MASCALUCIA – L’I.I.S. “Concetto Marchesi” affronta il tema “COVID19: CHE COSA CAMBIERÀ” con una conferenza dibattito trasmessa in diretta YouTube giovedì 14 maggio.
Relatori: Francesco Pira, docente di Comunicazione e Giornalismo dell’Università degli Studi di Catania; Mario Barresi, giornalista de La Sicilia; Raffaele Gueli, psicologo e psicoterapeuta SEF (Scuola Europea di formazione in Psicoterapia funzionale); Claudio Saita, docente di Sociologia generale dell’Università degli Studi di Catania; Tiziana Calogero, infermiera Aou Policlinico, Vittorio Emanuele, S. Marco di Catania e Benedetta Cipriani Venturato, infermiera Presidio Ospedaliero S. Chiara di Trento. Moderatrice Mirella Mimma Furneri, docente di Filosofia e Storia e addetta alla comunicazione dell’istituto etneo. Animatore Digitale prof. Claudio Desiderio.
Era proprio necessario un incontro del genere in queste settimane durante le quali l’argomento principe è solo uno? Sicuramente sì. Perché se ne parla troppo. Spesso male. L’overdose di informazioni e fake news che giornalisticamente si definisce “infodemia” investe tutti, giovani e adulti.
Alle strade affollate e alle aule scolastiche si sono sostituiti esperti, parole e immagini lontane. E proprio per tali ragioni la Dirigente Scolastica prof.ssa Lucia Maria Sciuto, la Presidente Rossella Pedalino e i membri del Consiglio d’Istituto hanno subito accolto la richiesta dei rappresentanti degli studenti Giovanni Guarnera, Giuliano Ipocovana, Giampiero Laudani e Gabriele Militello di organizzare – in collaborazione con la presidenza e con la prof.ssa Furneri – un incontro per affrontare il tema con equilibrio, con lo spirito critico e l’autonomia di pensiero necessari a distinguere le fonti per trovare insieme sollecitazioni alla riflessione. Anche questa è Didattica a distanza a tutela e sostegno dei ragazzi: la comunità educante del Marchesi mobilitata con senso di responsabilità per ascoltare e accompagnare gli studenti a comprendere e reagire uniti e solidali. Tanti gli spunti emersi dai diversi interventi e dalle risposte alle domande poste dagli studenti.
In un sistema spesso balordo e distorto da bufale, sensazionalismo e incultura dell’odio social, – ha sottolineato il sociologo e docente di comunicazione e giornalismo Pira – si dovrà capire che non si possono pretendere soluzioni per tutto tramite App ma che esistono esseri umani capaci di riflettere, informarsi con spirito critico, discutere e cercare soluzioni in una prospettiva solidale. L’emergere del ruolo cruciale della ricerca, dell’educazione, della corretta informazione fornita dall’autentico giornalismo rimanda alla responsabilità degli adulti verso i giovani per sviluppare due processi fondamentali ai quali dovrebbe e dovrà dedicarsi la politica: l’educazione alle emozioni e l’uso consapevole delle nuove tecnologie. Dal punto di vista giornalistico uno degli effetti collaterali di questa situazione complessa – ha spiegato il giornalista Barresi – è che il giornalismo autentico, deontologicamente corretto, vince. Tanto più esponenziale è stato il flusso senza filtri di bufale dai social tanto più grande è stata la ricerca di fonti e notizie attendibili che raccontano una realtà ben diversa da quella inventata o distorta dalle fake news. Evidentemente il cittadino ha bisogno di capire le molte cose accadute ricorrendo al giornalismo di qualità, quindi con verifica delle fonti e contraddittorio tra le parti per un reale rispetto dei principi della democrazia.
Lo psicologo e psicoterapeuta Gueli ha invitato a superare l’idea di trauma e a riflettere, nella prospettiva della complessità, soprattutto sula capacità della persona di riorganizzarsi ogni volta che serve. Come siamo arrivati all’imprevedibilità della situazione attuale? Come arriviamo dinanzi alla vita e alle sue vicende e quanta attenzione diamo all’altro, al bene comune, all’ambiente, a noi stessi? Non sappiamo ancora quali cambiamenti determinerà. E soprattutto non ci servono vademecum ad hoc per ogni situazione, sarebbe troppo riduttivo, ci servono invece letture complesse e globali. Percorriamo insieme le strade del nessuno si salva da solo; dei progetti di prevenzione; dell’attenzione ai bisogni fondamentali del sé e alla persona intera.
Perché l’emergenza ha creato questo panico? Non è la prima – ha puntualizzato il sociologo Saita – nella quale l’umanità s’imbatte. Ma lo spazio de/ristrutturato e il tempo abbreviato/allungato come una fisarmonica creano incertezze spazio/temporali e costringono a pensare al senso delle cose. Non si sa quanto tempo durerà il processo di cambiamento e in tale percorso si dovrà riuscire a trasformare le emozioni in sentimenti stabili e a coltivare la bellezza. La condizione attuale mette in discussione gli aspetti negativi della globalizzazione, del sistema di welfare e di cura, la distanza sociale, tira in ballo la qualità delle relazioni sociali dentro e fuori le case. La domanda “che cosa cambierà” allora – secondo Saita – non ha senso perché il cambiamento è adesso, HIC ET NUNC.
E a coronamento dell’affascinante conversazione tra i diversi relatori sono arrivate le testimonianze delle infermiere Tiziana Calogero di Catania e Benedetta Cipriani Venturato di Trento, due operatrici sanitarie coraggiose che hanno accettato volontaristicamente la sfida dell’emergenza sanitaria senza retorica paternalistica ma con la serietà professionale che ha contraddistinto la maggior parte del nostro personale sanitario. In conclusione una breve riflessione del vicepreside Nicola Basile che ha salutato e ringraziato tutti a nome della Dirigente impossibilitata a presenziare per motivi urgenti. “La scuola – secondo Basile – fronteggia una sfida sul fronte della didattica a distanza e su quello del dovere di assolvere al proprio compito formativo. L’iniziativa di oggi è il segno di una scuola viva, fatta di studenti desiderosi di partecipare e interrogarsi; è la testimonianza di una scuola che tramite noi adulti responsabili conserva la memoria di ciò che sta accadendo. Rivalutare l’hic et nunc significa aiutare i nostri adolescenti a convivere con la malattia, con la sofferenza, con la paura e l’angoscia per confrontarsi e affrontare la situazione traendone insegnamento per il proprio percorso di crescita umana“.
Articolo redatto in collaborazione con Mirella Mimma Furneri



