AGRIGENTO – Altro che centrodestra compatto. Ad Agrigento la corsa a sindaco entra nella fase decisiva con una frattura ormai apertamente politica dentro la coalizione: da una parte Fratelli d’Italia, Forza Italia, Mpa-Grande Sicilia e Udc hanno ufficializzato la candidatura dell’avvocato Dino Alonge; dall’altra Lega e Democrazia Cristiana, insieme ad alcune liste civiche, hanno lanciato la candidatura dell’ex assessore regionale Luigi Gentile.
Eppure solo pochi giorni fa i coordinatori regionali dei partiti del centrodestra avevano parlato della volontà di costruire una coalizione ampia e di arrivare in tempi rapidi a un nome condiviso. Ma quella sintesi non si è mai davvero compiuta. Anzi, il blocco formato da FdI, FI, Mpa e Udc ha scelto Alonge come candidato unitario della propria area, mentre Lega e Dc hanno deciso di seguire una strada diversa, indicando Gentile come proprio riferimento politico per Palazzo dei Giganti.
Dino Alonge candidato del centrodestra senza Lega e Dc
La prima formalizzazione è arrivata con la nota congiunta dei coordinatori regionali di Forza Italia, Fratelli d’Italia, Mpa-Grande Sicilia e Udc, che hanno presentato Dino Alonge come figura “espressione del mondo delle professioni”, radicata nel territorio e capace, nelle loro intenzioni, di offrire una proposta credibile per il governo della città. Nello stesso comunicato, i partiti hanno anche ribadito di voler mantenere aperto il dialogo con le altre forze politiche che però hanno risposto: “Non sappiamo chi sia”…
La Lega rompe gli indugi: Luigi Gentile candidato sindaco di Agrigento
Oggi è arrivata la contromossa della Lega, che insieme alla Democrazia Cristiana e ad altre realtà civiche ha ufficializzato la candidatura di Luigi Gentile. Nella nota diffusa dal partito di Salvini, Gentile viene definito un profilo di spessore, scelto per offrire agli agrigentini un’opzione di governo credibile e amministrativamente solida. La candidatura viene presentata come “aperta a tutti”, ma politicamente rappresenta una risposta diretta alla scelta già compiuta dall’altro fronte del centrodestra.
Anche Gentile, nel suo messaggio di discesa in campo, ha scelto un registro marcatamente politico. “La nostra città non ha bisogno di ordinaria amministrazione, ma di una visione coraggiosa e di una guida che sappia decidere”, ha detto, rilanciando una proposta fondata su efficienza, ascolto e legalità. Un lessico che punta chiaramente a rappresentare non solo una candidatura, ma anche un’alternativa interna al centrodestra agrigentino.
Il caso Agrigento pesa anche sugli equilibri regionali
La partita agrigentina ha un valore che supera il solo piano locale. Le amministrative in Sicilia stanno diventando un banco di prova dei nuovi rapporti di forza dentro il centrodestra, e il caso di Agrigento è uno dei più simbolici: qui non si discute solo di candidature, ma del peso politico reale dei partiti e della loro capacità di stare dentro una coalizione senza trasformare ogni scelta in una prova di forza. Le prossime ore saranno decisive. O uno dei due nomi diventerà il punto di caduta di una ricomposizione più ampia, oppure Agrigento rischia di consegnare alle urne l’immagine di un centrodestra tutt’altro che compatto.



