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27.09.2026

Mafia a Palermo, 17 encomi ai carabinieri: premiati gli investigatori dell’operazione “Metus”

di Redazione | 2 min di lettura

Gli encomi per l'operazione "Metus"

Mafia a Palermo, 17 encomi ai carabinieri: premiati gli investigatori dell’operazione “Metus”
Indice

Diciassette encomi destinati ai militari del Nucleo Investigativo di Palermo, di cui 16 legati all’operazione “Metus”, l’inchiesta che ha colpito il mandamento mafioso di San Lorenzo-Tommaso Natale.

La cerimonia si è svolta nella storica caserma “Giacinto Carini”, alla presenza del comandante provinciale dei carabinieri di Palermo, generale di Brigata Piero Sutera, che ha consegnato parte dei riconoscimenti.

Gli encomi per l’operazione “Metus”

I 16 Encomi Semplici, concessi dal comandante della Legione carabinieri “Sicilia”, generale di Divisione Ubaldo Del Monaco, riconoscono il contributo fornito dai militari all’operazione condotta tra luglio 2021 e luglio 2023, quando vennero eseguiti i provvedimenti cautelari.

Il 17esimo riconoscimento, concesso invece dal comandante della Legione carabinieri Calabria, è stato assegnato a un militare per una precedente attività di servizio svolta nella regione.

Il colpo al mandamento di San Lorenzo-Tommaso Natale

L’operazione “Metus”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Palermo, ha permesso di colpire i vertici e le articolazioni territoriali di Cosa Nostra nel mandamento di San Lorenzo-Tommaso Natale.

L’indagine ha rappresentato la prosecuzione delle precedenti operazioni “Teneo” e “Bivio”, consentendo agli investigatori di ricostruire gli assetti criminali emersi dopo l’arresto dei precedenti reggenti.

Le attività investigative hanno inoltre documentato l’ascesa alla guida del mandamento di uno storico esponente della famiglia mafiosa di Partanna Mondello.

Estorsioni, “pizzo” e “cavallo di ritorno”

Le indagini hanno ricostruito anche le modalità attraverso le quali sarebbe stato esercitato un capillare controllo del territorio.

Tra le attività emerse figurano le estorsioni ai danni di imprese edili, il “pizzo” mensile imposto ad alcuni esercenti di Sferracavallo, i cui proventi sarebbero stati destinati anche alle famiglie dei detenuti, e il cosiddetto “cavallo di ritorno” sui veicoli rubati.

Gli investigatori hanno inoltre smantellato una rete per la fornitura di telefoni e SIM fittiziamente intestate ai detenuti, utilizzati per trasmettere direttive e intimidire testimoni.

Sventato anche un assalto a un portavalori

Nel corso dell’attività investigativa sarebbe stato inoltre sventato un progetto di assalto armato a un furgone portavalori nella zona dello ZEN.

Durante la cerimonia, il generale Sutera ha espresso il proprio plauso ai militari per la professionalità e l’intuito investigativo dimostrati, invitandoli a proseguire con la stessa dedizione nell’attività di contrasto alla criminalità organizzata e nella tutela del territorio.

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