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06.06.2026

I.C. San Giorgio, una recita di fine anno che celebra la cultura siciliana

di Modestina Sapia | 5 min di lettura

Si è svolta ieri, 5 giugno, la recita di fine anno "Noi Siciliani: cultura e tradizione", uno spettacolo inserito nella seconda edizione del progetto regionale "Non solo Mizzica". L'evento ha visto protagonisti gli alunni delle quattro classi quinte e delle prime medie dell'Istituto Comprensivo "San Giorgio"

I.C. San Giorgio, una recita di fine anno che celebra la cultura siciliana
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Una festa di ritmi, canti, pantomime e radici profonde. Si è svolta ieri, 5 giugno, la recita di fine anno “Noi Siciliani: cultura e tradizione”, uno spettacolo inserito nella seconda edizione del progetto regionale “Non solo Mizzica”. L’evento ha visto protagonisti gli alunni delle quattro classi quinte e delle prime medie dell’Istituto Comprensivo “San Giorgio”, ospiti nell’auditorium della Fondazione Cirino La Rosa ETS in via Ciccio Manna, a Librino.

L’entusiasmo della Dirigente scolastica: “Senza parole ed ebbra di gioia”

A fine manifestazione, la Dirigente Scolastica, la professoressa Concetta Manola, è un fiume in piena di gioia ed emozione per lo straordinario successo dei suoi studenti: “Sono senza parole, ancora ebbra di entusiasmo e immensamente contenta”, dichiara con orgoglio. “La finalità cardine di questo intero percorso era quella di salvaguardare le nostre tradizioni, il dialetto e tutto ciò che ha a che fare con l’aspetto identitario della nostra cultura e della nostra terra”.

la Dirigente Scolastica, professoressa Concetta Manola

L’orgoglio delle radici e il riscatto dei ragazzi

La preside Manola mette subito in risalto lo straordinario lavoro svolto dagli studenti, che si sono riappropriati della propria lingua d’origine senza timori: “È stato bellissimo vedere il coinvolgimento pieno dei ragazzi e, soprattutto, l’utilizzo del dialetto. Questi bambini hanno presentato davanti al pubblico gli scorci storici con una disinvoltura e un impiego della lingua dialettale straordinari. Non c’è alcuna vergogna nell’utilizzarla: il dialetto fa parte della scuola, della conoscenza e rappresenta le nostre radici più profonde.

Un percorso durato un anno intero, nato dall’avviso della Regione Siciliana e poi personalizzato dall’istituto con il titolo Sugnu ddi cca e di cca vogghiu sapiri”, reso unico dalla sinergia con lo storico gruppo folkloristico dei Canterini della Riviera Jonica “Melino Romolo”.

Il folklore come memoria storica

A spiegare le radici di questa collaborazione è il presidente del gruppo, Francesco Famà, che racconta come il folklore sia oggi un vero strumento culturale:“Il gruppo nasce nel 1965 dalla volontà di Melino Romolo, che lo ha guidato fino al 2015. Nella sua scia continuiamo a portare avanti questa tradizione da 60 anni, con lo scopo di divulgare il folklore in Italia e all’estero. Partiamo dalle scuole perché oggi il folklore non è più visto solo come balli e canti, ma come ricerca di cose che si vanno perdendo nel tempo e che noi dobbiamo custodire con molta passione. Stasera abbiamo portato il nostro sapere sui racconti della campagna e del mare”.

La metafora di Colapesce e l’educazione alla legalità

Il culmine dello spettacolo ha visto la reinterpretazione in chiave moderna della leggenda di Colapesce, un punto d’incontro perfetto tra la ricerca storica dei Canterini e l’intento educativo della scuola.

“Alla scuola secondaria di primo grado il taglio è stato ben preciso”, spiega la Dirigente Manola. “Colapesce è diventato una figura simbolica, una profonda metafora dei tanti eroi che si sono immolati con il sacrificio della propria vita per tutelare e salvaguardare la nostra terra. Il riferimento diretto va alle vittime di mafia, a figure come Falcone, Borsellino e Livatino”.

Un concetto ribadito con forza dallo stesso Francesco Famà: “Abbiamo immaginato come Colapesce abbia rischiato la vita per tenere in alto la colonna della Sicilia, proprio come chi è morto per la mafia. Persone che hanno dato la vita per dare lustro alla nostra terra e per cercare di combattere qualcosa che era più grosso di noi. È un insegnamento per i ragazzi, un invito a prodigarsi per le cose buone e belle, a farsi avanti sempre nel rispetto della legge.

Francesco Famà insieme alla Preside

Un profondo sentimento di gratitudine per un grande lavoro di squadra

Il trionfo della manifestazione è stato il risultato di una straordinaria rete comunitaria, che la preside Manola ha voluto omaggiare con parole di sincera gratitudine. Il primo pensiero è andato alla Fondazione Cirino La Rosa e alla sua responsabile, la dottoressa Rosanna Di Guardo, per aver aperto le porte della bellissima struttura di via Ciccio Manna, offrendo un auditorium e un palco ideali per proteggere il pubblico dalla calura estiva e valorizzare la performance dei ragazzi.

Un ruolo tecnicamente cruciale per la riuscita dello spettacolo è stato svolto dal professor Andrea Pennisi, referente del corso a indirizzo musicale. Il suo instancabile impegno ha permesso all’intera comunità scolastica di beneficiare delle attività musicali dell’istituto; inoltre, la sua stretta collaborazione logistica con il professor Daniele Bannò – che si è anche occupato di immortalare l’evento con le sue riprese – nel montaggio del service audio e dell’amplificazione ha garantito una resa acustica impeccabile.

Un plauso a Ilde Arito e Simone Micalizzi, “pazienti, competenti e trascinanti componenti del Gruppo Folcloristico dei Canterini della Riviera Jonica Melino Romolo di Roccalumera che hanno istruito i nostri alunni durante l’anno“.

La Dirigente ha poi rivolto un caloroso ringraziamento a tutti i docenti presenti che hanno guidato con passione le proprie classi, e alle dottoresse Rosita D’Orsi e Antonella Di Grazia, intervenute manifestando una vicinanza che va ben oltre la formalità istituzionale, stringendosi alla scuola in un affettuoso legame amicale. Ospite anche Pinuccia Sturiale, docente di lettere dell’Istituto Campanella Sturzo e carissima amica, intervenuta anche in veste di cugina del fondatore del gruppo folkloristico, insieme alla signora Graziella Romolo, sorella di Melino, e alla sua famiglia. Per la preside, la memoria di Melino Romolo resta vivida e pulsante: “Non è affatto un ricordo malinconico, Melino viene costantemente inneggiato ed è sempre con noi; ha sicuramente gioito dall’alto per questa splendida esibizione che porta avanti con orgoglio il suo nome, la sua fede e la sua passione”.

L’encomio finale ha abbracciato l’intero staff della scuola e le famiglie. Dallecollaboratrici della presidenza, Agata Grasso e Ina Brex, alla presidente del Consiglio d’Istituto Rosy Pitarà, fino ai collaboratori scolastici che hanno garantito il perfetto supporto logistico durante tutto il pomeriggio. Un ringraziamento speciale, infine, è andato ai genitori dei ragazzi, definiti dalla preside come veri e propri co-protagonisti: il loro prezioso contributo nell’allestimento delle scenografie e nella cura degli abiti tradizionali ha reso i giovani attori “splendidi come il sole”.

lo staff dei docenti
Rosy Pitarà, presidente del Consiglio di Istituto

Lo spettacolo si è chiuso così, tra gli applausi scroscianti e commossi di una comunità fiera di riscoprire il valore inestimabile del proprio patrimonio culturale e civile.


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