Il passaggio del ciclone Harry ha modificato i fondali del Ragusano, provocando danni ad alcuni siti archeologici sommersi ma, allo stesso tempo, riportando alla luce porzioni di relitti e nuovi reperti
Il passaggio del ciclone Harry ha modificato i fondali del Ragusano, provocando danni ad alcuni siti archeologici sommersi ma, allo stesso tempo, riportando alla luce porzioni di relitti e nuovi reperti. Si è conclusa la settima campagna di ricerche di archeologia subacquea lungo la costa della provincia di Ragusa, concentrata quest’anno proprio sugli effetti lasciati dall’evento meteorologico dello scorso inverno.
Le attività rientrano nel “Kaukana Project”, condotto dall’Unità di Archeologia subacquea dell’Università di Udine insieme alla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, con il supporto dell’Institute of nautical archaeology di College Station, in Texas, e d’intesa con la Capitaneria di porto di Pozzallo.
Uno degli interventi più significativi ha riguardato le Secche di Circe, tra Pozzallo e Ispica. Qui la forza del ciclone ha scoperto una nuova porzione dello scafo di un relitto di età classica, già oggetto di indagini negli ultimi due anni.
Gli archeologi hanno ripulito e documentato l’area, anche attraverso tecniche fotogrammetriche, recuperando i materiali maggiormente esposti al rischio di dispersione.
Il ritrovamento di uno dei marker collocati nel 2025 ha permesso di collegare la nuova porzione dello scafo ai rilievi precedenti, ricostruendo un quadro unitario della struttura. La parte ancora conservata è stata successivamente protetta utilizzando tessuto geotessile, sabbia e pietre.
Durante le ricognizioni sono emersi anche quattro nuove ancore litiche e alcuni elementi lignei lavorati.
Le conseguenze della mareggiata sono state riscontrate anche a Kamarina, dove è stato registrato un abbassamento del fondale. Sono inoltre affiorati numerosi frammenti lignei attribuiti a un relitto post-classico, situato a circa 50 metri dal cosiddetto relitto delle Colonne.
Proprio quest’ultimo, già studiato tra il 2019 e il 2020, avrebbe subito danni significativi: diversi elementi del fasciame sono stati divelti e una delle due colonne si è spostata di circa 50 centimetri, arrivando a coprire parzialmente la chiglia.
Una situazione che richiederà nuovi controlli e interventi mirati nelle prossime campagne di ricerca.
Gli archeologi sono intervenuti anche nella baia di Porto Ulisse. Nonostante la maggiore protezione naturale dell’area, la violenta mareggiata ha esposto diversi materiali archeologici.
I reperti sono stati recuperati e documentati, mentre la mappatura del sito è stata aggiornata per evitare la dispersione del patrimonio riportato alla luce dal ciclone.
Secondo l’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato, i risultati della campagna mostrano la vulnerabilità del patrimonio sommerso di fronte agli eventi meteo-marini estremi.
I dati raccolti, ha spiegato l’assessore, potranno essere utilizzati per sviluppare nuovi sistemi di monitoraggio e strategie di conservazione, con particolare attenzione ai rischi che gli eventi climatici possono rappresentare per i beni archeologici custoditi nei fondali del Mediterraneo.