Da diversi anni nel mercato videoludico si sta affermando una certa tendenza: quella dei reboot, remake e remastered, ma cosa si è soliti indicare con questi termini? Perché molti utenti fanno ancora confusione a riguardo? Procediamo per gradi.
Innanzitutto, per tutti e tre i casi vale il concetto di “riedizione”. Con esso, in genere, s’intende la riproposizione di un titolo sotto una diversa luce. Perché si riedita? Ecco il primo quesito, a cui risponderemo nel seguente modo: da un lato le software house vorrebbero continuare a “lucrare” su un titolo divenuto particolarmente “famoso”; dall’altro i fan desiderano rivivere le avventure dei propri beniamini prediletti in chiave next-gen. Tuttavia, cosa giustifica realmente reboot, remake e remastered? Per rispondere in modo appropriato, cerchiamo dapprima di definire le categorie di cui sopra.
Giunti fin qui è lecito chiedersi se l’ultima generazione di console non sia stata eccessivamente caratterizzata da pratiche di reboot, ramake e remastered. Può essere… anche se, pur trovandoci di fronte ad operazioni di tipo di “commerciale”, non si può ignorare il fatto che, tramite le suddette pratiche, venga garantita la possibilità, a chi non ha avuto la fortuna di giocarci in passato, di recuperare perle del panorama videoludico.
La questione, dunque, resta aperta: non sarà forse che certi giochi, appartenenti al passato, siano oggetto di un “revival” per una non diagnostica forma di nostalgia agli hardcore gamer o è più logico ritenere che gli sceneggiatori siano afflitti da una preoccupante carenza di nuove idee? A voi la risposta.