Operazione San Giuseppe: scattano due divieti di avvicinamento dopo circonvenzione d’incapace

Operazione San Giuseppe: scattano due divieti di avvicinamento dopo circonvenzione d’incapace

GELA – La Procura della Repubblica di Gela, nel Nisseno, ha ottenuto dal giudice per le indagini preliminari due ordinanze di misura del divieto di avvicinamento per il reato di circonvenzione di incapaci continuato, aggravato e in concorso, e la misura cautelare reale del sequestro preventivo di ingenti somme.

Queste ultime sono ritenute guadagno dell’illecita attività ai danni di una delle vittime della circonvenzione di incapaci ordita da due indagati. Ieri sera i carabinieri di Gela, che hanno condotto le indagini, hanno dato esecuzione al provvedimento cautelare.

L’attività di indagine è stata effettuata subito dopo le esecuzioni cautelari dell’operazione San Giuseppe, nella quale è stata accertata, allo stato, l’esistenza di un’associazione per delinquere costituita da Emanuele Murana, Elena Ciubotaru e Vasile Daniel Ciubotaru, dedita alla circonvenzione di incapaci e allo sfruttamento e induzione alla prostituzione.





Grazie al coraggio di una delle anziane vittime si è giunti all’esecuzione delle misure cautelari del divieto di avvicinamento odierne nei confronti di due familiari della stessa. S.A. e il figlio C.R. infatti, approfittando della vicinanza del focolare domestico, si erano sostituiti agli iniziali indagati, condizionando le scelte dell’anziana vittima che trascorreva buona parte delle sue giornate in piena solitudine.

Le indagini hanno permesso di mettere in risalto il disegno criminoso, protrattosi nel tempo dei due indagati, i quali, sfruttando lo stato di limite psichico e di analfabetismo della vittima, lo avevano indotto a compiere prelevamenti e operazioni finanziare, riversando le somme su conti correnti intestati ai malfattori.

L’attività investigativa compiuta tramite meticolosi accertamenti e riscontri bancari, volti a ricostruire il flusso del denaro sottratto all’anziano, hanno permesso di ritrovare e recuperare, ponendoli sotto sequestro preventivo, la somma di 74.845,72 euro, giacente sui conti degli indagati e ritenuta guadagno del reato.