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06.04.2020

Catania e il Coronavirus, Codacons: “Medici e infermieri ancora privi di dispositivi di protezione”

di Redazione
Catania e il Coronavirus, Codacons: “Medici e infermieri ancora privi di dispositivi di protezione”

CATANIA – L’avvocato Bruno Messina, dirigente dell’Ufficio Legale Regionale Codacons, spiega che occorre verificare come mai medici, infermieri e operatori del 118, sin dai primi giorni di emergenza in Sicilia, lamentino la mancanza dei dispositivi di protezione, nonostante i piani di approvvigionamento delle Aziende Sanitarie.

Questi piani, di cui si dota ogni azienda sono previsti – osserva Messina – dal Piano Operativo Regionale per le Pandemie, in cui, sin dal 2009 si stabilisce che ‘ogni azienda sanitaria deve stimare il fabbisogno di DPI attraverso il censimento degli operatori sanitari, per singolo presidio e mettere a punto dei piani di approvvigionamento e distribuzione. Sono da considerare fra le strutture da dotare di DPI, oltre a quelle di ricovero, ambulatori, distretti, servizi di sanità pubblica e veterinari, laboratori. Dovrà inoltre essere prevista la fornitura di DPI ai servizi di guardia medica e 118, ai medici di medicina generale ed ai pediatri’.

E detti piani sono stati adottati a livello regionale sulla base del Piano nazionale di preparazione e risposta per una pandemia influenzale, stilato secondo le indicazioni dell’OMS del 2005 e approvato dalla Conferenza Stato-Regioni nel 2006. Dunque, – afferma Messina – se ogni azienda sanitaria effettua una stima dei DPI necessari, come è possibile che già dopo i primi casi di Coronavirus in Sicilia gli operatori sanitari si sono dichiarati sprovvisti dei dispositivi? Semmai questo si sarebbe potuto verificare dopo il diffondersi della pandemia sull’Isola, a seguito dei numerosi interventi, ma non di certo sin dall’inizio. Allora a che cosa servono i piani di approvvigionamento? Questi ed altri interrogativi dovranno sciogliere i magistrati“.

Interviene anche il Presidente Regionale Codacons, Giovanni Petrone, secondo cui “va difeso dal Coronavirus, in primo luogo, tutto il personale sanitario, poiché sono medici, infermieri e operatori del 118 ad assistere i soggetti infetti e se si ammalano anche loro non possono curarci. Inoltre, quando un operatore sanitario contrae il Coronavirus lo può trasmettere, e anzi lo trasmette senza strumenti di protezione, a chiunque si ricovera in ospedale.

E non bisogna cedere all’idea che, poiché la condizione (quella della carenza di DPI) è generalizzata in tutta Italia allora è così anche in Sicilia, perché c’è chi ha saputo affrontare l’emergenza adeguatamente. Al Cotugno di Napoli, infatti, non ci sono stati componenti dello staff medico/sanitario che hanno contratto il Covid-19. Questo sta ad indicare la presenza di un numero adeguato di DPI, l’individuazione in ospedale di appropriati percorsi per i malati o sospetti tali e un’adeguata formazione di tutto il personale. In sostanza, ciò spiega che se si vuole si può consentire a medici ed infermieri di lavorare in sicurezza, conclude Petrone.

Immagine di repertorio