La perdita di una persona sulla strada non spezza soltanto una vita, ma sconvolge per sempre quella di un’intera famiglia. Dal dolore dei congiunti alla tenacia di chi continua a chiedere giustizia e maggiore sicurezza: Pietro Crisafulli porta avanti la sua battaglia con un nuovo progetto audiovisivo dedicato alle vittime della strada
Dietro ogni incidente mortale ci sono famiglie la cui esistenza viene improvvisamente stravolta, genitori, figli, fratelli e congiunti costretti a convivere con un’assenza che cambia definitivamente la loro quotidianità.
È un dolore che Pietro Crisafulli conosce da vicino e che, negli anni, lo ha portato a proseguire con determinazione le sue battaglie a tutela delle vittime della strada e dei loro familiari, mantenendo alta l’attenzione sui temi della sicurezza, della prevenzione e della giustizia.
Una battaglia che adesso prosegue anche attraverso “Strade Assassine“, un nuovo film-denuncia e progetto a puntate attualmente in produzione.
In merito all’opera, Pietro Crisafulli ci ha fatto pervenire una nota stampa, che pubblichiamo integralmente di seguito.
Il nuovo film-denuncia e opera a puntate di Pietro Crisafulli racconta storie vere e il dolore senza fine delle famiglie delle vittime della strada. Jonathan Crisafulli tra i protagonisti più importanti e determinanti dell’opera. 180 persone coinvolte tra Italia ed estero. Primo ciak a novembre nella città pilota. L’opera punta a sconvolgere l’intera Europa.
C’è un istante preciso in cui una strada smette di essere semplice asfalto. È il momento esatto in cui si trasforma nell’inferno dove una famiglia perde per sempre un figlio, un padre, una madre, un fratello.
Da quel secondo, niente torna più indietro. Una telefonata nella notte. La corsa disperata della sirena verso l’ospedale. Lo strazio della lunga rianimazione, il buio del coma vissuto minuto per minuto dietro una porta a vetri e, infine, la resa, la morte.
Una notizia che ti distrugge il petto e che è impossibile da accettare. E poi, il silenzio. Un silenzio sordo, devastante, destinato a durare tutta la vita.
È da questo vuoto incolmabile che nasce “Strade Assassine”, il nuovo capolavoro viscerale e opera a puntate firmata da Pietro Crisafulli – già regista del pluripremiato e fortemente discusso film “La voce negli occhi”, opera vincitrice di numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali, proiettata persino alla Camera dei Deputati e negli Stati Uniti.
Una produzione d’impatto che rifiuta la retorica per squarciare il velo su ciò che accade durante e dopo la tragedia: il calvario delle famiglie, le domande che rimangono senza risposta, la memoria da difendere e quella battaglia sorda, quotidiana, che continua a consumarsi quando i riflettori dei media si spengono per sempre.
“Strade Assassine” nasce gridando un messaggio chiaro e sfacciato: una vittima della strada non è un numero. È una persona in carne ed ossa, con un nome, un volto, una voce, dei sogni spezzati e una famiglia lacerata.
E quando quella vita viene inghiottita dall’asfalto, il dolore non si estingue. Per chi rimane, comincia un vero e proprio “ergastolo di dolore”, una condanna a vita senza sconti.
L’imponente opera a puntate porterà sullo schermo storie vere ambientate lungo la penisola italiana – tra Sicilia, Calabria, Campania, Lazio, Toscana, Puglia, Veneto, Liguria, Piemonte e Lombardia – ed estenderà il suo sguardo oltre confine, accendendo i riflettori su drammatici casi in Svizzera e Belgio.
Un viaggio amaro che metterà a nudo anche le profonde discrepanze normative tra i diversi Paesi europei, evidenziando il contrasto tra le leggi e le tutele legali vigenti nei vari contesti internazionali.
Le riprese faranno tappa nei luoghi del dolore reale e quotidiano: dalle corsie d’ospedale tra la vita e la morte alle aule fredde dei tribunali, fino alle carceri, sulle strade tante volte complici e colpevoli di queste tragedie e nei locali pubblici frequentati di notte e di giorno, restituendo lo spaccato di vita di quartiere e la quotidianità interrotta dei protagonisti.
Un’opera straordinaria che coinvolge complessivamente 180 persone tra Italia ed estero, tra cast e maestranze, con oltre 120 persone operative direttamente dalla Sicilia.
Il cast è composto sia da affermati professionisti del settore sia da persone coinvolte personalmente in prima persona nel dramma stradale, familiari che mettono la propria pelle e la propria ferita a disposizione della macchina da presa.
Non è soltanto semplice narrazione cinematografica: è un grido di protesta, una presa di parola collettiva contro l’indifferenza.
La produzione vede la collaborazione di Sicilia Risvegli e Vittime della Strada, il supporto attivo de La Pantera Nera Eventi di Mario Privitera e il marchio di SROFilm.
Diversi enti e realtà istituzionali hanno già manifestato profondo interesse; eventuali patrocini e accordi ufficiali verranno resi noti non appena formalizzati.
Tra i pilastri narrativi ed emotivi dell’opera risalta la figura di Jonathan Crisafulli, riconfermato come uno dei protagonisti più importanti e significativi di tutta l’opera.
Volto amato ed estremamente conosciuto dal pubblico per la sua toccante interpretazione nella precedente pellicola pluripremiata “La voce negli occhi” – in cui vestiva i panni di Pietro, ragazzo degli anni ’80 –, Jonathan torna sullo schermo con una straordinaria maturità artistica ed espressiva.
In “Strade Assassine”, il suo ruolo sarà estremamente determinante: Jonathan darà volto e corpo a una figura chiave dell’intera vicenda, trasformandosi nel simbolo di una generazione che non vuole piegarsi all’indifferenza.
La sua presenza scenica, intensa e viscerale, guiderà lo spettatore dentro il labirinto di un dolore autentico e della ricerca incessante di giustizia.
Accanto a Jonathan Crisafulli, il cast riunisce personalità di assoluto rilievo civile, professionale e artistico.
“Accanto a me, in questa trincea, ci sono i miei figli Jonathan e Agatino. Per me averli al mio fianco sul set non è solo una scelta artistica, è una necessità del cuore, una colonna d’acciaio che mi tiene in piedi. Vedere Jonathan trasmettere una sensibilità così profonda e toccante davanti alla macchina da presa – coprendo uno dei ruoli principali e più importanti di tutta l’opera – e ascoltare Agatino prestare la sua voce e la sua anima a brani viscerali come “N’ergastolo e Dulore” e “Giustizia per Mimmo”, mi strazia e mi riempie d’orgoglio al tempo stesso.
Insieme a me portano sulle spalle il peso e l’eredità di questo dramma, trasformando il nostro strazio familiare in una forza pura, immensa, capace di commuovere e risvegliare le coscienze.
Mettermi in gioco in prima persona anche recitando è per me una scelta sofferta ma doverosa: non sarà una semplice finzione scenica, ma l’incarnazione di una ferita aperta che porto addosso ogni giorno.
Insieme a un cast d’eccezione – composto da rinomati professionisti e da persone colpite in prima persona da drammi stradali –, con la presenza di figure straordinarie come lo psichiatra e criminologo Dr. Enrico La Delfa, la preziosa collaborazione di affermati avvocati del settore, la forza di Salvatore Guerino nei panni del Magistrato e l’impatto artistico del soprano Ina Leonardi, daremo a questo progetto una verità e una potenza espressiva devastanti.
“Strade Assassine” nasce per questo. Perché dietro ogni vittima c’è una famiglia condannata a vivere con una sedia per sempre vuota, una fotografia sul comodino, un telefono che non squillerà mai più e un “perché” che ti massacra il cervello.
Il mondo fuori va avanti. La gente torna a divertirsi, i telegiornali cambiano notizia, i giornali voltano pagina. Ma per un genitore che perde un figlio non esiste nessuna pagina successiva. Esiste soltanto l’inferno. E quel dolore è un ergastolo vero.
A novembre batteremo il primo ciak partendo dalla nostra città pilota, per poi toccare le varie tappe in Italia e all’estero, compresi i casi in Svizzera e Belgio. Ma quello sarà soltanto l’inizio.
Vogliamo arrivare a Bruxelles, portare la nostra voce davanti ai palazzi del potere e chiedere che la vita umana venga rispettata. E chissà che anche la mia presunta e già chiacchierata partecipazione al prossimo “Grande Fratello” non possa diventare un’occasione esplosiva per scaricare questa battaglia davanti a milioni di telespettatori.
Se quella porta si aprirà, io non entrerò per me. Entrerò scortato dalle storie di tutte quelle famiglie a cui hanno tolto la voce. Userò ogni singolo secondo di televisione per parlare di loro. Non cerco una vetrina personale. Pretendo una vetrina per questa causa.
Voglio che la gente sappia. Voglio che le istituzioni vengano messe alle strette. Voglio che le famiglie delle vittime sentano che non sono sole nel buio. E soprattutto: voglio che i nostri figli non siano morti invano.
Mimmo non tornerà. Salvatore ha vissuto una tragedia che ha sconvolto per sempre la nostra carne. Il passato è scritto col sangue e non si cambia. Ma possiamo, dobbiamo cambiare il futuro.
Se anche una sola persona, dopo aver visto questo progetto, toglierà il piede dall’acceleratore, staccherà gli occhi dal telefono mentre guida o non salirà in auto dopo aver bevuto, allora avremo salvato una vita. E ne sarà valsa la pena.
Ma non ci fermeremo. Pretendiamo sicurezza, prevenzione feroce, consapevolezza e rispetto sacro per chi non c’è più.
Questo è “Strade Assassine”. Non è solo un progetto audiovisivo. È la voce di chi è stato zittito per sempre. È l’urlo di chi è rimasto a scontare la pena. È il nostro modo di gridare al mondo che non dimenticheremo. Mai”.
Da Catania a Bruxelles, “Strade Assassine” lancia un monito che non lascia scampo: non aspettiamo che sia la nostra famiglia a pagare il prezzo con il sangue. Fermiamo gli ergastoli del dolore. Perché una strada non deve mai più essere l’ultima strada di nessuno.