La casa delle sorelle del boss era " una vera e propria centrale operativa all'interno della quale, una volta ricevute le lettere del latitante, le sorelle si coordinavano per eseguirne le direttive".
Nonostante i vari arresti ed il continuo fiato sul collo delle forze dell’ordine Matteo Messina Denaro ha continuato a comunicare con la sua famiglia per anni interrottamente tramite accurati metodi.
È una corrispondenza fittissima quella intercettata fra il boss mafioso e le due sorelle, Bice e Giovanna, che avrebbero addirittura scambiato con il fratello filmini sulla vita quotidiana, girati in casa da loro stesse. I filmati, trasferiti poi in mini Dvd ed inviatigli con le così dette “operazioni Condor“, avevano spesso il fine di aggiornare il latitante sulle condizioni di salute della madre, sulle vicende relative ai familiari detenuti e sui rapporti con la figlia Lorenza Alagna.
La scoperta arriva dall’ultima inchiesta della Dda di Palermo che ha chiesto l’arresto delle due donne con l’accusa di mafia. Il gip ha rigettato l’istanza sostenendo che, vista la morte del capomafia, le esigenze cautelari sarebbero venute meno. I pm di Palermo con un lavoro certosino e grazie al ritrovamento di un’enorme mole di lettere nel covo del boss hanno ricostruito anni di scambi giungendo anche ad indagare su una brusca interruzione di corrispondenze, probabilmente con una talpa.
Messina Denaro aveva escogitato due metodi per restare in contatto con i suoi:
Il primo, da lui stesso chiamato dal 2019 “Operazione Condor“, dal nome del cane di famiglia, prevedeva uno scambio in presenza, almeno due volte l’anno, di lettere, oggetti e soldi in una campagna di Castelvetrano della famiglia in cui si recava personalmente o tramite fedelissimi.
Il secondo, denominato “Van Gogh” o “altra via“, consisteva in un classico scambio di missive inviate via posta ordinaria dal latitante a casa di Giovanna Messina Denaro. L’abitazione era “una vera e propria centrale operativa all’interno della quale, una volta ricevute le lettere del latitante, le sorelle Giovanna, Bice e Rosalia si coordinavano per eseguirne le direttive”. Le lettere venivano spedite con l’indicazione di mittenti di comodo con frequenza più o meno fissa e l’ultima conteneva la necessità del latitante di interrompere l’intero flusso comunicativo. Scoperto tutto dalla polizia, mentre gli invii erano ancora in corso, il capomafia interruppe improvvisamente l’intero accurato sistema.