Secondo il Gip di Caltanissetta non è possibile "l'identificazione di specifici soggetti tra i magistrati o tra gli esponenti del mondo politico-imprenditoriale da poter iscrivere quali concorrenti morali (e ancor più materiali) in relazione alle due stragi"
Arriva l’archiviazione, da parte del Gip del tribunale di Caltanissetta: Santi Bologna, del dossier mafia e appalti, su richiesta del procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca e dell’aggiunto Pasquale Pacifico.
Secondo quanto formulato dallo stesso Bologna, a precedere l’archiviazione vera e propria: “Gli elementi acquisiti non consentono l’iscrizione di alcun soggetto e di conseguenza non consentono di formulare alcuna ragionevole previsione di condanna“.
Lo stesso Gip, infatti, ha sottolineato come “l’analisi svolta pur evidenziando il clima ostile ed emarginante nel quale si trovarono ad operare i giudici Falcone e Borsellino all’interno della Procura di Palermo nel biennio 1990-1992 e pur mettendo in luce la distanza siderale esistente tra la loro capacità professionale e quella di tanti altri magistrati a loro coevi, che si trovarono ad operare in relazione ai procedimenti che toccavano uno degli argomenti di maggior interesse per i Falcone e Borsellino (il rapporto tra cosa nostra e il sistema degli appalti pubblici) – non ha consentito di individuare alcun elemento probatorio, autonomamente persuasivo, che possa portare all’identificazione di specifici soggetti tra i magistrati o tra gli esponenti del mondo politico-imprenditoriale legati a costoro da poter iscrivere quali concorrenti morali (e ancor più materiali) in relazione alle due stragi“.
Nello specifico, infine, il rapporto del Ros è da considerarsi una delle cause scatenanti delle stragi, specialmente nel caso dell’accelerazione dell’attentato di via D’Amelio, dove persero la vita il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta.