Il leggendario campione si è spento nella notte tra il 17 e il 18 agosto nell’allevamento di Eboli dove trascorreva la sua vecchiaia. Fatale un infarto fulminante. In carriera 62 vittorie su 73 corse e oltre 6 milioni di euro di premi
È morto Varenne. Il “Capitano”, il cavallo che ha trasformato il trotto italiano in un fenomeno capace di appassionare un intero Paese, si è spento a 31 anni nella notte tra il 17 e il 18 agosto. La morte è avvenuta nell’allevamento LJ di Eboli, in provincia di Salerno, dove il leggendario trottatore trascorreva gli ultimi anni della sua vita. Secondo quanto comunicato dal suo staff, il veterinario ha accertato come causa del decesso un infarto fulminante.
La notizia della sua scomparsa ha immediatamente colpito il mondo dell’ippica e dello sport. Varenne non era infatti soltanto un cavallo da corsa: con le sue imprese era diventato un’autentica icona dello sport italiano, conosciuta anche da chi non frequentava abitualmente gli ippodromi.
L’annuncio è arrivato attraverso i canali social dedicati al campione. Lo staff ha comunicato “con immenso dolore” la morte del Capitano, ricordandolo idealmente mentre vola verso le sue vittorie e salutandolo con l’invito a “correre sempre libero“.
Una scomparsa improvvisa che chiude una storia cominciata oltre trent’anni fa.
Varenne era nato il 19 maggio 1995 a Copparo, in provincia di Ferrara, figlio dello stallone americano Waikiki Beach e della fattrice italiana Ialmaz.
A legare indissolubilmente il proprio nome al suo furono soprattutto il proprietario Enzo Giordano, l’allenatore finlandese Jori Turja e il driver Giampaolo Minnucci, protagonista sul sulky di gran parte delle imprese del campione.
I numeri raccontano solo in parte la sua grandezza: 73 corse disputate e 62 vittorie, con premi conquistati per oltre 6 milioni di euro.
Il palmarès del “Capitano” resta straordinario. Varenne vinse il Derby italiano del trotto nel 1998, conquistò per tre volte il Gran Premio Lotteria di Agnano, nel 2000, 2001 e 2002, e trionfò due volte nel prestigiosissimo Prix d’Amérique, nel 2001 e nel 2002.
Negli stessi due anni si impose anche nell’Elitloppet in Svezia, mentre nel 2001 arrivò negli Stati Uniti il successo nella Breeders Crown.
Proprio il 2001 rappresentò una delle stagioni più straordinarie della sua carriera, con successi in Europa e negli Stati Uniti che consacrarono definitivamente Varenne nell’olimpo dell’ippica mondiale.
Ma la grandezza di Varenne andò ben oltre le statistiche.
Le sue corse riuscirono a portare il trotto fuori dagli ippodromi. Le televisioni seguivano le sue imprese, le tribune si riempivano e migliaia di persone aspettavano di vedere ancora una volta il Capitano lanciarsi verso il traguardo.
Varenne diventò un fenomeno popolare e uno dei pochi cavalli capaci di essere riconosciuti dal grande pubblico semplicemente pronunciandone il nome.
Dopo il ritiro dalle competizioni continuò la sua storia come stallone, lasciando un’eredità importante anche nell’allevamento: sono oltre tremila i suoi figli.
Negli ultimi anni Varenne viveva nell’allevamento LJ di Eboli, lontano dalle grandi piste sulle quali aveva costruito la propria leggenda. Proprio lì, nella notte tra lunedì 17 e martedì 18 agosto, il cuore del Capitano ha smesso improvvisamente di battere. Aveva 31 anni.
Se ne va così uno dei simboli più grandi dell’ippica italiana. Restano le immagini delle sue rimonte, delle vittorie internazionali, di Giampaolo Minnucci sul sulky e di quel cavallo scuro che sembrava avere un rapporto speciale con la velocità.
Varenne non corre più. Ma per il mondo dell’ippica il “Capitano»”resta il cavallo che ha segnato un’epoca e fatto conoscere il trotto italiano in tutto il mondo.