CATANIA – “Avevo due, tre anni, quando ha iniziato ad appassionarmi il canto”, ma più che di passione – per il mezzosoprano Anna Pennisi – si tratta di un amore. Un amore vero, fatto di sacrifici e di rinunce, ma che ad oggi l’ha portata ad essere conosciuta e ricercata in tutto il mondo.
Anna nasce ad Acireale, da due genitori insegnanti, severi ma che allo stesso tempo, hanno poi compreso che la loro piccola di casa, non poteva far altro che diventare quello che è oggi: un mezzosoprano internazionale. La nostra intervista si è rivelata una vera e propria chiacchierata, fatta di flashback, racconti, tra un salto nel passato e un occhio al futuro. Ma chi è Anna Pennisi?
“Sin dall’infanzia ho frequentato una scuola – l’Istituto San Luigi di Acireale – dove c’era un teatro vero, quello che oggi si chiama ‘Turi Ferro’. Guardavo innamorata tutto quello che si faceva e accadeva in quel teatro ed è stato proprio da lì che ho capito che quella era strada mia”. Però… a volte, tutte le cose belle, trovano delle difficoltà. “Mio padre è stato quello che ha incentivato questa mia passione, mi ha aiutata, proprio perché era un insegnante interno di quell’istituto. Se da un lato era severo – essendo il mio maestro di elementari – dall’altro lato, quando si trattava del teatro, mi ‘accompagnava’, mi invogliava nell’inseguire la mia passione”.
Sin da piccolissima, quindi, Anna recitava, presentava, viveva dietro le quinte di un palco. “In quel momento della mia vita, dai 5 ai 10 anni, ho capito che quella era la mia strada. Così ho iniziato a partecipare a diversi concorsi, vincendone tantissimi come ‘giovane promessa del canto’ ma trovandomi alle spalle due genitori protettivi, per un pò di tempo, mi hanno dato un freno”.
Mamma e papà di Anna decidono il meglio per la propria figlia facendole studiare uno strumento. Tra i 7 e gli 8 anni, il mezzosoprano, inizia a studiare pianoforte e da lì parte un percorso di circa dieci anni che la porta a diplomarsi in pianoforte. La vita di Anna, quindi, si divide tra scuola, studio e pianoforte, abbandonando – in un certo senso – il teatro, “la mia vera passione”, perché “il pianoforte mi prendeva dentro, io suonavo e studiavo tutto il giorno e non ho più studiato recitazione”. Alcuni anni dopo arriva il diploma al Magistrale per cercare di seguire un pò anche le orme dei genitori, entrambi insegnanti. Ma ‘il salto di qualità’, allora, quando arriva?
In un’estate come tante, Anna decide – subito dopo il diploma – di non iscriversi all’università. “In famiglia era stato un dramma, io volevo fare la cantante, a tutti i costi”. In una sera d’estate, Anna guarda in televisione un documentario sulla Callas, il soprano statunitense di origine greca, “io non ero come le altre ragazzine che andavano a ballare o a divertirsi, io restavo a casa a guardare documentari… quella sera vedo la Callas e ho avuto una folgorazione”. Gli occhi di Anna, mentre ci racconta la sua storia, si illuminano, brillano proprio, la passione e l’amore sembrano quasi voler uscire fuori dal suo corpo, ma lei continua: “Ho detto io devo fare quello: canto, teatro, tutto praticamente. Tutto quello che io ho studiato da pianista posso utilizzarlo. Mi piace recitare, cantare… anche se, non avevo più studiato canto, facevo soltanto parte di una corale polifonica bellissima, a Fleri – un paesino nei pressi di Zafferana Etnea dove ho vissuto con i miei genitori e dove i miei vivono tutt’ora – però ero ferma, quasi bloccata”.
Dopo il trauma iniziale dei genitori, sono proprio quest’ultimi a capire che la felicità di Anna stava tutta racchiusa in un palco. “Cantare mi interessava più di un ragazzo”. Da lì inizia la ricerca alla realizzazione del sogno, Anna conosce a 19 anni, il mezzosoprano Gabriella Grassi di Giarre che in meno di due anni la prepara all’esame di diploma di canto. Quella che mancava, però, era una preparazione teatrale e lì fortunatamente, arriva in soccorso il marito della Grassi, un cantante che gestiva alcuni cori in diversi teatri della Calabria e della Sicilia.
Servono soltanto due anni di lavoro ed Anna impara a stare sul palcoscenico come corista. “L’esperienza da corista mi è piaciuta tanto, sono andata via dalla Sicilia all’età di 23 anni, staccandomi dalla mia famiglia”. Poco dopo si diploma in canto e in pianoforte prendendo anche una specialistica a Reggio Calabria.
Da corista a solista, per Anna, il passo è stato breve. “Non ce la facevo a stare in mezzo ad una massa di persone. Fremevo. La mia voce non la sentiva nessuno”. Nel 2005, quindi, Anna si sposta a Roma e va a studiare con il mezzosoprano Bruna Baglioni e ancora a Torino e altrove. “Volevo avere sempre più una consapevolezza maggiore di quello che accadeva nel mio corpo”. C’è da dire che una delle cose più particolari di un cantante lirico è il fatto che il loro strumento è il corpo. Ed è proprio per questo che il corpo di un cantante lirico deve essere “perfetto”. Importante è anche studiare. “Tutta la vita, tutta la carriera è studio. Non si smette mai di studiare”.
Da solista debutta con “Cavalleria Rusticana” al Teatro Sociale di Mantova nel 2008 nel ruolo di Lola. Il debutto arriva, dunque, con una delle poche opere liriche siciliane ma, la svolta vera e propria, arriva nel 2011 grazie ad un concorso per entrare all’Accademia di Parigi. La preparazione a questo concorso, arriva grazie ad un maestro d’orchestra, a Roma. Anna vince e dà una svolta alla propria vita. Lì arriva il trasferimento a Parigi, in quella che il mezzosoprano definisce “casa mia”. Nel 2011 “ho fatto valere la mia voce”.
Una delle difficoltà incontrate, per Anna, è la lingua. “Quello che dico sempre è che nei conservatori bisognerebbe insegnare anche le lingue”. Francia, Brasile, Austria… sono alcuni dei posti in cui Anna ha lavorato e ha fatto conoscere il suo talento. Diventa un mezzosoprano internazionale ricercata e stimata. “Ringrazierò per tutta la vita i francesi che mi hanno permesso di tornare a cantare anche in Italia”.
Il lavoro di un mezzosoprano nasconde dietro sacrifici immani tra mesi di lavoro, spostamenti continui, cambio di ruoli e tanto altro. Un discorso tanto ampio che è impossibile spiegarvi tutto qui e tutto oggi. Diverse sono le opere registrate dalla RAI e poi diffuse nei vari cinema italiani, in Sicilia, purtroppo, nessuno ha mai aderito e questo non significa che qui non ci sia la cultura lirica. Quello a cui stanno puntando ultimamente i registi delle opere liriche è quello di mirare ai giovani, diffondere la cultura lirica abbassando la fascia d’età media. 65 anni circa, invece, è l’età in cui un mezzosoprano potrebbe anche smettere di svolgere il proprio lavoro.
A quanto pare, però, la Sicilia in sé con i due teatri più importanti dell’isola, quello di Palermo e quello di Catania, accoglie bene e con grande affluenza le opere liriche. Diverse le volte in cui Anna Pennisi ha lavorato al Teatro Massimo del capoluogo, prossimamente, tra un paio di mesi, sarà nuovamente lì in scena; a differenza di Catania, invece, dove il mezzosoprano non ha mai cantato. Il primo concorso vinto da Anna è stato proprio siciliano, a Trapani, “Giuseppe Di Stefano” che prese il nome da un grande cantante siciliano. La vittoria, portata a casa come ‘Giovane Promessa Siciliana’, aveva alle spalle una giuria internazionale.
“Sarebbe bello incentivare concorsi come quello di Trapani, che ringrazio per avermi fatto conoscere delle persone importanti”. Tra i sogni futuri, verso la fine della carriera, c’è quello di diventare un’insegnante al conservatorio, “adesso non sarebbe possibile, il tempo a disposizione non me lo permette”. Tra alti e bassi, tra una valigia in mano e un aereo che sta per partire, “nonostante la vita frenetica non potrei mai lasciare il mio lavoro. Se mi tolgono il canto è come se smettessero di farmi vivere. Io vivo di quello”.
Prossimamente Anna sarà, come accennato prima, a Palermo per poi cantare l’anno prossimo a Londra al Festival di Glyndebourne dove canterà due opere; quest’estate, invece, farà tappa a Roma con “Carmen”. E anche in queste occasioni un mix di tecnica e sentimento coinvolgerà chi avrà l’occasione di ammirare tra meraviglia e stupore Anna Pennisi. Nel dettaglio, nel video qui sotto, vi racconta lei stessa dove sarà possibile vederla prossimamente:
“Le emozioni che provo nei momenti in cui sono sulla scena, non sono spiegabili. Io mi sento connessa a Dio. Prego e mi sento proprio in un’altra dimensione”. L’intervista di Anna Pennisi è possibile racchiuderla tutta qui. In poche parole viene spiegato il senso di un amore e di una passione che nasce nell’animo e che, nonostante le mille difficoltà, ha trovato la strada della realizzazione. Ed è per questo che chi, meglio di lei, non poteva non lasciare qualche consiglio ai giovani. Quei giovani d’oggi che nonostante i tanti sogni nel cassetto, spesso, si arrendono alle peripezie della vita.