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15.06.2026

Trilogia di Copenaghen di Tove Ditlevsen

di Cinzia Di Mauro | 2 min di lettura

Almeno tre buoni motivi per cui vale la pena leggere Trilogia di Copenaghen (Infanzia, Gioventù, Dipendenza) di Tove Ditlevsen

Trilogia di Copenaghen di Tove Ditlevsen

Parto dalla non facile premessa che il genere autobiografico non mi ha mai convinto: se sei famoso, mi piace ciò che ti ha reso famoso non i tuoi retroscena, se non lo sei, preferisco lasciare il vissuto alla cronaca piuttosto che affidarlo alla letteratura. Detto ciò, cercherò di darvi almeno tre buoni motivi per cui vale la pena leggere Trilogia di Copenaghen (Infanzia, Gioventù, Dipendenza) di Tove Ditlevsen.

Il contenuto è significativo per conoscere la vita in Europa tra il 1927 e gli anni ’50 circa, ma da un punto di vista sociale, in quanto l’autrice non mostra alcun impegno politico (quindi adatto a tutti, anche ai perennemente indecisi). Si tratta di una scrittrice autodidatta venuta fuori quindi in modo spontaneo da una famiglia operaia del primo dopoguerra: la sua infanzia felice nell’apprendimento scolastico, nascondendo agli altri della sua stessa classe sociale lo sfarfallio che aveva dentro, persino al padre che amava la letteratura, ma non per le donne! La sua infelicità ha inizio con i quattordici anni in cui finisce la scuola dell’obbligo e deve lavorare, senza potersi più dedicare al sogno della scrittura, se non saltuariamente. Poi il successo, gli amori fallimentari e liberi, con l’incubo di aborti illegali. Infine, il tunnel della dipendenza da farmaci, il cui spettro è presentato in modo lucidissimo.

Lo stile, infine, è semplice e piano, non sciatto, ma senza particolarità: il che potrebbe essere un pregio, perché si legge con molta facilità.

Al mattino la speranza c’era. Si posava come un effimero bagliore sui capelli neri
e lisci di mia madre, che io non ho mai osato toccare, e si stendeva sulla mia
lingua insieme allo zucchero del semolino tiepido che mangiavo lentamente,
mentre osservavo le sue mani affusolate, ripiegate l’una sull’altra, immobili sul
giornale che parlava dell’influenza spagnola e del Trattato di Versailles. Mio
padre era andato al lavoro e mio fratello a scuola. Perciò mia madre era sola,
anche se c’ero io, e se restavo perfettamente immobile senza dire nulla, la quiete
distante del suo cuore misterioso poteva durare finché il mattino non fosse
invecchiato e lei non fosse dovuta uscire per fare la spesa in Istedgade come una
signora qualunque
“.

Buona lettura e buone riflessioni.

Cinzia Di Mauro, autrice catanese di Pangolino mon amour!, tragicomiche avventure del periodo covid, All Around, di una fantascienza orwelliana Finisterrae Delos Digital (miglior romanzo di fantascienza italiana – Trofeo Cassiopea 2026), di una trilogia di fantascienza Genius (finalista Urania e Delos) Ledizioni, di un noir umoristico La storia vera di un killer nano (segnalato al Premio Calvino, pubblicato a breve con Delos), di un thriller sull’alta finanza Paso doble, di I love Meteorite, romanzo grottesco su una famiglia e un mondo distopico.
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