Miriam Leone al Taormina Film Festival 2026
“Tornare in questi luoghi è sicuramente emozionante. Essere qui oggi con l’affetto del pubblico, portando una storia di ritorno, dopo essere partita con grandi sogni, è per me un’emozione molto forte“. Queste le parole con cui ha esordito Miriam Leone ieri pomeriggio al Palacongressi di Taormina, in occasione della 72esima edizione del Festival del Cinema.
“È un’emozione più forte – spiega – rispetto a quando sono andata in posti in cui mi sono invece sentita estranea/straniera. Mentre qua, tornare a casa ha sempre un calore diverso e forse anche un’aspettativa diversa da parte di chi aspetta“.
L’attrice ed ex modella siciliana, ci tiene a sottolineare molto il legame con le origini e la propria Terra, facendo anche dei riferimenti alla sua Acireale e alla cosiddetta “sicilitudine“, termine coniato da Leonardo Sciascia nel quale si evidenzia un vero e proprio fenomeno culturale riguardante la distanza dall’Isola.
Infatti, con “sicilitudine” s’intende quello stato d’animo e identitario della Sicilia, che “prende” soprattutto coloro che vanno via.
Come si suol dire in certi casi “apprezzi quello che avevi solo quando non ce l’hai più”. Ed è proprio quello che succede ai siciliani nel momento in cui partono, magari in cerca di fortuna o per inseguire i propri sogni, spinti da grandi progetti e ambizioni.
Una volta “fuori”, che sia all’estero o in un’altra zona d’Italia, s’incomincia a sentire la mancanza di molte cose, possibilmente anche di quelle che non si “tolleravano”.
A questo punto del dialogo Miriam Leone sceglie di fare un paragone semplice ma efficace. “Potrebbe sembrare banale, ma quando sono andata via, la lattuga comprata a Roma non sapeva di niente. Qui invece è diversa, già salata“. – Afferma ironicamente.
“Noi abbiamo delle cose talmente belle qui, che poi quando vai via, ti viene la “sicilitudine“, così la chiamava Sciascia, che è la nostalgia della Sicilia. Io ne soffro tantissimo“.
Successivamente, la conversazione si sposta sugli inizi e sui suoi primi approcci al mondo del cinema, che avvennero in maniera quasi del tutto casuale.
“Il mio primo incontro con il cinema è stato particolare. Quando girarono “La terra trema” ad Aci Trezza, e un cugino di mio padre era uno dei bambini, dei “monelli scalzi”. Una volta prendevano le comparse così, a giornata, e fece quest’esperienza nel cinema“.
“La raccontava spesso, quasi sempre, quindi noi guardavamo questo film e cercavamo quel mezzo fotogramma in cui c’era il cugino di mio padre, Ignazio detto “zuddu”, e mi sembrava famosissimo questo bambino che appariva per mezzo secondo, come se avesse fatto il cinema o qualcosa di straordinario“.
“Il cinema dalla mia città sembrava una cosa lontanissima. Per me era un sogno, ma lo tenevo chiuso in un cassetto, insieme ai merletti di mia nonna“.
“Questo è stato l’ingresso. Io leggevo libri del grande teatro, prima Pirandello e poi crescendo Camilleri, ma ho avuto anche altri maestri siciliani che mi hanno iniziato alla recitazione, alla declamazione e alla cultura“.
Nel corso della conferenza, ha poi accennato al suo marchio di prodotti viso. Una linea skincare ispirata alla Sicilia, che prende proprio il nome di “Lávika“.
“Lavorare come imprenditrice sulla nascita di quest’idea, è stato un modo per riallacciarmi alla mia Terra, anche perché molti ingredienti provengono proprio dalla Sicilia“.
Ingredienti naturali, materiali sostenibili e pieno rispetto dell’ambiente e delle persone. Questo ciò che caratterizza i prodotti, alcuni dei quali portano anche termini tipici del dialetto siciliano.
Qui Miriam Leone prende ad esempio una delle creme mani, disponibile in due diverse tipologie, all’interno della gamma di “Lávika“, spiegando che l’idea di chiamarla “Accussì“, deriva proprio da un modo di dire della nonna Angelina.
Successivamente, parlando sempre di radici, spazia da un riferimento all’altro. “Uno dei profumi della natura siciliana che mi piace di più – sottolinea – è proprio quello del gelsomino notturno nelle sere d’estate“.
Oppure, spiegando la propria nostalgia per la Sicilia, trovandosi ogni volta costretta a dover ripartire, afferma che “viaggiando molto per lavoro, la mia vista preferita dal finestrino dell’aereo è quella dell’Etna, quando non la vedo penso “va bene, anche stavolta si torna a casa la prossima volta”. Ma amo anche il mare, circondato da miti e leggende“.
In seguito, ha parlato del recente film diretto dal regista Gabriele Muccino, del quale è protagonista insieme a Stefano Accorsi, dal titolo “Le cose non dette“, uscito nelle sale cinematografiche lo scorso gennaio, definendolo “forte, d’impatto e un po’ ansiogeno, ma che porta sul grande schermo un’importante tematica“.
In ultimo, ha svelato qualche dettaglio sulle nuove produzioni alle quali prenderà parte, dichiarando che ricoprirà il ruolo di “un personaggio molto tosto“.