SICILIA – La Sicilia continua a perdere abitanti. Non è una novità, ma i numeri del Rapporto Italiani nel Mondo 2025 della Fondazione Migrantes restituiscono la fotografia più nitida degli ultimi anni: l’Isola è una delle regioni italiane con il più alto numero di cittadini residenti all’estero e con il tasso di crescita più rapido.
Una diaspora che non riguarda più solo chi parte per necessità, ma intere fasce di popolazione che cercano altrove opportunità professionali, formative e di vita.
Secondo Migrantes, nel 2025 gli iscritti siciliani all’AIRE superano 844 mila unità, quasi quanto l’intera popolazione di Palermo e Catania messe insieme. Un dato impressionante, cresciuto costantemente nell’ultimo decennio.
Le grandi città registrano il numero più elevato di residenti all’estero in termini assoluti, ma sono spesso le province interne e i centri più piccoli a mostrare le percentuali più drammatiche. Tra questi l’Agrigentino, che con oltre 162 mila persone rappresenta uno dei territori in cui lo spopolamento è più evidente, insieme ad aree dell’Ennese, del Nisseno e dei Nebrodi, dove interi comuni contano più emigrati che residenti.
Il dato più allarmante, però, riguarda i giovani. Secondo Confindustria, tra il 2003 e il 2023 la Sicilia ha perso 219 mila under 34. È come se due città si fossero svuotate completamente della loro popolazione giovanile negli ultimi vent’anni.
A partire non sono più soltanto i ragazzi in cerca della prima occasione, ma soprattutto i più preparati. Nel 2003 solo l’8% dei giovani emigrati aveva una laurea. Oggi quella quota è salita al 42%. Più di 27 mila studenti universitari in dieci anni hanno scelto di iscriversi a un ateneo del Centro-Nord o all’estero, spesso senza fare ritorno.
Meno giovani significa meno natalità, meno innovazione, meno competenze nei territori e maggiore fragilità per comunità già in difficoltà.
A sottolineare la gravità della situazione è anche la Uil Sicilia. La segretaria regionale Luisella Lionti: “Oltre 56 mila giovani laureati siciliani, tra il 2014 e il 2024, sono andati via in cerca di opportunità che la loro terra non ha saputo garantire. È una ferita profonda che mina il futuro di questa regione e dell’intero Mezzogiorno”.
“Serve un cambio di rotta strutturale. Non bastano più annunci o slogan ma investimenti veri in lavoro stabile e di qualità, politiche industriali capaci di attrarre innovazione, incentivi alla ricerca e alla formazione, e soprattutto un piano straordinario per l’occupazione giovanile nel Sud”.
“La Sicilia – continua la Lionti – ha tutte le potenzialità per invertire questa tendenza ma ha bisogno di una strategia condivisa tra istituzioni, imprese e mondo del lavoro. La Uil Sicilia continuerà a chiedere con forza che le risorse del Pnrr e dei fondi europei non restino sulla carta ma diventino strumenti concreti per trattenere e valorizzare i giovani. Non possiamo rassegnarci a una terra che cresce solo per l’assenza dei suoi figli. Dobbiamo restituire ai nostri giovani la speranza di costruire nella loro isola il proprio futuro”.

Le regioni di partenza

Le partenze degli italiani nell’ultimo anno