Dopo gli stupri di Palermo e Caivano si accelera per l’educazione sessuale nelle scuole

Dopo gli stupri di Palermo e Caivano si accelera per l’educazione sessuale nelle scuole

ITALIA – Spesso, ed è triste dirlo, sembra necessaria una tragedia per cambiare il corso degli eventi su un dato problema adottando misure preventive. In seguito agli eventi recenti accaduti a Palermo e a Caivano, il Governo ha deciso di accelerare l’implementazione dell’educazione sessuale nelle scuole.

Dallo stupro di Palermo all’educazione sessuale in classe

A partire dal prossimo anno scolastico, l’iniziativa sarà avviata in tutti gli istituti superiori con l’obiettivo di affrontare il tema della violenza di genere.

Le attività saranno condotte utilizzando una metodologia chiamata “Peer Education“, che coinvolgerà gli studenti stessi nell’insegnamento e nella discussione con i loro compagni. Saranno formati gruppi e a ciascuno di essi sarà assegnato un tema da presentare al resto della classe. Gli argomenti spazieranno dalle manifestazioni di maschilismo nella società alla violenza di genere in tutte le sue forme da abbattere

Gli interventi degli esperti sull’argomento saranno fondamentali. Sarà compito dei professionisti del settore informare ed educare gli studenti su questioni tecniche legate alle conseguenze legali della violenza di genere, nonché agli aspetti psicologici ad essa collegati.

Manovre come questa rappresentano un passo importante verso un processo educativo essenziale e urgente. Consentirà ai giovani di avvicinarsi in modo sicuro e guidato alla sessualità, fornendo loro una comprensione più chiara delle sue dinamiche.

Le parole della psicologa Valentina La Rosa

L’importanza dell’introduzione dell’educazione sessuale è stata sottolineata non solo dagli studenti, ma anche da professionisti come psicologi, magistrati e insegnanti. A tal proposito, si è esposta sul tema la psicologa Valentina La Rosa, focalizzando l’attenzione sul dialogo e il comportamento degli adolescenti caratterizzati da cambiamenti repentini.



• Cosa innesca, a primo impatto e dal punto di vista mentale, un dibattito sull’educazione sessuale nei ragazzi?

I recenti fatti di cronaca di Palermo e Caivano hanno riaperto il dibattito sull’importanza di un’adeguata educazione affettiva e sessuale nelle scuole, sin dall’infanzia. Occorre infatti ricordare, innanzitutto, che una buona educazione sessuale nelle scuole non può prescindere da un’adeguata educazione all’affettività per aiutare bambini e ragazzi a riconoscere le emozioni proprie e degli altri e a saperle esprimere in modo positivo e assertivo“.

Nello specifico dell’educazione sessuale, – prosegue La Rosaoccorre affrontare queste tematiche in ambiente scolastico in modo professionale e attento in quanto è possibile innescare nei ragazzi una serie di processi cognitivi ed emotivi. Adolescenti e preadolescenti, infatti, attraversano una fase di sviluppo in cui l’identità sessuale e il rapporto con il corpo sono al centro dell’attenzione. Tuttavia, fattori come l’ansia, la vergogna e le credenze culturali o religiose possono influenzare la percezione di tali tematiche. Dal punto di vista della psicologia dello sviluppo, è fondamentale introdurre il tema tenendo conto delle specifiche fasi evolutive cognitive ed emotive dei ragazzi e di aspetti fondamentali come la teoria della mente (cioè la capacità di attribuire stati mentali, pensieri ed emozioni agli altri), l’autoefficacia (cioè la convinzione circa le proprie capacità di affrontare un problema e raggiungere un obiettivo) e la resilienza emotiva“.

• Parlare di eventi come lo stupro di Palermo in ambito scolastico può rivelarsi positivo o potrebbero emergere lati negativi?

Affrontare argomenti delicati come il recente caso di stupro a Palermo ha sicuramente il potenziale di educare e sensibilizzare i giovani rispetto a queste tematiche, ma è essenziale farlo in modo responsabile e con competenze professionali specifiche. L’impatto psicologico di tali discussioni può variare a seconda della maturità emotiva dei ragazzi, della rete di supporto disponibile e di eventuali pregressi episodi traumatici che possono essere rievocati da tali dibattiti in classe. Pertanto, l’approccio dovrebbe essere multidisciplinare, coinvolgendo psicologi, assistenti sociali e insegnanti formati specificamente in questo ambito, al fine di aiutare i ragazzi a confrontarsi su tematiche così delicate in un contesto sicuro e protetto“.

• Le lezioni potrebbero svolgersi in modalità Peer Education (vale a dire che saranno spesso proprio gli studenti a parlare con i compagni dell’argomento), è una modalità corretta il dialogo esclusivamente tra ragazzi oppure occorre un professionista per trattare temi delicati come questo?

Sicuramente, – spiega la psicologa – la letteratura nel campo della psicologia dell’educazione sottolinea l’importanza fondamentale della Peer Education come metodo efficace per lavorare con gli adolescenti, poiché sfrutta i meccanismi dell’identificazione e dell’apprendimento sociale. Tuttavia, quando si tratta di affrontare temi delicati e complessi come l’educazione sessuale, è importante che i ragazzi non siano lasciati soli ma che siano guidati in questo percorso da un professionista per garantire l’accuratezza delle informazioni e per gestire eventuali situazioni di crisi. Da un punto di vista psicologico, infatti, argomenti come questo potrebbero toccare dei “pulsanti emotivi” che richiedono un intervento specializzato per essere gestiti efficacemente“.

• Le superiori sono un valido stadio scolastico per svolgere lezioni di questo genere oppure sarebbe meglio avviare il discorso in contesti come la scuola elementare?

Dal punto di vista della psicologia evolutiva, – conclude la psicologa Valentina La Rosala comprensione del concetto di sé e dell’identità inizia molto prima delle scuole superiori. Alcuni teorici dello sviluppo, come Erik Erikson, suggeriscono che concetti come l’identità e l’autostima cominciano a formarsi già nella prima infanzia. Alla luce di ciò, dunque, percorsi di educazione affettiva in cui vengono affrontati argomenti come il rispetto di sé e degli altri, i confini personali e le relazioni sane possono essere proposti già a partire dalla scuola primaria, mentre argomenti più complessi e specifici possono essere riservati per le età successive“.

Fonte foto padovaoggi.it