TRECASTAGNI – Una notte da incubo, quella trascorsa nella guardia medica di Trecastagni, in provincia di Catania, dalla dottoressa Serafina Strano, che venne sequestrata e violentata nella notte tra il 18 e il 19 ottobre scorso.
La dottoressa, di 52 anni, chiede ancora giustizia sebbene, qualche giorno fa, il suo stupratore sia stato condannato a seguito del processo. Non si placa l’ira della donna, che vuole ancora di più: secondo quest’ultima, in un’intervista rilasciata al Corriere.it, la giustizia non avrebbe fatto il suo completo corso, visto che a pagare devono essere anche «coloro che non mi hanno garantito sicurezza».
Nel dettaglio, la dottoressa Strano critica il totale abbandono nei suoi confronti da parte delle istituzioni, in particolar modo dell’Azienda Sanitaria Provinciale che l’avrebbe lasciata priva di ogni difesa quando l’aggressore l’ha violentata. Sarebbero già partiti esposti e denunce di vario genere.
Critica anche ai colleghi di lavoro, che l’avrebbero lasciata sola anche al momento del processo: «Sono spariti tutti» ha dichiarato. Un’altra mossa non apprezzata da parte della 52enne è stata la mancata costituzione di parte civile al processo da parte dell’Ordine dei Medici di Catania. «È tutto ridicolo – ha aggiunto la Strano -, molti che fanno le guardie mediche si sono dileguati per paura di perdere il posto di lavoro».
Non manca, inoltre, il rammarico da parte della vittima di violenza di come la sua famiglia abbia scoperto quanto accaduto tramite un post su Facebook che fece scaturire i commenti più coloriti. Noto è anche l’intervento della dottoressa in Parlamento, sinonimo di forza e non di vergogna, «non ho mai avuto remore a mostrarmi pubblicamente. La vergogna iniziale l’ho già superata».



