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15.08.2026

“The Odyssey”: pot-pourri caotico tra Omero, Dante e antimilitarismo

di Cinzia Di Mauro | 4 min di lettura

Attenzione: l’articolo è ricco di spoiler!

“The Odyssey”: pot-pourri caotico tra Omero, Dante e antimilitarismo

Attenzione: l’articolo è ricco di spoiler!

Anch’io nel mio piccolo dico la mia su “Odissea” di Christopher Nolan. Innanzi tutto ha affrontato una sfida coraggiosa (certamente per successo pregresso e richiamo di pubblico poteva permetterselo), col pregio di riaccendere tutti i riflettori proprio sul modello omerico, uno tra i testi più amati e letti della letteratura mondiale. Ha scelto inoltre di sovvertire episodi (eliminare la sosta presso i Feaci da cui nasce il lungo flashback delle avventure dell’eroe dalla caduta di Troia; la Telemachia e l’agnizione dell’eroe da parte del figlio; Polifemo senza “fratelli”; l’Ade senza Achille; il finale…), personaggi (gli dei che diventano dicerie o stati di coscienza, Penelope con rivendicazioni “femministe”, Elena e Clitennestra divenute sorelle gemelle, vittime e carnefici, un’Ifigenia bambina, la magia di Circe che si oppone alle violenze degli uomini…) e soprattutto tematiche.

Nolan sembra, infatti, aver reso Ulisse un reduce di guerra, consapevole del suo ruolo di grande condottiero, causa della distruzione di una civiltà, roso dai sensi di colpa a tal punto da allontanarsi scientemente da Itaca, una volontà che lo spinge alla ricerca dell’oblio. Aleggia per tutta la trama una paura subdola di non meglio specificati “popoli del mare”, che si scoprono essere gli stessi aggressori di Ilio, simboleggiando forse tutti i popoli aggressori.

Il ritorno è dunque una sorta di espiazione del male inferto, ma attraverso nuovo male e sofferenza, da cui Ulisse vuole però sottrarre il figlio che dovrà restare “puro” per governare dopo il sangue versato, mentre il “colpevole” di inganni e uccisioni naviga romanticamente verso un occaso, insieme alla moglie.

Cercherò ora di fare il punto per mostrare infine il mio parere su questa trasposizione cinematografica. The Odyssey vorrebbe essere un’opera tragica di riflessione dolorosa antimilitarista (Agamennone che uccide la figlia, Circe che usa la magia per rivelare l’animalità degli uomini, Elena sfregiata, le torme di uomini nell’Ade…), ma continua a mantenere peregrinazioni e avventure avulse da questo fil rouge (Scilla e Cariddi, i Lestrigoni, le vacche sacre al dio Sole, le Sirene con l’autodichiarato suono delle “promesse non mantenute”) e si conclude con un ulteriore massacro… della serie, va bene il senso di colpa, ma già che c’è si vendica degli aggressori e poi consegna tutto in mano a Telemaco (che nel frattempo si batte contro un guardiano di porci e pure con qualche difficoltà). 

Oppure, partiamo dall’interpretazione proprio sulla base di questo finale in chiave dantesca (come taluni hanno voluto leggerlo): un’ultima vendetta voluta dalla provvidenza per avviarsi al proprio destino di esule. Dante vedeva in Ulisse un doppio peccatore, per superbia (sorta di hybris cristiana) di aver osato oltrepassare i limiti umani e per frode (è infatti condannato come fraudolento). In questo caso, risultano incoerenti l’episodio di Circe (non avrebbe dovuto mostrare nessuna pietà per colei che inganna), dove invece appare evidente la condanna della violenza maschile, di Polifemo (in cui non si evince l’abilità di Ulisse ad ingannare col nome di “Nessuno” né la sua arroganza di dichiarare infine chi lui sia), della confessione a Penelope della distruzione di una civiltà e di far parte del “popolo del mare”.

Per cui non mi ha tanto disturbato l’essersi discostato dall’epos greco – anticipazioni in tal senso ne avevo avute abbondantemente – ma il non abbastanza e non in modo coerente. Ha preso un po’ da Omero, un po’ da Dante, inserendo alcuni elementi moderni come l’antimilitarismo, il femminismo, la violenza maschile creando un pot-pourri caotico e confuso.
Singoli elementi hanno naturalmente picchi di genio come il volto mostruoso di Polifemo, la metamorfosi quasi plasmata da parte di Circe e il cavallo di Troia (e la concreta esperienza del viverci all’interno). 

Cinzia Di Mauro, autrice catanese di un romanzo distopico Finisterrae (Delos Digital, Trofeo Cassiopea 2026, miglior romanzo di fantascienza), e di Pangolino mon amour! (All Around), tragicomico racconto dell’epoca covid, di una trilogia di fantascienza Genius (finalista Urania e Delos, Ledizioni Milano),  di un noir umoristico La storia vera di un killer nano (segnalato al Premio Calvino e a breve in uscita per Delos Digital), di un thriller sull’alta finanza Paso doble, di I love Meteorite, romanzo grottesco su una famiglia e un mondo distopico.

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