, ma perché? A parlarne è il giudice federale della Northern District of California William Alsup, che nel 2025 ha emesso, all’interno della causa “Bartz v. Anthropic“, un’ordinanza sulla natura dello stesso Fair Use.
Secondo quanto emerso infatti l’attuale “alimentazione” dei modelli IA sui libri altro non è che un lavoro eccezionale dal punto di vista trasformativo. Un punto che si ricollega, poi, anche al motivo per cui i libri vengono distrutti, ovvero la sostituzione del formato originale senza la produzione o la distribuzione di eventuali copie.
Il giudice, infatti, considera l’eliminazione del libro originale come un punto a favore della visione di rimpiazzo legittimo: una copia fisica legalmente posseduta può essere trasformata in un file interno se nel processo non vengono generate copie capaci di generare concorrenza nel mercato.
Ma è davvero questo il progresso tecnologico che vogliamo? Fino a che punto è autorizzato ad avanzare il futuro?