Risse, incendi, aggressioni, sovraffollamento ed evasioni. L’associazione chiede un tavolo tecnico permanente: "Sicurezza e dignità devono procedere insieme"
Risse tra detenuti, aggressioni agli agenti della Polizia Penitenziaria, incendi, sovraffollamento e carenze di organico, fino alla recente evasione di un detenuto appartenente al circuito di Alta Sicurezza dal carcere di Augusta. Per il Codacons, la situazione degli istituti penitenziari siciliani non può più essere affrontata come una successione di emergenze isolate.
L’associazione chiede una risposta strutturale e coordinata, sollecitando l’istituzione di un tavolo tecnico permanente sulle carceri siciliane e la predisposizione di un piano straordinario per il personale e la sicurezza.
“Non possiamo continuare a intervenire soltanto dopo una rissa, una rivolta, un incendio o un’evasione – afferma Francesco Tanasi, giurista e segretario nazionale del Codacons –. Sicurezza, sovraffollamento, carenza di personale, condizioni delle strutture e assistenza sanitaria devono essere affrontati insieme”.
A riaccendere i riflettori sulla situazione è stato anche quanto accaduto nella Casa circondariale di Cavadonna, a Siracusa, dove una violenta rissa nel Blocco 20 ha coinvolto gruppi di detenuti italiani e stranieri, provocando diversi feriti.
“L’episodio di Cavadonna non arriva dal nulla – sottolinea l’avvocato Bruno Messina, vicepresidente regionale del Codacons –. Nei giorni precedenti si erano già registrate forti tensioni, aggressioni e situazioni che avevano richiesto interventi straordinari. È un segnale che non può essere sottovalutato”.
I numeri riportati dal Codacons descrivono una situazione particolarmente complessa. Secondo i dati del Ministero della Giustizia aggiornati al 24 agosto, Cavadonna ospita 720 detenuti a fronte di 545 posti regolamentari: circa 175 persone oltre la capienza prevista.
Sul fronte del personale, gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria sarebbero 266 rispetto ai 310 previsti, con una carenza quindi di 44 agenti.
A pochi chilometri di distanza si è verificato un altro grave episodio. Dal carcere di Augusta è riuscito a evadere un detenuto appartenente al circuito di Alta Sicurezza. Le ricerche sono in corso e gli investigatori stanno ricostruendo le modalità della fuga.
Anche qui il Codacons richiama i dati ministeriali: al 22 agosto nell’istituto risultavano 475 detenuti a fronte di 364 posti regolamentari, con 97 posti indicati come non disponibili.
“Spetterà all’Autorità giudiziaria e all’Amministrazione Penitenziaria accertare quanto accaduto e verificare eventuali responsabilità – precisa Messina –. Ma un episodio di questa gravità impone comunque una riflessione sulle condizioni nelle quali il personale è chiamato ogni giorno a garantire controllo e sicurezza”.
Nei giorni scorsi anche l’Istituto penale minorile Malaspina di Palermo è stato interessato da un incendio che ha richiesto l’intervento dei soccorsi e ha coinvolto detenuti e personale penitenziario.
Tre realtà differenti – Siracusa, Augusta e Palermo – che, secondo il Codacons, restituiscono però un problema più ampio.
“Questi episodi dimostrano che non possiamo limitarci a intervenire quando esplode un’emergenza – evidenzia Tanasi –. Serve una strategia regionale e un coordinamento stabile tra le amministrazioni coinvolte“.
Il problema del sovraffollamento assume infatti una dimensione regionale. Secondo i dati del Ministero della Giustizia riferiti al 31 maggio 2026, nelle carceri siciliane erano presenti 7.147 detenuti a fronte di 6.439 posti regolamentari, con una differenza di oltre 700 presenze.
Da qui la richiesta rivolta al Ministero della Giustizia, al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, al Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, alla Regione Siciliana e alle Prefetture interessate di istituire un tavolo tecnico permanente.
Al confronto, secondo la proposta, dovrebbero partecipare anche direzioni degli istituti, Polizia Penitenziaria, Magistratura di Sorveglianza, aziende sanitarie e Garanti dei detenuti.
Il Codacons chiede inoltre un piano straordinario per il personale, con il rafforzamento prioritario degli organici negli istituti maggiormente in difficoltà, insieme alla verifica dei sistemi di sorveglianza e delle procedure di sicurezza, con particolare attenzione ai circuiti di Alta Sicurezza.
Ma, precisa l’associazione, la risposta non può limitarsi all’aspetto repressivo.
“Non chiediamo l’ennesimo tavolo nel quale limitarsi a descrivere problemi già conosciuti. Servono obiettivi e tempi precisi, ma la risposta non può essere soltanto repressiva – conclude Tanasi –. Un carcere più sicuro deve garantire condizioni di lavoro adeguate agli operatori e condizioni dignitose ai detenuti. Assistenza sanitaria e psicologica, lavoro, formazione e reinserimento devono far parte della stessa strategia. Sicurezza e dignità devono procedere insieme“.