Per l'anno 2026, Papa Leone XIV ha scelto il tema "Anche uno solo di questi bambini"
Si terrà nella giornata di domani, 27 settembre 2026, la 112esima Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, un’occorrenza che si pone come obiettivo quello di porre maggiore attenzione nei confronti di chi, in movimento per un motivo o per un altro, si trova in una situazione di vulnerabilità.
A sottolineare poi l’importanza della giornata, in occasione della vigilia, l’arcivescovo del capoluogo siciliano, Corrado Lorefice, all’interno di una nota.
Quando si parla della giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, considerati i recenti eventi mondiali a cui assistiamo ogni giorno, si potrebbe erroneamente pensare ad una ricorrenza moderna, nata recentemente per mano di uomini ancora in vita.
La verità, tuttavia, è che ci troviamo di fronte alla più antica giornata celebrata dalla chiesa cattolica, in quanto occorsa per la prima volta il 21 febbraio del 1915. A suggerire l’idea era stato, solo l’anno prima, Papa Benedetto XV, mosso dal dolore di quei migranti e profughi intenti a sfuggire dagli orrori della Prima Guerra Mondiale.
Da allora si è, quindi, tentato di gettare maggiore luce sulle condizioni vissute dai migranti e dai profughi in viaggio, potendo contare sul supporto annuale dei papi. Ad ogni ricorrenza, infatti, il pontefice massimo è chiamato a stabilire un argomento specifico della giornata, andando così a toccare i diversi aspetti legati alle difficoltà del migrante.
Nello specifico, per l’anno 2026, Papa Leone XIV ha scelto il tema “Anche uno solo di questi bambini“, ponendo così l’attenzione sulle condizioni dei minori in difficoltà.
“A Palermo, al 1 gennaio 2025, risiedevano 25.948 cittadini stranieri, pari al 4,1% della popolazione. Molti bambini e ragazzi crescono nelle nostre scuole e nei nostri quartieri, spesso nati in Italia o arrivati nei primi anni di vita”.
Sono queste le parole con cui monsignor Lorefice ha scelto di iniziare il proprio intervento, prima di proseguire aggiungendo:
“Le loro esperienze mostrano una risorsa che la scuola e il Paese faticano ancora a riconoscere pienamente. Insieme ai loro coetanei italiani, costituiscono un patrimonio umano giovane, plurilingue e capace di muoversi tra culture diverse.
Queste nuove generazioni contribuiscono a ridefinire in senso positivo il tessuto sociale e culturale di Palermo, rafforzandone il volto interculturale. Restano, tuttavia, disuguaglianze rilevanti: la dispersione scolastica, le difficoltà di accesso a percorsi formativi e lavorativi qualificati e il rischio di marginalità sociale”.
“Accanto a queste presenze ormai radicate – ha poi evidenziato l’arcivescovo Lorefice – vi sono i minorenni stranieri non accompagnati, cioè bambini e adolescenti arrivati in Italia senza genitori o altri adulti legalmente responsabili. Al 31 dicembre 2025 erano 17.011 in tutto il Paese. Nello stesso anno la Sicilia è stata la principale regione di primo arrivo: vi sono stati registrati 7.892 ingressi, quasi la metà del totale nazionale”.
In conclusione l’arcivescovo si è quindi concentrato su quest’ultimi dati, i quali “confermano la centralità della prima accoglienza, ma mostrano anche la necessità di percorsi duraturi di protezione e inclusione” dove “la scuola svolge un ruolo decisivo”. Il loro contributo, infatti, “può trasformare la scuola“, specie se si considera che “un adolescente che ha attraversato il Mediterraneo o i Balcani e sceglie di imparare una nuova lingua porta in classe una testimonianza di coraggio, socialità e motivazione che nessun programma potrebbe trasmettere allo stesso modo. La sua storia diventa un libro da leggere con attenzione e rispetto”.