Le mani del clan Cappello sui quartieri di Catania: contanti, armi da guerra e droga – I DETTAGLI dell’OPERAZIONE MINECRAFT

Le mani del clan Cappello sui quartieri di Catania: contanti, armi da guerra e droga – I DETTAGLI dell’OPERAZIONE MINECRAFT

CATANIA – Duro colpo al clan mafioso Cappello-Bonaccorsi: arrestati in 15 durante l’operazione Minecraft. Questi i dettagli dell’intervento delle forze dell’ordine.

Il provvedimento è scaturito dall’esecuzione di decreti di fermi emessi dalla Procura distrettuale di Catania in data 28 gennaio 2021 a seguito dell’intervento operato dalla Squadra Mobile di Catania e dal Servizio Centrale Operativo di Roma che, in esito ad ampie attività di perquisizione locale, ha consentito il rinvenimento di numerose armi da fuoco come di seguito meglio specificato. In tale contesto, si è proceduto all’arresto in flagranza di reato degli indagati Giuseppe Distefano, Francesco Cavallaro e Giuseppe Francesco La Rocca e al fermo di tutti gli altri indagati, ad eccezione di Giuseppe Paolo Rapisarda, Giusi e Domenico Alessandro Messina nei confronti dei quali l’Ufficio ha avanzato contestualmente richiesta di applicazione di misura coercitiva.


La riorganizzazione del clan Cappello-Carateddi

Le complesse indagini condotte dalla Squadra Mobile di Catania e dal Servizio Centrale Operativo, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che erano state avviate a seguito della scarcerazione di Massimiliano Cappellofratello dello storico leader Turi Cappello – avvenuta il 16 giugno 2019, erano finalizzate a monitorare la riorganizzazione del clan Cappello-Carateddi, duramente colpito dai numerosi provvedimenti giudiziari succedutisi senza soluzione di continuità negli ultimi anni.

Le investigazioni condotte nei confronti di Massimiliano Cappello hanno permesso di individuare uno dei più fedeli collaboratori di quest’ultimo in Emilio Gangemi che, nel periodo coperto dalle indagini, ha rivestito il ruolo di factotum del predetto Cappello, essendo questi limitato negli spostamenti per via della sottoposizione alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza.

Il monitoraggio dei due ha permesso di far emergere l’impegno dell’indagato Massimiliano Cappello nel riprendere in mano le fila del clan, tanto da organizzare nella sua abitazione, dove era stato avviato un monitoraggio a mezzo di videoriprese, incontri con esponenti storici dell’organizzazione in parola, talora fissati in abitazioni di terzi soggetti estranei al clan ma a disposizione degli indagati, al fine di scongiurare eventuali controlli da parte delle Forze dell’Ordine. Inoltre è emerso che Massimiliano Cappello, unitamente a Gangemi, gestiva una piazza di spaccio sita nel popolare quartiere di San Giovanni Galermo, fattivamente collaborato sul posto da Giuseppe Paolo Rapisarda, inteso “Paolo cupittiuni”, che sovrintendeva alle attività illecite di offerta in vendita e spaccio di sostanze stupefacenti.

La suddivisione in squadre nei quartieri di Catania

Il clan Cappello è da sempre stato caratterizzato dalla suddivisione in squadre operanti nei diversi quartieri cittadini. Ciò è stato ulteriormente riscontrato nel corso della presente indagine che ha consentito di individuare, oltre alla squadra facente capo a Cappello, anche la frangia riconducibile al citato Salvuccio Jr Lombardo, figlio di Salvatore Lombardo inteso “u ciuraru”, cugino di Turi Cappello.

È stato accertato che Salvuccio Jr Lombardo, nonostante la giovane età, era a capo della squadra più pericolosa della consorteria mafiosa, in quanto dotata di una notevole disponibilità di armi, la quale aveva la sua base operativa nei villaggi balneari di Campo di Mare e Ippocampo di Mare, siti nel parco dell’Oasi del Simeto all’estrema periferia sud di Catania.

 

 

I due villaggi costruiti a ridosso del mare e quindi già di per sé difficilmente accessibili erano stati non solo colonizzati dagli indagati, ma trasformati in veri e propri fortini presidiati da impianti di video sorveglianza e da vedette al fine di prevenire qualsivoglia intrusione da parte di Forze di polizia o comunque da soggetti non autorizzati. A tal proposito, temendo di essere destinatari di misure cautelari, i sodali non solo trascorrevano le notti aggirandosi in prossimità degli uffici di polizia, per monitorare l’eventuale uscita di mezzi che potessero lasciar presagire l’esecuzione di provvedimenti di cattura, ma avevano anche pianificato (dotandosi a tal fine di idonei strumenti tecnici) l’installazione di telecamere in corrispondenza di punti di interesse, tra i quali anche la sede della Squadra Mobile di Catania.

 

 

Lombardo era attivamente coadiuvato da Sebastiano Cavallaro, al quale il G.I.P. ha riconosciuto il ruolo di organizzatore, preposto alla gestione degli affari riconducibili illeciti del gruppo di Salvuccio Jr Lombardo, tra i quali, principalmente, il traffico di un particolare tipo di sostanza stupefacente denominata, in gergo, “amnesia” proprio in relazione agli effetti prodotti sul fisico di chi la assume. I due sodali potevano altresì contare sulla stabile partecipazione all’organizzazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti di Francesco Cavallaro, Giuseppe Francesco La Rocca, Giuseppe Spartano, Giuseppe Distefano e Renzo Cristaudo. Nei confronti degli ultimi due il G.I.P. ha ritenuto la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza anche del delitto di associazione di stampo mafioso.

Nel corso delle indagini, a riscontro delle attività tecniche, il 20 novembre 2020, sono stati sequestrati 2,130 chili della citata sostanza stupefacente e tratti in arresto, in territorio della provincia di Messina, due corrieri che trasportavano la droga che era stata commissionata da Giusi Messina e dal figlio Domenico Alessandro Messina (quest’ultimo già all’epoca dei fatti sottoposto al regime degli arresti domiciliari nel comune di Milazzo). L’ordinanza emessa nei confronti dei due Messina è stata loro notificata nel domicilio a Milazzo.

Presso l’abitazione di Francesco Cavallaro, inoltre, in occasione dell’intervento della Squadra Mobile di Catania e del Servizio Centrale Operativo del 28 gennaio 2021 sono stati rinvenuti e sequestrati 22 chili circa di marijuana, strumenti per la pesatura e materiale atto al confezionamento. La perquisizione compiuta presso l’abitazione dell’indagato Giuseppe Francesco La Rocca e presso l’attigua dimora confinante (legata a quella dall’indagato da un filo elettrico che attingeva all’impianto elettrico dell’indagato) ha consentito di rinvenire una vera e proprio serra adibita alla coltivazione della marijuana, nella quale si trovavano 73 piantine e tutta l’apparecchiatura necessaria alla cura ed alla crescita delle stesse piante.

Il traffico illecito gestito dal clan era certamente molto redditizio così come dimostrato dal sequestro della somma di 188mila euro in banconote contanti.

L’aspetto più interessante dal punto di vista criminale che denota l’elevatissimo grado di pericolosità del gruppo investigato è certamente quello relativo alla disponibilità di una vera e propria santabarbara ed alla abitudine degli indagati a girare armati. Come dimostrato in corso di indagine la custodia e la manutenzione dell’arsenale erano affidate a Giuseppe Distefano e a CosteI Suru, alias “Mariu u rumenu”, persone di estrema fiducia ed abili nel maneggio delle armi.

Ed è proprio presso l’abitazione di Giuseppe Distefano che sono stati sequestrati 4 giubbotti antiproiettile e le seguenti armi con relativo munizionamento:

  • una pistola mitragliatrice 9×19 marca Luger, priva di segni identificativi, corredata da un caricatore privo di munizionamento con silenziatore;
  • una pistola mitragliatrice calibro 7,65 marca Skorpion calibro 7.65 Browing, corredata da un caricatore privo di munizionamento;
  • un fucile mitragliatore calibro 9 marca Sterling modello MK5, corredata da n°2 caricatori a banana ed un silenziatore avvitato alla canna;
  • una pistola semi automatica modello 70 marca Beretta, calibro 7.65, con matricola abrasa, corredata da un caricatore privo di munizionamento;
  • una pistola semi automatica marca COLT mod Government, calibro 380, corredata da un caricatore priva di munizionamento;
  • una pistola semiautomatica Beretta modello 71 calibro 22 LR, corredata da un caricatore privo di munizionamento;
  • un fucile Beretta modello AR70 Sport, calibro 222R. corredato da un gruppo ottico e n° 2 caricatori;
  • un fucile d’assalto tipo Kalashnikov, calibro 7.62 x 39, corredato da un caricatore privo di munizionamento, una busta in plastica trasparente contenente varie cartucce;
  • un fucile d’assalto modello Kalashnikov, calibro 762 x 39 corredato da n° 04 caricatori privi di munizionamento;
  • un fucile d’assalto tipo Kalashnikov, calibro 7.62×39 corredato da caricatore privo di munizionamento ed un sacchetto in plastica contenente n° 51cartucce calibro 762×39.

Nell’abitazione di Sebastiano Cavallaro venivano rinvenute e sequestrate:

  • una pistola semi automatica marca Glock mod.20 cal.40sv, matricola parzialmente abrasa completa di caricatore contenente nr.10 cartucce dello stesso calibro;
  • una pistola semiautomatica marca Beretta mod.92 S cal. 9×19, con canna filettata, matricola obliterata;
  • una scatola in cartone per munizioni marca Browing Coult con all’interno nr.38 cartucce marca Geco cal.380 a.c.p. ed inoltre nr.1 cartuccia cal.9×19 marca Luger.