ENNA – La società di riscossione riceveva il pagamento del ticket, ma non lo versava all’Asp di Enna. Per questo, ieri, la guardia di finanza e la polizia di Enna hanno dato esecuzione al sequestro preventivo di denaro, beni e altre utilità, per un valore equivalente di 443mila euro nei confronti del 43enne C.G.M.I, amministratore della società “Riscossione Ticket” dell’Asp di Enna, C.O.D., 34 anni e residente a Tremestieri Etneo (Catania), e R.F., entrambi di Tremestieri Etneo (Catania) e “gestori di fatto” della società affidataria del servizio di gestione integrata del Cup – Call Center – Riscossione Ticket dell’Asp di Enna.
Tutti gli indagati, in concorso tra loro, sarebbero stati accusati di peculato aggravato continuato commesso due anni fa, in qualità di incaricati di pubblico servizio quali, rispettivamente, “amministratore unico” e “gestori di fatto” della società affidataria, poiché, avendo la disponibilità del denaro affluito all’Asp dai ticket versati dai cittadini, se ne appropriavano per l’importo complessivo di 685.391,06 euro.
Proprio all’inizio dello scorso anno, infatti, la guardia di finanza provinciale aveva scoperto il furto di 685mila euro. Si sono rapidamente verificate delle azioni di recupero e l’ammanco, quindi, si è attestato a 443mila euro.
La società affidataria del servizio, svolgeva i suoi compiti attraverso le postazioni di “front office” nei presidi ospedalieri, dove prestavano attività i dipendenti incaricati di ricevere le prenotazioni delle visite ma anche di riscuotere giornalmente i ticket versati dagli utenti richiedenti visita. Nel dettaglio, le verifiche di cassa avevano evidenziato un notevole ritardo nel versamento delle somme sul c/c tesoreria dell’Asp.
Il Servizio competente dell’Asp, quindi, ha predisposto una serie di mirati controlli contabili, confrontando i prospetti di versamento con le disposizioni di bonifico quietanzate, inviate dalla società.
In effetti, la società affidataria inviava regolarmente all’Asp la copia delle disposizioni di bonifico, apparentemente regolarmente quietanzate; ma, gli approfonditi controlli effettuati dal personale dell’Asp, hanno accertato la totale mancanza di versamenti, inizialmente stimata per 535mila euro.
Le indagini, avviate a partire dal mese di gennaio 2017, sono state condotte congiuntamente dagli uffici investigativi co-delegati delle forze di polizia, con attività tecniche, acquisizioni ed esami della copiosa documentazione fornita dall’Asp, e mediante le testimonianze di alcuni dipendenti, dirigenti dell’Asp di Enna e, inoltre, lavoratori della stessa società affidataria del servizio.
Nel corso delle attività investigative, nel marzo scorso, i poliziotti e i finanzieri hanno acquisito la documentazione relativa al servizio Cup – Call Center – Riscossione e hanno proceduto alla perquisizione prima e al sequestro poi.
Ascoltando e “decriptando” i dialoghi degli indagati, sono emerse chiare conferme della condotta illecita tenuta dai tre inquisiti, e ci si è resi conto della consapevolezza dei contrasti con altri soci della ditta.
C.G.M.I., rivestendo la duplice qualifica di socio di maggioranza e di amministratore unico della società affidataria del servizio, come tale delegata ad operare sul conto corrente della società utilizzato per effettuare i versamenti degli incassi CUP all’Asp., è risultato, pertanto, pienamente coinvolto nel disavanzo delle somme.
C.O.D. e R.F., invece, pur non essendo formalmente soci della ditta, sono risultati coinvolti poiché “gestori di fatto” della società, al punto da avere il possesso del denaro proveniente dall’incasso dei tickets e la delega di operare sul conto corrente della società dedicato ai versamenti delle somme da destinare all’azienda sanitaria.