Nel Pontificale per il IX Centenario della Traslazione delle Reliquie il Legato di Papa Leone XIV richiama le sfide della città: povertà, disuguaglianze, famiglie in difficoltà e giovani costretti ad andare via. "Scegliere la giustizia invece del compromesso e la verità invece della convenienza"
Un forte richiamo alla speranza, alla responsabilità e alla necessità di trasformare la devozione per Sant’Agata in una testimonianza concreta nella vita quotidiana. È il cuore dell’omelia pronunciata dal cardinale Pietro Parolin, Legato Pontificio di Papa Leone XIV, durante il solenne Pontificale celebrato a Catania per il IX Centenario della Traslazione delle Reliquie di Sant’Agata.
Parolin ha portato alla città il saluto e la benedizione di Papa Leone XIV, ricordando come il Pontefice abbia voluto nominarlo Legato Pontificio per la storica ricorrenza e come si unisca spiritualmente alla gioia dei catanesi, affidando all’intercessione della Santa l’Arcidiocesi, la città, le famiglie, i giovani, gli anziani e l’intera Sicilia.

Nel ricordare i novecento anni trascorsi dal ritorno delle Reliquie, il Segretario di Stato Vaticano ha sottolineato come la figura della Patrona non possa essere confinata soltanto alla memoria storica.
“Sant’Agata non appartiene semplicemente alla storia di Catania, appartiene all’oggi di Dio e continua a camminare con il suo popolo“, ha affermato Parolin.
Il martirio, ha ricordato, non trova la propria grandezza nella sofferenza in sé, ma nell’amore e nella capacità di rimanere fedeli fino alla fine. Una santità che “non appartiene ai musei della memoria”, ma che continua ancora oggi a generare fede, speranza e carità.
Uno dei passaggi centrali dell’omelia è stato dedicato all’invito evangelico “Non abbiate paura“.
Parolin ha sottolineato che non si tratta di un semplice incoraggiamento psicologico e che la fede non promette un’esistenza senza difficoltà o sofferenze, ma la presenza di Dio anche nelle prove. Il cardinale ha quindi ricordato l’attualità della testimonianza di Sant’Agata, rivolgendo un pensiero ai cristiani che ancora oggi subiscono persecuzioni in diverse parti del mondo.

Ma esiste anche un altro martirio, ha spiegato il Legato Pontificio: quello quotidiano della fedeltà. È la testimonianza degli sposi che custodiscono il loro amore nelle difficoltà, dei genitori impegnati nell’educazione dei figli, dei giovani che non cedono alla cultura dell’apparenza e della superficialità, dei sacerdoti e dei consacrati, degli anziani e di quanti affrontano la sofferenza. È anche la scelta di coloro che, nel silenzio della vita di ogni giorno, preferiscono “la giustizia invece del compromesso, la verità invece della convenienza, il perdono invece della vendetta“.
Particolarmente significativo il passaggio dedicato alle sfide sociali che attraversano Catania e il territorio.
“La Chiesa di Catania custodisce un patrimonio immenso di fede, di cultura, di pietà popolare e di carità“, ha sottolineato il cardinale. Un patrimonio che, però, deve essere continuamente rigenerato, perché le nuove generazioni, ha osservato Parolin, “non hanno bisogno tanto di monumenti o di ricordi, ma di uomini e donne nei quali il Vangelo diventi nuovamente visibile“.

Il Legato Pontificio ha quindi richiamato le difficoltà ricordate dall’arcivescovo all’inizio della celebrazione: la povertà, le disuguaglianze, le fatiche delle famiglie, le nuove povertà materiali e spirituali e il dramma di tanti giovani costretti a cercare altrove il proprio futuro.
Di fronte a queste difficoltà, il messaggio è quello di non rassegnarsi.
Parolin ha richiamato una riflessione attribuita a Sant’Agostino secondo cui la speranza ha due figlie: “l’indignazione e il coraggio“. “L’indignazione per le cose come sono e il coraggio di cambiarle”, ha ricordato il cardinale, definendola “una consegna preziosa anche per la Chiesa di oggi“.
Nella preghiera conclusiva a Sant’Agata, Parolin ha rivolto un pensiero alle famiglie, ai giovani, agli anziani, agli ammalati e alle persone segnate dalla sofferenza. Un passaggio specifico è stato dedicato anche a coloro che ricoprono responsabilità nella vita civile.

Il cardinale ha invocato l’intercessione della Patrona affinché quanti sono chiamati ad amministrare e assumere decisioni per la collettività possano promuovere “la dignità della persona, il bene comune, la giustizia e la pace“.
Il IX Centenario, nelle parole di Parolin, non rappresenta dunque soltanto una grande celebrazione della storia e della devozione agatina, ma diventa l’occasione per interrogarsi su ciò che Catania è chiamata a trasmettere alle nuove generazioni.
Il messaggio affidato alla città è quello di continuare a camminare nella fede e trasformare l’eredità ricevuta in una testimonianza capace di incidere sulla vita quotidiana.

Una Sant’Agata, dunque, non soltanto da celebrare e ricordare, ma da rendere attuale attraverso le scelte di ogni giorno, affrontando con speranza e coraggio le difficoltà di una terra chiamata a offrire ai propri giovani, alle famiglie e alle persone più fragili nuove prospettive per il futuro.
Foto di Concetto Sciuto