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24.09.2026

Mafia, blitz tra Catania e Siracusa: 25 misure cautelari. Nel mirino il clan Nardo e i rapporti con Santapaola-Ercolano

di Chiara Borzì | 3 min di lettura

I dettagli del maxi blitz

Mafia, blitz tra Catania e Siracusa: 25 misure cautelari. Nel mirino il clan Nardo e i rapporti con Santapaola-Ercolano
Indice

Un’indagine articolata, sviluppata attraverso diversi filoni investigativi e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, ha portato a 25 misure cautelari nei confronti di altrettante persone ritenute gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione a delinquere di tipo mafioso, illecita detenzione di armi, estorsione, riciclaggio, rapina, traffico di droga e trasferimento fraudolento di valori. Per alcuni degli indagati viene contestata anche l’aggravante dell’agevolazione mafiosa della famiglia Santapaola-Ercolano e del clan Nardo di Lentini.

L’operazione e le indagini sul clan Nardo

L’operazione è stata condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Siracusa, dai finanzieri del Comando provinciale di Catania e dal Servizio centrale investigativo sulla criminalità organizzata della Guardia di finanza. Le indagini, coordinate dalla Procura distrettuale etnea, hanno consentito di ricostruire, secondo l’ipotesi accusatoria, struttura e attività del clan Nardo, storicamente radicato a Lentini e con ramificazioni nella zona nord della provincia di Siracusa.

Al centro dell’inchiesta ci sarebbe dunque soprattutto il territorio lentinese, considerato l’epicentro del clan, ma gli accertamenti avrebbero evidenziato collegamenti e interessi anche oltre la provincia di Siracusa, in particolare nell’area catanese e nei rapporti con la famiglia Santapaola-Ercolano.

Il controllo delle attività economiche e imprenditoriali

Gli investigatori avrebbero documentato l’operatività del gruppo nel controllo di attività economiche e imprenditoriali. Tra i settori finiti sotto la lente ci sono la filiera agroalimentare, con particolare riferimento al trasporto e alla commercializzazione degli agrumi, e alcune imprese impegnate nell’esecuzione di opere appaltate da società sottoposte a controllo pubblico. Un sistema nel quale, secondo gli elementi raccolti dagli investigatori, sarebbero state esercitate pressioni e condizionamenti per acquisire il controllo di attività e servizi.

Il traffico di droga e le importazioni dalla Spagna

Un altro fronte riguarda il traffico di stupefacenti. Le indagini avrebbero fatto emergere anche l’operatività di un ulteriore sodalizio catanese, collegato alla famiglia Santapaola-Ercolano, dedito principalmente al traffico transnazionale e allo spaccio di cocaina, marijuana e hashish, con importazioni dalla Spagna.

Nel corso dell’attività investigativa sono state inoltre eseguite perquisizioni personali, domiciliari e veicolari che hanno portato all’arresto in flagranza di cinque persone per detenzione di armi, munizioni e droga. Sequestrati una pistola con relativo munizionamento e circa due chilogrammi di stupefacenti, tra cocaina, hashish e marijuana.

Sequestrati beni per circa 5,5 milioni di euro

Sul fronte patrimoniale, il Gip ha disposto anche un sequestro preventivo finalizzato alla confisca di complessi aziendali, quote societarie, beni immobili e disponibilità finanziarie per un valore complessivo stimato in circa 5,5 milioni di euro. Secondo l’accusa, i beni sarebbero funzionali alle attività criminali, riconducibili a intestazioni fittizie oppure sproporzionati rispetto ai profili reddituali degli indagati.

L’operazione ha coinvolto oltre 250 militari tra carabinieri e Guardia di finanza, con il supporto dei reparti specializzati e delle unità aeree.

Resta ferma, sottolinea la Procura, la presunzione di innocenza delle persone sottoposte alle indagini fino a eventuale condanna definitiva.

Le parole del procuratore Francesco Curcio

Chi si ritiene un democratico liberale non può che considerare questi come reati che attentano proprio al cuore del sistema economico, perché non si è più liberi di decidere a chi vendere, come vendere e attraverso quali mezzi e strumenti – ha dichiarato il procuratore della Repubblica di Catania Francesco Curcio -. Purtroppo ci sono casi di soggetti che pagavano quarant’anni fa e adesso abbiamo scoperto che continuano a pagare. È una cosa veramente incredibile, raccapricciante. C’è anche molta violenza in questo contesto: oltre a queste attività che hanno un riflesso immediatamente economico, vi è un’attività d’intimidazione, di scorrerie anche in pieno giorno in alcuni centri abitati. In un caso si è arrivati addirittura a mettere un’arma nelle mani di un bambino di circa cinque o sei anni, dicendogli che quello sarebbe stato il suo strumento di lavoro“.

Alla conferenza stampa ha preso parte anche il procuratore aggiunto Sebastiano Ardita.

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