Povertà, dispersione scolastica e giovani Neet: allarme nelle città siciliane
Sono oltre 24mila i minori che vivono nelle aree più fragili di Palermo, Catania e Messina, territori segnati da forti criticità sociali, povertà educativa e disagio economico. È quanto emerge dalla ricerca “I luoghi che contano” pubblicata da Save the Children alla vigilia di IMPOSSIBILE 2026, la biennale dell’infanzia in programma il 21 maggio a Roma.
L’organizzazione lancia un appello al Governo e alle istituzioni chiedendo interventi strutturali e risorse adeguate per contrastare le disuguaglianze, a partire da una legge che istituisca spazi socio-educativi permanenti nelle aree più vulnerabili del Paese.
Secondo il report, a Palermo vivono in aree di disagio socioeconomico urbano 14.302 minori, pari al 13,2% dei residenti tra 0 e 17 anni. A Catania il dato riguarda 6.887 minori (13,5%) mentre a Messina sono 2.905 (8,8%).
Le aree considerate fragili sono state individuate da Istat: 14 a Palermo, 7 a Catania e 3 a Messina.
Particolarmente allarmanti i dati sulla povertà relativa delle famiglie che abitano in queste zone:
Numeri che fotografano una situazione di forte vulnerabilità sociale ed economica, con migliaia di nuclei familiari che vivono in condizioni di difficoltà permanente.
Il report evidenzia inoltre livelli molto elevati di dispersione scolastica e insuccesso formativo.
Nelle aree fragili:
Anche il rischio di dispersione implicita — studenti che completano il percorso scolastico senza acquisire competenze adeguate — resta molto alto:
Preoccupante anche il fenomeno dei giovani che non studiano e non lavorano.
Nelle zone più fragili:
Percentuali nettamente superiori rispetto alle medie comunali, che si fermano al 32,2% a Palermo, 34,8% a Catania e 28% a Messina.
La ricerca analizza anche l’accesso alle mense scolastiche nelle scuole primarie.
Nelle aree vulnerabili:
Dati che, secondo Save the Children, confermano la necessità di rafforzare i servizi educativi e sociali nei quartieri più difficili, per garantire pari opportunità ai minori e contrastare il rischio di esclusione sociale.