Cerca nel sito

25.02.2018

Pesca in crisi e azioni intimidatorie mafiose contro i pescatori: “Serve Piano regionale”

di Redazione
Pesca in crisi e azioni intimidatorie mafiose contro i pescatori: “Serve Piano regionale”

CATANIA – Un comparto economico di cui si parla poco, quello della pesca, profondamente in crisi, che coinvolge in Sicilia 30mila famiglie. Dal 2000 a oggi i pescherecci siciliani si sono ridotti da circa 4500 a poco più di 2500. Delle 22 barche industriali per la pesca e il trattamento del tonno rosso ne sono rimaste appena 3, ed una è in crisi.

Lo denuncia la Federazione del Sociale USB Catania che aggiunge: “Nell’intera filiera ittica siciliana , attualmente, i lavoratori sono circa 30mila, 10mila di questi sono pescatori. In 10 anni,  si sono persi circa 18 mila posti di lavoro e il pescato si è ridotto del 40 per cento, mentre sono aumentate le importazioni del pesce lavorato dalle circa 350 aziende di trasformazione e commercializzazione, che hanno un fatturato  di circa 500 milioni di euro”.

In questo quadro, in Sicilia ci sono 121 porti di sbarco e una marineria fatta di micro realtà che, purtroppo “non riesce a dar vita alle cooperative, figuriamoci ad un consorzio di cooperative. La crisi del comparto pesca – continua la Federazione – è alimentata principalmente dalle decisioni imposte dall’UE, che ha assunto nei confronti della pesca  risoluzioni che possiamo definire discriminatorie. Infatti, all’interno dell’UE emerge chiaramente  la difformità di applicazione delle stesse norme  in tema di politiche, alias sanzioni , per e sulla pesca. Ciò ha prodotto una situazione di disparità di trattamento tra i  comparti della pesca fra gli Stati membri dell’UE, con  gravi ricadute negative, in termini di pescato e, quindi, di posti di lavoro, per i comparti del sud Europa”.

Per i lavoratori del settore, e per quelli siciliani in modo particolare, questi sono tempi duri che stanno segnando la continua perdita di posti di lavoro, ma anche la scomparsa di tradizioni, di intere comunità e di abitudini alimentari.

Da segnalare, secondo la Federazione, anche la presenza del caporalato del mare che “sfrutta manodopera in nero e a basso costo, con l’utilizzo anche di piccole barche. Il caporalato è mafia, ed ecco che in poco tempo abbiamo registrato nella riviera catanese azioni intimidatorie nei confronti di singoli pescatori con barche date alle fiamme o bucate. Sono tempi duri, dove il pesce più consumato in Sicilia è il bastoncino di merluzzo panato e surgelato”, come fa sapere il Centro di ricerca sulla pesca di Palermo.

La Federazione del Sociale USB Catania ha chiesto, quindi, la realizzazione di un Piano regionale per la pesca che tenga in considerazione le esigenze delle comunità marinare locali e le risorse economiche e culturali per tutto il territorio.

02:19