La proiezione, prevista per la sera dell'11 settembre 2026 alle ore 21:00, avrà luogo al cinema King di Catania, all'interno dello storico quartiere di San Berillo
Torna in auge il cinema a stampo siculo con la proiezione, prevista per la serata dell’11 settembre 2026, della pellicola “Lo Scuru“, il primo film gotico siciliano che si fa portavoce di un nuovo modo di raccontare la cultura del meridione, fedele al modo in cui siamo soliti osservarla e viverla.
La pellicola, uscita nel 2025 e diretta da Giuseppe William Lombardo, prende liberamente ispirazione dall’omonimo romanzo scritto dalla mano di Orazio Labbate ed edito a cura di Bompiani.
A fare da filo conduttore e intreccio per l’intero film, però, è anche la narrazione di una Sicilia mistica e a tratti sinistra, che fa da sfondo a figure altrettanto misteriose come le mavare o guaritrici. A contribuire poi all’inquietudine della pellicola vi è anche la scelta, sul fronte della fotografia, di optare per i toni del bianco e del nero capaci di restituire la storicità di un paesaggio come quello di Butera, terra d’origine del protagonista.
Le vicende narrate seguono, infatti, le gesta di Raz, interpretato da Fabrizio Falco, giovane talmente tormentato da incubi e visioni che si ritrova a dover fare ritorno al proprio paese d’origine per venire a patti con la natura del proprio malessere. Ad accompagnare quindi la spiritualità e la “medicina” tradizionale siciliana, composta da rituali e superstizioni, vi è anche il racconto del disagio mentale e psichiatrico, narrato all’interno della trama tramite lo “strumento” della schizofrenia.
Il protagonista è poi accompagnato anche da altri personaggi tipici della narrazione siciliana, come: la madre di Raz, anch’essa vittima di un male apparentemente collegato a quello del figlio ed interpretata da Simona Malato; Padre Manfredi, protagonista degli incubi del ragazzo e con il volto di Vincenzo Pirrotta; e Nitto, figura ambigua tra il protettivo e l’elusivo portato in scena da Fabrizio Ferracane.
La pellicola, a meno di un anno dalla sua pubblicazione, ha già incontrato le opinioni favorevoli della critica cinematografica, le quali hanno consentito la proiezione ad eventi come il Tertio Millennio Film Fest e l’Efebo 2025.
A parlarne è, fra i tanti, Federico Pontiggia, che su “Il Fatto Quotidiano” descrive come il film “s’ascrive al gotico meridionale sulla scorta dell’omonimo romanzo di Orazio Labbate, laddove Cormac McCarthy pare prendere a braccetto Gesualdo Bufalino“. A fare da eco poi, stavolta sulle pagine de “La Rivista del Cinematografo“, è anche Gianluca Arnone: “È il gotico il vero controcampo siciliano: dal romanzo di Labbate l’audace esordio del giovane (e siculo) Lombardo. Un circuito chiuso in bianco e nero, tra i fantasmi della mente e le ombre dell’isola“.