Le staffette partigiane, il ricordo della Resistenza antifascista fossilizzato tra le vie di Catania

Le staffette partigiane, il ricordo della Resistenza antifascista fossilizzato tra le vie di Catania

CATANIA – L’Italia torna, come del resto ogni 25 aprile, a celebrare la Festa della Liberazione, evento storico fondamentale per la storia del nostro Paese e punto cardine della lotta e della resistenza all’occupazione nazifascista. Una giornata che ci rammenta l’importanza di ricordare sempre chi ha dato la propria vita per la libertà, inserendo frammenti del passato all’interno di quella nostra quotidianità così ricca di storia eppure spesso surclassata dalla fretta di ogni giorno.

La Festa della Liberazione per le vie di Catania: la storia dietro il nome della pista “staffette partigiane”

Il ricordo della lotta partigiana prende forma e nome anche attraverso le stesse vie di Catania, nello specifico su quel lungomare quotidianamente attraversato da miriade di catanesi. Qui infatti, in prossimità di piazza Nettuno, si trova la pista ciclabile intitolata alle staffette partigiane, inaugurata il 2 giugno 2016. Ma chi sono le staffette partigiane?

Il termine viene usato per indicare quelle donne, molto spesso giovani, che pur non imbracciando le armi durante il periodo di occupazione fascista svolgevano un ruolo fondamentale nella liberazione del “bel paese”. A loro era infatti affidato l’incarico di trasmettere informazioni e trasportare documenti attraverso i territori occupati, esponendosi di fatto ad un serio rischio.





Tra i nomi a noi giunti di queste figure spicca sicuramente quello di Irma Bandiera, conosciuta con il nome di battaglia di “Mimma” e parte della VII brigata GAP Gianni Garibaldi di Bologna. Testimonianza della sua dedizione alla causa partigiana è sicuramente la settimana dal 7 al 14 agosto del 1944, periodo durante il quale subì violente torture con l’obiettivo, da parte delle milizie fasciste, di estorcere informazioni sulla Resistenza. Un tentativo tuttavia fallito, conclusosi poi con l’esecuzione della giovane partigiana al Meloncello di Bologna.

Ad accompagnare Irma, però, anche un altro nome: Carla Capponi, classe 1918 e partecipante all’attentato di via Rasella a Roma, uno degli episodi più celebri della Resistenza all’interno della capitale. Dopo la guerra ottenne l’elezione a deputata del Partito Comunista Italiano, ripresentandosi nel 1972 al collegio di Roma, dove ottenne il più alto numero delle preferenze di lista dopo Enrico Berlinguer. La sua testimonianza è a noi trasmessa grazie all’autobiografia “Con cuore di donna”, pubblicata nel 2000 e con l’obiettivo di narrare la storia partigiana tra vita personale e battaglie collettive