Case di cura e riabilitazione, fase di passaggio importante per la guarigione degli anziani

Case di cura e riabilitazione, fase di passaggio importante per la guarigione degli anziani

CATANIA – Case di cura: una risorsa del nostro sistema sanitario che spesso è al centro dell’attenzione, soprattutto in termini di riabilitazione fisica, ricoveri, più o meno lunghi, e anche assistenza agli anziani.

Il ricovero in casa di cura costituisce il più delle volte la fase intermedia tra la degenza in ospedale e il ritorno tra le mura domestiche o l’arrivo in casa di riposo, di cui abbiamo già parlato due settimane fa. Una fase di passaggio che spesso nasconde non poche insidie per chi si trova a gestirla, il più delle volte i figli, che devono fare in modo di non incappare nell’errore madornale di lasciarli soli gli anziani.

Questo argomento è caratterizzato da almeno tre aspetti fondamentali. Il primo è il numero dei posti letto disponibili all’interno del territorio, e in questo senso i dati parlano chiaro, con una quantità più che idonea, che colma molto bene il gap causato dal corposo invecchiamento della popolazione, con un’età media sempre più alta a causa della crisi economica. Il secondo è la specializzazione medica e chirurgica di una determinata struttura, che fornisce al cittadino una scelta più precisa e che va di pari passo con l’importanza dell’evento acuto del momento. Il terzo, infine, è la collaborazione che c’è tra le strutture e le Asp, in merito prima di tutto ai continui controlli riguardanti il rispetto delle norme igieniche, strutturali, degli impianti e del personale, e poi alle opportunità che vengono date al paziente, come vedremo dopo, in caso di persistenza del problema.

A questo proposito abbiamo sentito il dottor Salvatore D’Amico, direttore sanitario di una casa di cura di Catania, che ci ha fornito una panoramica molto ampia e che ci ha mostrato, in merito soprattutto alle opportunità, dei particolari molto interessanti. “Partiamo dal fatto – spiega – che la presa in carico del paziente da parte di una struttura ospedaliera o da parte di una casa di cura convenzionata con il sistema sanitario nazionale è da sempre a carico della struttura e non del medico di famiglia. I vari percorsi di assistenza all’anziano stabiliti dalla normativa italiana e regionale prevedono, una volta dimesso il paziente da un reparto per acuti, e non ancora autosufficiente per poter andare al proprio domicilio, la possibilità di poter proseguire l’iter terapeutico medico, assistenziale e riabilitativo, in reparti di riabilitazione, reparti di lungodegenza, Rsa, Residenza sanitaria assistita, con assistenza medica e infermieristica nella fascia oraria dalle 8 alle 20 e reperibilità del medico nelle altre ore, e Adi, Assistenza domiciliare integrata, che si attiva dopo una valutazione a domicilio fatta dai medici dell’Asp e dal medico di famiglia”.





Uguale importanza riveste la riabilitazione dopo l’evento acuto. “I reparti di riabilitazione – conclude il dottor D’Amico – sono intesi come riabilitazione post-acutia, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita attraverso il recupero del miglior livello fisico, cognitivo, psicologico, funzionale e delle relazioni sociali nell’ambito dei bisogni e delle aspirazioni dell’individuo e della sua famiglia. La riabilitazione è suddivisa in ortopedica, neurologica, cardiologica, respiratoria e psichiatrica. La lungodegenza e le Rsa prevedono la presa in carico dei pazienti non autosufficienti affetti da grave disabilità richiedenti un alto livello di supporto assistenziale e infermieristico e con un intervento riabilitativo a bassa complessità e intensità, detto anche estensivo”.

Il segretario regionale del Cimo Sindacato Medici Italiani, Riccardo Spampinato, puntualizza come in questo periodo non si riscontrino affatto problemi di sovraffollamento, in quanto “il numero di posti letto è stabilito dalla legge e le strutture convenzionate fanno parte a tutti gli effetti della rete ospedaliera. Di tutto questo, così come anche dell’organizzazione sanitaria e dei parametri strutturali, si occupa l’assessore regionale. Aggiungo anche che le case di cura non hanno l’emergenza perché costa molto. I costi per il pubblico sono molto più elevati e la finalità per le case di cura convenzionate è il guadagno”.

Riguardo ai controlli e ai budget economici, una risposta molto valida arriva dal direttore generale dell’Asp di Catania Giuseppe Giammanco, che afferma come ci siano ampi margini di miglioramento, malgrado i passi avanti fatti negli ultimi anni. “Le case di cura sono accreditate al Sistema Sanitario Regionale con provvedimento regionale – dichiara il dott. Giammanco – e in seguito vengono “contrattualizzate” con le Asp territoriali di competenza. Nei contratti vengono indicati i budget assegnati a ciascuna struttura per i ricoveri di acuti, riabilitazione e lungodegenza a carico del Sistema Sanitario Regionale. I controlli vengono effettuati regolarmente con cadenza annuale da una commissione multidisciplinare che verifica il mantenimento dei requisiti previsti dalla normativa. Si effettuano inoltre verifiche sull’attività di ricovero da parte dei Nuclei operativi di controllo aziendali che valutano le cartelle cliniche che l’assessorato della Salute trasmette con elenchi trimestrali. Le problematiche che si riscontrano più spesso sono di tipo documentale, per esempio la carenza nella documentazione sanitaria, di codifica delle Sdo, Schede di dimissione ospedaliera, e organizzativo. Si precisa che si è verificato un notevole miglioramento sul numero di contestazioni effettuate con un decremento pari a quasi il 90% negli ultimi 5 anni”.

Infine, riguardo al passaggio del paziente dalla casa di cura alla casa di riposo le condizioni del paziente, che non si fermano solo alla guarigione dall’evento acuto, sono sempre al primo posto. “Il paziente dimesso – conclude il dott. Giammanco -, a richiesta dello stesso o dei familiari o del medico di famiglia, può essere inserito nelle residenze sanitarie assistite, dopo una valutazione di appropriatezza da parte dell’Unità di Valutazione Multidisciplinare, che verifica le condizioni del paziente. I pazienti che necessitano di continuità delle cure vengono inviati ai reparti di lungodegenza presenti sia nei Presidi ospedalieri aziendali sia nelle case di cura accreditate”.