SAN GIOVANNI LA PUNTA – Scuotere le coscienze per trasformare un’emozione esplosiva in energia costruttiva. È stato questo l’obiettivo ambizioso dell’incontro “SOS Rabbia: quando il conflitto diventa motore di cambiamento“, tenutosi ieri nell’auditorium dell’ITET “Enrico De Nicola”. Davanti a una platea di studenti del triennio, esperti e testimoni si sono confrontati su una delle sfide più grandi della generazione Z: la gestione del dolore, delle pressioni sociali e del senso di incomprensione.
L’evento si è aperto con l’intervento della Dirigente Scolastica, la prof.ssa Elena Anna Giuffrida, che ha ribadito con forza il ruolo della scuola come presidio di ascolto e accoglienza, un luogo sicuro dove ogni conflitto può e deve essere trasformato in responsabilità condivisa.
Un’analisi cruda della realtà
Il dibattito è entrato nel vivo attraverso la visione di video riguardanti fatti di cronaca recenti. Immagini crude e necessarie che hanno documentato episodi di violenza gratuita su esseri umani e animali, costringendo i ragazzi a guardare negli occhi la brutalità a cui può condurre una rabbia fuori controllo e priva di empatia. Questi contributi multimediali hanno scosso l’auditorium, rendendo tangibili le drammatiche conseguenze del silenzio.
L’appello della scuola: “Chiedere aiuto è coraggio”
A coordinare i lavori è stata la prof.ssa Melania Impallomeni, organizzatrice dell’incontro insieme alla collega Valeria Barbagallo. La docente ha offerto una riflessione profonda sulla condizione attuale dei giovani: “Oggi ci troviamo davanti a una generazione complessa, che vive pressioni nuove: il peso dei social network e il bisogno costante di approvazione. Ai ragazzi dobbiamo dire che chiedere aiuto non è debolezza, ma coraggio. Parlare è il primo passo per uscire dall’isolamento. Alla scuola spetta il compito di educare all’empatia, ai ragazzi quello di non chiudersi e di credere che esistano adulti pronti ad accoglierli. Solo costruendo ponti di fiducia potremo trasformare la rabbia in responsabilità condivisa“.
Il riscatto attraverso la scrittura: la voce di Marco Daniele Caruso
Uno dei momenti più intensi è stato l’intervento di Marco Daniele Caruso, autore del libro “Chissà se piange ancora”. Cresciuto nel quartiere di Librino, Caruso ha descritto la sua opera come un’“autobiografia dell’animo”, nata dalla rabbia di chi sente di non potersi realizzare pienamente a causa del contesto difficile in cui vive.
“Il mio protagonista vive la frustrazione di chi vede il proprio potenziale soffocato“, ha spiegato Caruso. “La rabbia è un sentimento umano che ci appartiene. Va riconosciuta affinché non diventi distruzione, ma un potente motore di speranza e di riscatto sociale. È possibile scegliere una strada diversa, anche quando tutto sembra remare contro“.
Dalla strada all’impresa: la testimonianza di Lele Scandurra
Dello stesso avviso l’imprenditore Lele Scandurra, che ha parlato ai giovani con estrema franchezza: “Ci tengo a definirmi pizzaiolo imprenditore perché vado fiero di mettere le mani in pasta. Alla vostra età ero pieno di rabbia e debolezze, mi sentivo incompreso. Ma quella rabbia l’ho sfogata nello sport e nelle mie idee. Non bisogna negare che la rabbia esista, ma bisogna imparare a controllarla per non aggredire chi ci sta vicino, che siano coetanei o insegnanti. La rabbia deve essere energia per costruire“.
Comprendere e denunciare: la parola agli esperti
Sul piano psicologico, il dott. Alessio Leotta ha invitato gli studenti a un cambio di prospettiva: “Non dobbiamo gestire la rabbia, dobbiamo comprenderla. È come se stessimo interrogando noi stessi davanti a uno specchio, chiedendoci perché abbiamo provato emozioni così forti. Anche online si possono trovare strumenti per riflettere e non sentirsi soli, ma il supporto dei genitori, della scuola e di professionisti resta il pilastro fondamentale per rielaborare il vissuto“.
L’avv. Pilar Castiglia, presidente dell’Associazione “Calypso”, ha richiamato i giovani al valore del coraggio civile: “Dobbiamo rompere il muro dell’omertà e imparare a ‘farci i fatti degli altri’: se vediamo qualcosa che non va o sentiamo un vicino urlare, dobbiamo intervenire chiamando le forze dell’ordine. Siamo in uno Stato di diritto e la denuncia è uno strumento fondamentale di libertà. I ragazzi devono imparare a rispettare le regole, ma anche a pretendere che i propri diritti vengano rispettati“.
Oltre il muro del silenzio
L’incontro non è stato un semplice monologo: numerose sono state le domande e i dubbi rivolti agli esperti dagli studenti, che hanno cercato risposte concrete alle proprie inquietudini quotidiane. Questo confronto diretto ha confermato il messaggio della giornata: la rabbia non è un nemico da abbattere, ma un segnale da ascoltare. Se lasciata sola, diventa violenza; se condivisa e compresa, diventa energia per cambiare il proprio destino.
Gli studenti del “De Nicola” sono usciti dall’auditorium con una consapevolezza nuova: tra i banchi di scuola esistono adulti pronti ad accoglierli. Perché il vero coraggio non sta nel colpire, ma nell’avere la forza di tendere la mano e dire: “Ho bisogno di parlare“.



